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| Marted 19 Maggio 2026 |
“Vitamina D: livelli bassi per più di 9 pazienti geriatrici su 10, ma, il problema riguarda anche i giovani. Negli anziani l’utilizzo di colecalciferolo riduce la mortalità del 4%. L’approccio di appropriatezza, ereditato dalla scuola di Silvano Adami e l
Verona, 19 maggio 2026 – Verona continua a fare scuola nel campo della ricerca e applicazione della vitamina D in ambito medico. Nuovi studi e aggiornamenti epidemiologici verranno presentati in occasione di “Ti racconto la storia…D”, convegno di respiro nazionale in programma venerdì 22 e sabato 23 maggio all’Hotel Leon d’Oro di Verona. I dati parlano chiaro: più di 9 pazienti geriatrici su 10 presentano livelli bassi di colecalciferolo, ma il problema non riguarda soltanto la popolazione anziana: anche tra i giovani adulti circa una persona su due registra valori non sufficienti. Due giornate di confronto scientifico per rileggere il ruolo della Vitamina D alla luce delle evidenze più recenti, della pratica clinica e dell’eredità della scuola veronese del professor Silvano Adami, figura di riferimento internazionale nello studio dell’osteoporosi e del metabolismo minerale. Il convegno nasce anche sulla volontà di tributo alla figura del prof. Adami mancato dieci anni fa, ancora oggi una delle figure più autorevoli nel campo dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie metaboliche dello scheletro. Il tema conserva un forte rilievo epidemiologico e clinico. L’Italia è ancora tra i Paesi europei con la maggiore prevalenza di ipovitaminosi D, sfatando l’idea che il “Paese del sole” sia automaticamente protetto dalla carenza. Nelle fasce più fragili il dato diventa particolarmente significativo: negli anziani, soprattutto se disabili, istituzionalizzati o con patologie osteometaboliche, la vitamina D non è una semplice integrazione ma rappresenta uno strumento terapeutico da utilizzare in modo mirato. Sopra i 75 anni, l’assunzione quotidiana di colecalciferolo ha dimostrato di poter ridurre la mortalità del 4%, tanto da essere raccomandata in modo sistematico anche senza la necessità di documentare preventivamente uno stato carenziale, secondo un approccio di uso empirico. Questa strategia non è in contrasto con l’appropriatezza prescrittiva, ma la razionalizza: è infatti poco razionale, oltre che inutilmente costoso, documentare una carenza in una popolazione nella quale sappiamo già, con elevata probabilità, che tale carenza è presente. È proprio l’appropriatezza, eredità centrale della scuola scientifica di Silvano Adami, a rappresentare il filo conduttore del convegno. Dopo anni di confronto sul ruolo della vitamina D, la ricerca e la pratica clinica indicano oggi una strada più matura: non una supplementazione indistinta, proposta a tutti nello stesso modo ma una valutazione costruita sul profilo del paziente, sulle condizioni di rischio presenti e sugli obiettivi di prevenzione e cura. È il caso, in particolare, dei pazienti fragili, degli anziani, delle persone con osteoporosi, dei soggetti a rischio di caduta e frattura e delle condizioni cliniche che possono interferire con assorbimento, metabolismo o fabbisogno. A Verona verranno presentati anche i risultati di un recente studio di correlazione tra carenza di vitamina D e inquinamento atmosferico, fattore noto per la sua azione di filtro sui raggi solari. L’analisi, condotta su una popolazione di circa 600 soggetti sani non trattati con integratori residenti in città, mostra un dato inatteso e incoraggiante: rispetto agli anni Duemila, l’inquinamento a Verona si è ridotto del 40%. Un miglioramento che, pur in un territorio come la Pianura Padana, ancora tra le aree più critiche d’Europa, contribuisce a spiegare la capacità della popolazione generale di mantenere livelli adeguati di vitamina D per buona parte dell’anno. L’indagine, nel dettaglio, ha coinvolto 534 donatori di sangue sani tra i 18 e i 65 anni residenti nel veronese, analizzati tra il 2016 e il 2018. I ricercatori partivano dall’ipotesi che PM10, PM2.5 e biossido di azoto potessero ridurre la penetrazione dei raggi UVB e quindi ostacolare la produzione cutanea di vitamina D. Tuttavia, i risultati mostrano che la stagionalità della vitamina D resta ben conservata: i livelli minimi si registrano tra febbraio e marzo, mentre i picchi arrivano tra agosto e settembre. La concentrazione media annuale di vitamina D è risultata pari a circa 57 nmolL, più alta rispetto agli studi italiani dei primi anni 2000. Solo il 7,1% dei partecipanti presentava una vera carenza severa (

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