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Marted 24 Giugno 2008
Con il nuovo serbatoio di Patone acqua pe 50 anni ai vigneti sulla destra dell'Adige

Un mezzo giro della piccola manopola rossa, manovrata dagli assessori all’agricoltura Tiziano Mellarini e all’ambiente Mauro Gilmozzi, e l’acqua ha iniziato ad uscire dalla condotta di captazione collegata ad un soprastante piccolo serbatoio di accumulo che “pesca” dal Rio Bordala. L’enorme serbatoio di carico realizzato in località Camutolo, a circa 600 metri di altitudine, dal Consorzio di miglioramento fondiario di Patone, ha così incominciato a riempirsi. Ci vorranno dai 7 ai 10 giorni per riempirlo tutto ed arrivare così alla massima capacità, 12.500 metri cubi d’acqua. Nella storia del Consorzio di Patone ma, più in generale, dell’agricoltura della Vallagarina, in particolare di quella che occupa la Destra Adige, la data di oggi è una tappa storica. “Questo serbatoio – afferma il presidente del CMF di Patone, Claudio Frapporti – è il presupposto per garantire nei prossimi cinquant’anni una stabilizzazione agricola ed una riqualificazione ambientale del territorio”. All’inaugurazione del nuovo invaso coperto sono intervenuti anche il sindaco di Isera, Alessandro Passerini, i responsabili delle imprese esecutrici dei lavori, collaudatori, maestranze.

La scarsità d’acqua, anche in questa parte del territorio agricolo trentino vocato alla viticoltura di qualità (Marzemino ma anche Chardonnay base spumante), è sempre stato un problema. Quando saranno ultimati anche il secondo e terzo lotto (riguardanti rispettivamente la distribuzione dell’acqua su una superficie di 67 ettari, quindi l’adduzione al restante territorio coltivato e la realizzazione di un ulteriore serbatoio in località Castello), la superficie complessiva che potrà essere irrigata, con impianti a goccia, sarà di ben 128 ettari, circa un migliaio di particelle fondiarie coltivate da un centinaio di agricoltori, viticoltori in grande maggioranza part time.
L’alimentazione del bacino inaugurato stamane, e realizzato in circa un anno di lavoro dall’ATI Italbeton srl – Pedrotti srl, avviene tramite pozzi presenti nelle vicinanze del bacino stesso e una tubazione, lunga circa 4 chilometri, che viene dalla briglia di Bordala. L’opera, costata 3.900.000 euro, è quasi interamente finanziata dalla Provincia – assessorato all’Agricoltura, che ha coperto l’80 per cento dei costi, con la restante parte a carico del Consorzio di Miglioramento Fondiario di Patone.
Si tratta di uno dei più grandi serbatoi coperti di accumulo d’acqua per irrigazione d’Italia. Per realizzarlo è stato effettuato uno scavo di sbancamento di circa 10.000 metri cubi, circa 6.000 i metri cubi di roccia demolita, più di 2.800 i metri cubi di cemento impiegati per la platea di fondazione, i muri di elevazione e la soletta di copertura, 420.000 i chilogrammi di acciaio impiegato. Numeri che danno l’idea dell’importanza del manufatto, la cui “scatola” di cemento è ancora visibile ma che presto scomparirà alla vista quando saranno ultimati gli interventi di mascheramento: copertura in terra sulla sommità (saranno realizzati degli orti), riempimenti laterali e piantumazioni verdi. Durante i lavori si è reso necessario mettere in sicurezza, a tutela delle maestranze, anche la soprastante parete di roccia.
“Questo serbatoio – afferma l’assessore Mellarini – è parte integrante del più vasto progetto di recupero della Destra Adige, un territorio che, rispetto ad altre realtà, ha interpretato in maniera forte la sinergia tra settori, agricoltura e turismo in primo luogo. Assicurare l’approvvigionamento idrico ai vigneti di questa zona è di fondamentale importanza non solo per la viticoltura di qualità qui praticata ma anche per il mantenimento del paesaggio e dunque della bellezza di un ambiente che vive anche di turismo”.
“La filosofia che sta alla base di quest’opera – ha aggiunto, intervenendo all’inaugurazione l’assessore all’ambiente Gilmozzi – è quella di accumulare acqua nei periodi di abbondanza, utilizzandola parsimoniosamente per irrigare le colture, salvaguardando al tempo stesso rivi e sorgenti. Tutto ciò secondo una strategia di approccio all’uso dell’acqua che guarda alla mitigazione degli effetti indotti dal cambiamento climatico ed al tempo stesso all’adattamento a condizioni di scarsità. Si tratta di un’opera replicabile, saranno infatti realizzate altre vasche di accumulo dell’acqua di questo tipo, giacché il problema è che esistono molti impianti d’irrigazione a goccia ma pochi serbatoi”.



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