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Gioved 26 Agosto 2010
«Sean Connery, unico 007

Sean Connery ha compiuto ieri 80 anni nel suo ritiro alle Bahamas e Ursula Andress, la sua prima Bond girl, la diva svizzera che uscì dalle acque in bikini bianco e coltello alla cintola in Licenza di uccidere, il primo 007 che non si scorda mai, l’ha sentito al telefono: «Stava a Gstaad in Svizzera, noi siamo rimasti amici da allora, ci siamo visti spesso, non sono mai mancata a una sua rassegna o a un suo omaggio. Insomma il rapporto iniziato così per caso in modo molto naturale, nel ’62 sulla spiaggia della Giamaica, non si è mai interrotto».


Sean Connery e Ursula Andress
Ma com’era Sean (Bond) dal vivo?
«Un uomo di incredibile humour e charme, come oggi non ce ne sono assolutamente più, ora sono tutti Narcisi che si guardano allo specchio e si occupano solo di se stessi. Sean invece con gli anni è molto migliorato, è oggi uno dei pochi veri uomini rimasti: è sempre più interessante e ha imparato a dare il meglio. Quando lo conobbi mi aiutò, era simpatico, mai noioso».

E lei come arrivò sul set?
«Assolutamente per caso e lì conobbi 007 e il suo autore, Fleming, che era esattamente come il personaggio, aveva fatto anche l’agente segreto. Serate fantastiche quando veniva a trovarci anche il commediografo Noel Coward».

Che era un altro tipo...
«Certo, era favoloso, adorabile, spiritoso, di classe: come non ce ne sono più». Insomma il maschio è morto. «È morto il maschio, la vita con le mail e la paura di uscire di casa non mi seduce, io continuo a credere alla gente, ma voglio parlarle guardandola negli occhi».

E anche il cinema non è più quello di un tempo.
«Lo chiama cinema oggi? Sono una serie di effetti speciali al computer senza emozione. Ho passato i 70 e recitare per recitare non mi interessa, così ho detto basta. Il film è come un’orchestra in cui ciascuno ha il suo ruolo e questo è sempre più raro che accada. Certo se un autore vero mi chiamasse...».

Il suo rapporto con Bond?
«Bellissimo. Mi stupisco solo che continuate a parlare di Bond. Era un viveur affascinante, che ci sapeva fare con le donne, ma oggi per me è morto».

Ma la serie continua.
«Sì,ma i libri di Fleming sono finiti e i film di 007 che si fanno oggi sono dei videogiochi. Niente a che fare... ».

Con la Ursula meravigliosa in bikini: scena stracult.
«La scena sarà stracult, ma il bikini se lo sono tenuti allo Hollywood Planet come reperto storico».

Chi l'aveva scelto?
«Ma io, chi altri? Ero arrivata bianca bianca in Giamaica, mi ero dipinta tutta, mi ero allenata e mi proposero cose folk coi fiori e le banane che rifiutai subito. Ho scelto e ho fatto cucire a mano quel bikini».

E la moglie di Sean, Diane Cilento, non era gelosa?
«Macché, era una donna intelligente, brava, spiritosa, attrice di teatro, eravamo amiche. Connery è stato a suo modo un fedele, solo due mogli al giorno d’oggi sono una rarità. Io lo batto perché ho avuto un unico solo e grande amore, John Derek che mi ha insegnato il senso dell’amore ».

A cosa deve quel successo, alle misure fisiche?
«Un colpo di fortuna, ma in famiglia eravamo tutti così». Ma dopo tanti anni se ne parla ancora. «Eravate abituati al seno delle maggiorate, di Gina e Sophia e sono arrivata io atletica, una ginnasta, che si esercitava e ancora si esercita molte ore al giorno: era un cambiamento di prospettiva che il pubblico ha accettato»

Le capita di rivedersi?
«Capita, capita, anche di notte, apro la tv e mi chiedo se sono davvero io».

Non ha più voluto fare la Bond girl?
«L’avevo fatta prima in Casino Royale in tono di commedia con due magnifici attori: David Niven, vero signore, e Woody Allen, genio del cinema. Che follie, abbiamo visto passare sul set otto registi».

Lei ha conosciuto i divi del passato. Cosa le resta?
«Tutto, perché quelli di oggi non esistono, il divo ora è la tecnologia e tutto è inventato; ieri era la personalità, ciascuno la sua. Se penso alla bravura e all’intelligenza del grande Peter Sellers quando girammo Ciao pussycat mi viene un attacco di nostalgia. Purtroppo si continua a parlare di care persone che hanno preso il volo. Fortuna che ho conosciuto gli Anni 50, 60 e 70, i migliori del secolo: avevamo tutti così tanto entusiasmo per il futuro».

E Peter O’Toole?
«Un amico carissimo, ci siamo sentiti spesso, ho seguito tutti i suoi iter matrimoniali, ogni volta che cambiava moglie e residenza mi chiamava ».

E il Mastroianni della «Decima vittima»?
«Ah, Marcello. Lo adoravo, come tutti. Conservo una delle prime copie del disco del musical Ciao Rudy. Se avessi un giradischi lo risentirei subito. Ma io e la nuova tecnologia non andiamo d’accordo».




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