Ibra e Milan fanno i conti
Una notizia da libro cuore nel bel mezzo di questo calcio mercenario e affamato di soldi: la simpatica famiglia Ibrahimovic sta finalmente per riunirsi sotto lo stesso tetto, nella casa di Milano, dalla quale la moglie in realtà non si è mai mossa.
A realizzare il sogno della signora Helena, per la quale il quadrilatero della moda è meglio del sole e del mare di Barcellona, sta provvedendo quel brav'uomo di Adriano Galliani, che ieri, sbarcato in Catalogna con un volo privato da Pisa, non ha perso tempo e con il piglio dei giorni migliori ha caricato sulla sua auto Umberto Gandini, il suo ministro degli esteri atterrato poco prima con il volo charter rossonero proveniente da Malpensa, e si è fiondato in una delle osterie tipiche della città vecchia (Ca l’Isidre), più che per una mangiata pantagruelica, per rispondere all’invito di Sandro Rosell & Andoni Zubizarreta, rispettivamente nuovo presidente e d.t. del Barça. Pranzo ufficiale propedeutico al Trofeo Gamper che si sarebbe giocato in serata tra le formazioni di Guardiola e di Allegri, ma anche preambolo alla trattativa che per il Milan immobile e risparmioso degli ultimi due anni, significa una clamorosa inversione di tendenza.
Un paio d’ore a tavola erano quello che ci voleva per rompere il ghiaccio e per rendere più ciarlieri i commensali, tanto che, all’uscita dal ristorante, il plenipotenziario rossonero piazzava una battuta un po’ estemporanea («Spero di tornare a Milano con Ibrahimovic oppure, in sua assenza, con Brigitte Bardot giovane»). È stato in questo clima di sostanziale cazzeggioche, poco prima delle 5 della tarde, presso la sede del Barça al Camp Nou, si è incominciato a parlare di milioni (di euro). E che si stesse incominciando a fare sul serio lo si è intuito una mezz'ora più tardi quando, camicia a quadri bianchi e blu e aria da turista in visita al museo azulgrana, è comparso Mino Raiola, il piccolo boss dei procuratori del terzo millennio, l'uomo che ha piazzato Balotelli al City e che, nel nome di Zlatan Ibrahimovic, ha ingaggiato una battaglia a suon di battute (spesso sgradevoli) nei confronti di Pepp Guardiola, lo yuppie sulla panchina del Barça, del tipo «è più facile che da Barcellona se ne vada Guardiola piuttosto che Ibra», oppure «questo è il Footbal Club Barcellona e non il Football Club Guardiola».
Aggiunto un posto al tavolo della trattativa («Questa operazione non è facile, Zlatan ha ancora quattro anni di contratto» ha subito chiosato Raiola), il gioco in effetti si è fatto duro. Dove c’è lui (l’ex pizzaiolo d’Olanda), per forza di cose ci dev'essere del denaro in movimento: e così il trasferimento di Ibra al Milan, qualsiasi possa essere la formula, non può che passare attraverso il pagamento di una buona uscita da parte di Rosell che, nella fattispecie, si troverebbe a risparmiare almeno 30 milioni. Al momento, in effetti, l’ipotesi di accordo a cui stanno lavorando Galliani e i vertici del Barça è quella del prestito biennale. Tenuto conto che l’ex interista guadagna 12 milioni di euro netti a stagione, moltiplicando questa cifra per due e sommandogli il 25 per cento da versare all'erario, eccoci ai milioni (30) di cui sopra.
«La trattativa non è difficile: è difficilissima. E pure costosa — ha rivelato Galliani —. Ibrahimovic ha espresso il suo gradimento a trasferirsi da noi e il Barcellona è disponibile a trattare. Però c’è ancora una montagna di soldi da scalare. È per questo che non voglio illudere nessuno». Il passaggio però più rilevante delle sue affermazioni, il dirigente rossonero lo ha riservato alle eventuali contropartite tecniche a corredo dell’affare. «Non ce ne saranno: stiamo semplicemente lavorando per portare al Milan un grande campione». Quindi Borriello, Thiago Silva e/o Pirlo, i maggiori indiziati in questa ottica, restano dove sono. Oggi a mezzogiorno si replica. Galliani mette le tende a Barcellona e ritrova Rosell.Sarà un mezzogiorno di fuoco?

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