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Marted 19 Maggio 2026
80° ANCE Verona - Mediakit di resoconto dell'evento celebrativo

Dalla Verona ferita del dopoguerra ai cantieri governati da dati, digitalizzazione e intelligenza artificiale. Ottant’anni di storia (1946 – 2026) per raccontare come sia cambiato il settore delle costruzioni, ma soprattutto per interrogarsi su quale sarà il ruolo delle imprese e delle associazioni dentro le trasformazioni che attendono le città del futuro. È stato questo il filo conduttore della serata con cui ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) Verona ha celebrato il proprio 80° anniversario nella cornice della Cantina Monteleone21, a Sant’Ambrogio di Valpolicella, attraverso un evento costruito come un racconto immersivo tra memoria storica, innovazione e visione strategica. Un percorso narrativo fatto di video, testimonianze, contenuti generati con intelligenza artificiale, dialoghi dal vivo e confronti dedicati alle grandi sfide contemporanee del comparto edilizio: dalla rigenerazione urbana all’accesso alla casa, dalla sostenibilità all’attrattività del settore per le nuove generazioni, fino all’impatto dell’AI sui processi produttivi e sull’organizzazione dei cantieri.
L’evento ha ripercorso le principali tappe che hanno segnato la crescita dell’associazione e del territorio veronese attraverso gli otto presidenti che si sono succeduti dal 1946 a oggi: Giuseppe Voi, Nazzareno Bellè, Guglielmo Fedrigoli, Francesco Farinelli, Andrea Marani, Fortunato Serpelloni, Attilio Lonardi e Carlo Trestini. Il racconto è partito simbolicamente dalla Verona del 1946, una città ancora segnata dalle macerie della guerra, dove Giuseppe Voi, insieme a Guglielmo Roncari, Umberto Faccioli, Francesco Ferlini e Gianfranco Milani, fondò in via San Salvatore Vecchio il Collegio Costruttori Edili di Verona. Una nascita che, come emerso nel corso della serata, andò ben oltre la semplice rappresentanza di categoria. «Nel 1946 Verona era un enorme cantiere senza regole, senza riferimenti, senza un vero sistema organizzato - ha ricordato il presidente di ANCE Verona Carlo Trestini - L’intuizione di Giuseppe Voi fu quella di costruire prima di tutto un sistema fatto di relazioni, formazione, cooperazione e responsabilità. È un’eredità di cui ci facciamo custodi ancora oggi e vale per le circa 2.000 imprese associate per il tramite di Cassa Edile».
Nel corso della ricostruzione storica è stato ricordato il ruolo pionieristico svolto dall’associazione già nei primi decenni di attività: la nascita nel 1948 della rivista “Edilizia Veronese”, la creazione della Fondazione Edilscuola nel 1949 per la formazione della manodopera specializzata, l’apertura della Scuola d’Istruzione Professionale nel 1955, la nascita della Cassa Edile nel 1962 e i primi corsi antinfortunistici negli anni Settanta. Un passaggio storico che ha evidenziato come ANCE Verona abbia accompagnato l’evoluzione dell’edilizia veronese ben oltre il ruolo associativo tradizionale, intervenendo sui grandi temi della sicurezza, della trasparenza negli appalti, della formazione professionale e dello sviluppo urbano. «Quando oggi parliamo di sicurezza sul lavoro, formazione continua e qualità delle imprese - ha osservato Trestini - stiamo ancora camminando sulle fondamenta che Giuseppe Voi ha posato ottant’anni fa».
