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Cultura, intelligenza artificiale, territori: a Verona il confronto delle Fondazioni del Triveneto. Dal contributo di Giovanna Melandri alle esperienze di M9, SHADO, Sineglossa e Fondazione Caritro: il Teatro Ristori ha ospitato una mattinata per capire c
“Come cambia la cultura, quando entrano in gioco intelligenza artificiale, nuovi linguaggi digitali ed esperienze immersive? E a quali condizioni queste trasformazioni possono produrre valore per i territori e per chi li vive? Sono le domande al centro di “Progettare cultura, sperimentare tecnologie: pratiche a confronto per nuovi territori culturaliâ€, l’incontro promosso dalla Consulta delle Fondazioni del Triveneto e ospitato questa mattina al Teatro Ristori di Verona. Una giornata pensata per tenere insieme visione ed esperienze concrete, mettendo a confronto Fondazioni, musei, istituzioni culturali e realtà impegnate nella sperimentazione di nuovi linguaggi creativi. La Consulta riunisce le dieci Fondazioni di origine bancaria del Nord-Est e punta proprio sulla capacità di mettere in relazione competenze e progetti maturati nei diversi territori.
Ad aprire i lavori è stato Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona e coordinatore della Consulta delle Fondazioni del Triveneto, che ha richiamato il legame tra attrattività dei territori, opportunità per i giovani e capacità della cultura di confrontarsi con trasformazioni che stanno cambiando rapidamente la società . «L’attrattività di un territorio non si costruisce con una sola leva: nasce dalla qualità dell’ecosistema che riesce a tenere insieme formazione, lavoro, servizi, innovazione. E la cultura ha una funzione ulteriore: ci aiuta a leggere il presente, ma anche a immaginare ciò che ancora non c’è. È una capacità particolarmente importante per i giovani, ai quali dobbiamo offrire non solo opportunità , ma anche ragioni per scegliere questi territori. La tecnologia può ampliare queste possibilità quando parte da bisogni reali. Come Fondazioni possiamo contribuire creando connessioni tra mondi che spesso lavorano separatamente, mettendo in circolo esperienze e accompagnando sperimentazioni che possano diventare patrimonio comune. È anche il senso della Consulta: imparare gli uni dagli altri e rafforzare insieme la capacità dei territori di affrontare il cambiamento». A portare il confronto su una prospettiva più ampia è stata Giovanna Melandri, Chair di Human Foundation e Founder di GSG Impact. Nel suo intervento ha sottolineato come investire in cultura significhi produrre una ricchezza che non è soltanto economica, ma anche sociale, cognitiva e relazionale. Nel pieno delle trasformazioni determinate dal digitale e dall’intelligenza artificiale, la cultura mantiene inoltre una funzione essenziale nel fornire strumenti per comprendere il presente, costruire coesione e affrontare criticamente le grandi questioni contemporanee, dal cambiamento climatico ai conflitti. Una prospettiva che non demonizza le nuove tecnologie, ma richiama la necessità di orientarle attraverso competenze, responsabilità e una visione capace di tenere al centro le persone e le comunità . La tavola rotonda ha quindi portato queste riflessioni sul terreno delle esperienze. Con Serena Bertolucci, direttrice di M9 – Museo del ’900, il confronto è partito da un museo che ha digitale e multimedialità nel proprio DNA, per interrogarsi su ciò che la tecnologia può aggiungere all’esperienza del pubblico e su ciò che, invece, non può sostituire. Cinzia Condò, direttore generale di SHADO – H-FARM, ha portato il punto di vista di chi sperimenta avatar conversazionali, personaggi artificiali e nuove forme di racconto, affrontando anche il tema dell’autorevolezza e della responsabilità quando una macchina diventa mediatrice di contenuti culturali. Con Federico Bomba, presidente di Sineglossa, il confronto si è concentrato sul rapporto tra intelligenza artificiale, patrimonio culturale e valore pubblico. A partire dall’esperienza di Rigenerativa, Bomba ha sottolineato l’importanza di co-progettare gli strumenti insieme alle organizzazioni culturali che dovranno utilizzarli, per rispondere a bisogni reali. Il confronto ha toccato anche il tema della Public AI e di come tutelare patrimoni, archivi e conoscenze affinché il loro utilizzo nei sistemi di intelligenza artificiale continui a generare valore per le comunità che li hanno prodotti e custoditi. Anna Brugnara, dell’attività istituzionale di Fondazione Caritro, ha invece riportato l’attenzione sul percorso compiuto dalle organizzazioni culturali: da un digitale utilizzato durante la pandemia per continuare a raggiungere il pubblico a uno strumento capace di incidere anche sul modo di lavorare e progettare degli enti. Un passaggio, che chiama in causa anche il ruolo delle Fondazioni, chiamate ad ascoltare i bisogni che emergono dai territori e ad accompagnare le organizzazioni nel cambiamento. A chiudere la mattinata, il passaggio dalla riflessione all’esperienza con “Frida Kahlo – A Revolutionary Lifeâ€, percorso immersivo ospitato dal Teatro Ristori, realtà culturale gestita da CREA Impresa Sociale: un modo per sperimentare direttamente uno dei nuovi linguaggi al centro del confrontoâ€. Importanti, le domande, con le quali inizia il testo del comunicato, di cui sopra: “Come cambia la cultura, quando entrano in gioco intelligenza artificiale, nuovi linguaggi digitali ed esperienze immersive? E a quali condizioni queste trasformazioni possono produrre valore per i territori e per chi li viveâ€? Domande, che invitano a profondamente riflettere, sul progresso tecnologico, che, più che rapidissimamente, ci coinvolge, quasi, senza che dello stesso ci accorgiamo. E, altrettanto essenziale è il tema “culturaâ€, la quale, mai a sufficienza, dobbiamo promuovere e creare, per meglio capire, appunto, come potremo e dovremo affrontare il nuovissimo, che ci troviamo davanti, ogni giorno, anche per non diventarne prigionieri.
Pierantonio Braggio

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