Baldo, attenti al sentiero che porta nei guai
Malcesine. Urge segnaletica chiara. Intanto attenti al «sentiero che non c'è». O meglio: c'è su molte carte toponomastiche ma è «chiuso» poiché rischioso, oltreché vietato in quanto passa nella Riserva naturale del Baldo. Lì si sono persi (e sono stati salvati dai volontari del Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico - Cnsas - di Verona) due tedeschi. Parte da Punta Telegrafo (quota 2.200), attraversa la Riserva naturale e scende verso Porta del Vescovo, a quota 700, finendo in località Cher, a circa un chilometro da Malcesine: 2mila metri in discesa, su un tracciato abbandonato. Un problema.
I due tedeschi, Andrea e Kari Jerke, 35 anni, di Schmitten, sono esperti di montagna ma sono caduti nella trappola. «Erano in vacanza a Tignale (Brescia) e avevano acquistato una cartina del Baldo dove il sentiero è indicato», spiega Marco Heltai vice-delegato del Cnsas, intervenuto martedì: «Hanno preso la funivia Malcesine-Monte Baldo, sono saliti, si sono spostati verso sud, e, a metà percorso, si sono accorti che il sentiero era solo una traccia molto complessa. Capito che stavano mettendosi nei guai, hanno chiamato il 118 che ci ha attivati. Siamo saliti a Punta Telegrafo e alle 21,50 li abbiamo raggiunti. Li abbiamo rifocillati e iniziato la discesa sfruttando le ore di luce residue». Scendendo hanno percorso la parte più impegnativa del sentiero: «È in una condizione allucinante perché abbandonato, per cui si è dovuto lavorare con le corde». In piena notte, però, sono arrivati a un punto in cui avevano solo i riferimenti del collegamento radio e il lampeggiante dell'auto dei colleghi a valle.
«Era l'1,45 e abbiamo deciso di fermarci ad attendere l'alba. Abbiamo dormito all'aperto, a quota 1370, e ieri alle 5 abbiamo ripreso la discesa seguendo quanto resta della traccia originale. Solo verso le 7 ci siamo congiunti a Porta del Vescovo con la squadra che dalla sera dava assistenza radio e orientamento coi lampeggianti. Alle 8,15 abbiamo raggiunto Malcesine e salutato la coppia al parcheggio». Lieto fine.
Dice Marco Vignola responsabile del Cnsas ribadendo che la chiamata era arrivata tramite la centrale operativa del 118 alle 19 circa: «Questa via è chiusa da oltre 15 anni, ma è ancora riportata su molte vecchie carte di montagna, tuttora usate da tedeschi e italiani. Solo le ultime stampate dai gruppi alpinistici, per interessamento del Cai, l'hanno tolto. Bisogna chiuderlo in modo chiaro. È vitale incrementare i cartelli di sentiero chiuso e pericoloso' essendo la segnalazione inesistente».
Heltai: «C'è solo una scritta dipinta a mano di "sentiero chiuso" su un sasso, appena sotto Punta Telegrafo». Nulla più. «Finora», ricorda Vignola, «non ci sono stati morti, ma l'anno scorso i dispersi erano sfiniti e i volontari hanno dovuto dormire fuori, rifocillandoli». È successso ancora. «Per fortuna i due tedeschi stavano bene e sono stati fatti scendere autonomamente, ma lungo una discesa con notevoli rischi. Contatterò chi di dovere per vedere il da farsi».
E chiude: «Noi usciamo sempre per soccorrere chi è in difficoltà, ma è paradossale doverlo fare per problemi che si potrebbero prevenire con semplici indicazioni di non percorribilità. Le segnalazioni vanno intensificate in più punti: verso nord, a metà del sentiero, in modo che chi lo abbia imboccato lo capisca ed esca, e in fondo al vallone. Deve essere inequivocabile che il tracciato non esiste più».
Per emergenze simili si muove tantissima gente: «Gli operatori del 118 hanno il fondamentale compito di raccogliere le notizie consentendoci di operare al meglio. E abbiamo sempre a disposizione equipaggi di volo molto disponibili, dal pilota al tecnico di bordo dell'elicottero. In questo caso è stato prezioso anche l'aiuto della Protezione civile e del suo coordinatore Gianfranco Prandini. È stato un gran lavoro di squadra», chiude Heltai. Se serve lo faranno sempre, a qualsiasi costo. Ma un errore cartografico non può avere questi prezzi.

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