La narrazione ha quindi attraversato le diverse stagioni economiche e sociali che hanno segnato il comparto edilizio. Dagli anni del “nuovo corso” di Nazzareno Bellè, che introdusse una maggiore partecipazione associativa, il dialogo con le istituzioni e il Gruppo Giovani Costruttori, fino agli anni difficili di Tangentopoli, quando Guglielmo Fedrigoli lavorò per ricostruire credibilità e autorevolezza in un settore travolto dalla crisi di fiducia. Ampio spazio è stato dedicato anche agli anni della crescita urbanistica e della successiva crisi finanziaria globale. Francesco Farinelli è stato ricordato per la spinta alla riqualificazione urbana e alla pianificazione strategica della città, mentre Andrea Marani per la capacità di guidare il comparto negli anni più difficili della recessione del 2008, tra difficoltà di accesso al credito, blocco degli investimenti pubblici e necessità di innovare modelli organizzativi e produttivi. La serata ha poi ripercorso il periodo della lunga crisi economica affrontata da Fortunato Serpelloni e Attilio Lonardi, segnato da un forte lavoro sulla coesione associativa, sul sostegno alle imprese e sull’efficienza energetica, fino ad arrivare agli anni più recenti guidati da Carlo Trestini caratterizzati da digitalizzazione, rigenerazione urbana e visione strategica di lungo periodo. «Oggi il futuro dell’edilizia non passa solo dalle nuove costruzioni - ha spiegato Trestini - Passa soprattutto dalla capacità di recuperare, riqualificare e rigenerare le città utilizzando strumenti nuovi: BIM, digitalizzazione, modelli integrati e tecnologie avanzate. Le imprese devono adattarsi con coraggio e visione».
Tra i progetti più richiamati nel corso della serata anche “Verona 2040”, sviluppato insieme a Confindustria Verona e CRESME, indicato come uno degli esempi più concreti della volontà di costruire una strategia condivisa per il futuro del territorio. Altro momento centrale dell’80ennale è stato il confronto dedicato all’intelligenza artificiale tra Carlo Trestini e Paolo Omero, amministratore di Infofactory, società nata come spin-off del laboratorio di intelligenza artificiale Università di Udine. Un dialogo che ha approfondito le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale applicata al settore delle costruzioni, dalla progettazione generativa e parametrica alla gestione avanzata dei dati di cantiere, fino ai sistemi di intelligenza visiva e alla robotica applicata. Oggi piattaforme sempre più evolute consentono di analizzare documenti tecnici, valutare rischi progettuali, monitorare l’avanzamento dei lavori rispetto ai modelli digitali, verificare la sicurezza nei cantieri e supportare l’organizzazione dei processi produttivi. Tecnologie capaci anche di agevolare la comunicazione in contesti di lavoro sempre più internazionali e complessi, superando barriere linguistiche e facilitando il coordinamento operativo tra professionalità diverse”.
«L’intelligenza artificiale è già dentro il presente delle imprese - ha dichiarato Trestini - ma non deve essere vissuta come qualcosa che sostituirà l’uomo. La tecnologia potrà invece aiutare a qualificare il lavoro, alleggerendo attività ripetitive o particolarmente gravose e permettendo alle persone di concentrarsi sempre di più su nuove competenze. La vera sfida sarà accompagnare questo cambiamento con consapevolezza, formazione e coraggio, perché prima ancora che tecnologica è una trasformazione culturale».
L’evento ha riservato grande attenzione anche alle nuove generazioni attraverso il progetto sviluppato insieme al Children's Museum Verona per la creazione della nuova area “Cantiere dei Piccoli” ANCE Kids Space, lo spazio esperienziale nato per avvicinare bambini e famiglie al mondo delle costruzioni – il più grande d’Italia - con attività interattive, laboratori e tecnologie immersive. «Oggi l’edilizia è molto diversa da come spesso viene raccontata - ha sottolineato Trestini - È un settore che vive di innovazione, sostenibilità, competenze tecnologiche e qualità dell’abitare. Coinvolgere i più giovani significa iniziare già ora a costruire il futuro delle nostre imprese». L’ANCE Kids Space, da febbraio ad oggi, ha già ospitato 24mila bambini e accompagnatori.
Il momento più simbolico e sorprendente della serata è arrivato nel finale, quando Carlo Trestini ha dialogato direttamente con il proprio avatar digitale in una conversazione costruita attraverso strumenti di intelligenza artificiale. Un confronto volutamente aperto e provocatorio sul futuro dell’associazione, sul rapporto tra tecnologia e umanità, sulla difficoltà di attrarre giovani verso il settore e sul ruolo che ANCE dovrà assumere nei prossimi decenni. Nel dialogo, l’avatar ha restituito una visione dell’edilizia sempre più fondata su dati, relazioni, condivisione delle competenze e capacità di interpretare bisogni ancora emergenti. «Forse è questo il senso più autentico di questi ottant’anni - ha concluso Trestini - Non quello che abbiamo costruito finora ma ciò che siamo pronti a costruire da domani. Perché costruire, oggi come allora, non significa soltanto dare forma agli spazi, ma dare forma al futuro con responsabilità».





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