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Giovedì 25 Marzo 2010
Proseguono i film di ambito futurista

Quinto appuntamento dopodomani, sabato 27 marzo, alle ore 17.30, all'Auditorium del Museo Revoltella, con il ciclo di proiezioni e incontri “art&cinema – futuristicherie”, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste in collaborazione con La Cappella Underground, che propone un percorso attraverso il futurismo, le avanguardie e il cinema al tempo di Giorgio Carmelich in concomitanza con la mostra “Giorgio Carmelich. Futuristicherie. Viaggi d'arte fra Trieste, Roma e Praga” (visitabile fino al 5 aprile, biglietto unico di Euro 4,50 per la visita alla mostra e l’accesso alle proiezioni).
In scena stavolta, in un “quadro d’ambiente” ancora dedicato a “Il cinema al tempo di Carmelich”, due preziosi filmati: un rarissimo estratto dal film “L'uomo meccanico” (Italia, 1921), scritto, diretto e interpretato dal comico francese André Deed, celebre nel nostro Paese soprattutto per i suoi personaggi di Cretinetti e Saltarello, e il kolossal sovietico fantascientifico “Aelita” (URSS, 1924) di Yakov Protazanov, tratto dall'omonimo romanzo di Aleksej Nikolaevic Tolstoj e con una messa in scena che utilizza scenografie di stampo costruttivista contrapposte a scorci realistici della Mosca post-rivoluzionaria anni Venti.
In particolare, “L’uomo meccanico” è un film del 1921 della cui pellicola originaria ci è pervenuto un ampio frammento relativo alle imprese del mostro d’acciaio, un po' Golem e un po' robot, sulla cui invenzione si regge l’opera, raro esempio di esplorazione di tematiche fantascientifiche, anche se associate al burlesco, del cinema italiano anni venti, curioso anche per le relazioni con l’iconografia futurista. Sono state infatti evidenziate le analogie fra l'automa del film e il costume del Ballo meccanico futurista presentato da Vinicio Paladini e Ivo Panneggi alla Casa d’Arte Bragaglia il 2 giugno 1922.
Jakov Protazanov è invece il miglior regista russo di prima della Rivoluzione. Aveva a lungo soggiornato a Parigi e Berlino e fece tesoro per il suo “Aelita” della lezione del cinema d'avanguardia, dirigendo con mano felice una storia che oscilla tra i toni della commedia e quelli del film di denuncia sociale. La sceneggiatura era stata liberamente tratta da Fyodor Otsep e Aleksei Fajko dal romanzo omonimo scritto da Aleksej Nikolaevic Tolstoj nel 1921. Il film mostrava in parallelo la vita quotidiana a Mosca nel 1919-20 e il pianeta Marte, dove un soldato dell'Armata Rossa si recava, in sogno, a portare la rivoluzione. La produzione del film iniziò nel 1924, per volontà della casa cinematografica Mezrabpom, impegnata soprattutto nella realizzazione di film tratti dai classici: furono messi a disposizione mezzi enormi per la messa in scena e gigantesche scenografie vennero approntate in studio, sulla base degli schizzi dei pittori costruttivisti Isaak Rabinovich e Victor Simov, in collaborazione con lo scenografo Sergei Kozlovskij e la costumista Alexandra Ekster. Scale, colonne e discese a spirale costituivano il palazzo di Aelita, l'imperatrice marziana impersonata dalla bella Yuliya Solntseva (diventerà la moglie del famoso regista sovietico Aleksandr Dovzenko). Il costruttivismo integrò le numerose comparse alle bizzarre architetture, mentre le scene su Marte richiamano Fritz Lang e Méliès. Questa superproduzione ottenne notevole successo commerciale in patria ma non all'estero, poiché il film venne considerato propagandistico; viceversa, fu accolto in Unione Sovietica con molte riserve dalla critica e dalle autorità, dove Protazanov fu accusato di aver usato tinte troppo fosche nella descrizione realistica di Mosca durante gli anni della Nuova politica conomica.

Il sesto e ultimo appuntamento della rassegna è previsto per sabato 3 aprile con un programma intitolato “Ritmi Urbani” che vedrà la proiezione di tre “sinfonie” di grandi città degli anni Venti: Manhatta di Charles Sheeler e Paul Strand, Rien que les heures di Alberto Cavalcanti e Berlin – Die Sinfonie der Grosstadt di Walther Ruttmann.



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