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| Mercoled 16 Giugno 2010 |
Triestina – Padova 0-3: arrivederci amore ciao
Ci sono partite che non si vorrebbe mai raccontare. Ci sono momenti che non si vorrebbe mai vivere. La Triestina è retrocessa dopo otto anni di permanenza in serie B e l’ ha fatto nel peggiore modo possibile: 3-0 senza appello inflittole da un Padova che ha pienamente meritato la salvezza. È stata una disfatta su tutta la linea per gli alabardati, che già dopo due minuti sono stati azzannati alla gola da un Padova sceso in campo con gli occhi iniettati di sangue. Le discutibili scelte di Arrigoni, che aveva riproposto lo schieramento dell’ andata, hanno fatto sì che la squadra si sciogliesse come neve al sole dopo lo svantaggio e risultasse incapace di recuperare nonostante gli affannosi correttivi apportati in corsa. Godeas nel primo tempo e Siligardi nella ripresa hanno provato a ristabilire la parità che avrebbe consentito alla Triestina di salvarsi, ma Agliardi ha sempre chiuso la saracinesca. Il Padova dal canto suo è stato davvero “troppo” per poterlo contenere e non ha mai smesso di spingere, sospinto dai 2700 sostenitori giunti dalla città del Santo. Così, appena ha potuto ha affondato i colpi che hanno ucciso la partita, il campionato e i sogni alabardati.
LA PARTITA – La gara in sé è stata un incubo dal primo all’ ultimo minuto per i 12000 tifosi della Triestina accorsi al Rocco. Pronti via, il Padova scatta come una molla caricata da otto giorni e trova subito il gol. Sugli sviluppi di un corner Vantaggiato raccoglie il pallone al limite dell’ area, ha tutto il tempo per aggiustarselo e lasciar partire un tiro che si insacca alla sinistra di Calderoni. Cala il gelo su Trieste, mentre la curva Trevisan occupata dai tifosi patavini esulta sfrenatamente. Tutti i piani di Arrigoni, che aveva impostato la partita per difendere lo 0-0, crollano come un castello di carte. In avanti Godeas rappresenta l’ ultimo baluardo a cui appigliarsi, ma l’ ariete di Medea non è più lo stesso gigante che cinque anni fa ci salvò dall’ inferno della serie C nello spareggio con il Vicenza. La mira difetta all’ 8’, quando una sua girata va fuori di poco, mentre due minuti più tardi è uno strepitoso Agliardi a opporsi a un’ incornata da centro area. Ma il Padova non si intimorisce davanti alla reazione dei padroni di casa, anzi reagisce da par suo, ancora con Vantaggiato. Il numero nove padovano prima impegna Calderoni a una deviazione in corner con un missile terra aria da 30 metri, poi ci riprova trovando ancora una volta il portiere alabardato sulla sua strada, sulla cui goffa respinta Di Nardo viene fermato in modo dubbio da Colombo. Arrigoni perde Princivalli per infortunio e butta nella mischia Siligardi, e sostituisce Pani – quasi una dichiarazione di fallimento – con Gorgone. Dall’ altra parte Sabatini sostituisce Renzetti con Trevisan. A metà tempo il Padova avrebbe l’ ennesima occasione per raddoppiare, sempre con Vantaggiato, ma Calderoni compie un intervento provvidenziale.
All’ intervallo lo scoramento è tanto, e si capisce che non sta girando nulla per il verso giusto. L’ incubo pesa come un macigno sulle teste di un pubblico che ha sofferto, tanto, troppo in questi anni e vede il baratro sotto i suoi piedi.
Ci si aspetta un lampo d’ orgoglio, un cedimento da parte dei biancoscudati, invece la ripresa porta con sé l’ epilogo più amaro. Dopo una conclusione di Siligardi che si spegne in curva, Gorgone alza bandiera bianca in seguito a un contrasto. Entra Della Rocca, ma è notte fonda. Godeas spizzica di testa, ma non c’è niente da fare. Al 67’ Cuffa si inventa un tunnel ai danni di Cottafava e a tu per tu con Calderoni lo trafigge impietosamente. Padova in paradiso, Triestina nel dramma. Il pubblico comincia a sfollare e il solo Siligardi sembra crederci. Le sue due conclusioni dalla distanza, però vengono respinte da un grande Agliardi. Si aprono praterie sconfinate nelle retrovie alabardate, e in contropiede Bonaventura sigla il terzo gol.
C’è un groppo in gola grande così ad assistere alla festa del Padova. Il prossimo anno sarà Lega Pro, a meno di improbabili ripescaggi. La favola iniziata quel 9 giugno 2002 allo stadio Porta Elisa di Lucca, si è conclusa ieri sera. Sono stati otto anni di gioie, delusioni, speranze, paure. Abbiamo vissuto momenti esaltanti, sfiorando la promozione in serie A, e abbiamo conosciuto momenti nerissimi nel periodo della gestione Tonellotto. Abbiamo avuto la forza di risorgere quando tutti ci davano per spacciati e abbiamo dovuto allo stesso tempo inghiottire tante amarezze. La serie B non c’è più, sfumata in una notte di calde lacrime amare, ma il filo conduttore che ha sempre legato i tifosi ai colori rosso alabardati, è una luce che non si spegnerà mai. Forza Unione, sempre e comunque.

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