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| Venerdì 3 Settembre 2010 |
Rientra l'emergenza dopo lo scoppio
Sul nuovo incidente alla piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico il capitano della Guardia Costiera Peter Troedsson ha provato a fare chiarezza, dopo una serie di versioni contrastanti sui rischi ambientali che corre una zona già duramente segnata dalla vicenda della Bp: «L'incendio è spento, e gli elicotteri e le navi della Guardia Costiera sul posto non segnalano alcuna perdita. Ma continuiamo a sorvegliare la situazione per essere certi che non vi siano cambiamenti». È quindi sotto controllo la situazione che, per qualche ora, ha fatto temere una nuova marea nera nel Golfo del Messico. Non si è ripetuta l'emergenza scatenata nell'aprile scorso dall'affondamento della Deepwater Horizon che ha rovesciato in mare cinque milioni di barili greggio da un pozzo della Bp. La Guardia Costiera ha confermato che le fiamme sulla piattaforma sono state spente dopo cinque ore e che non vi sono perdite di petrolio. La Mariner Energy, proprietaria della piattaforma Vermilion Bay, aveva escluso ogni perdita di greggio perché i sette pozzi erano stati subito chiusi. C'era stato però un allarme per l'avvistamento di una macchia lucida lunga circa un miglio. La piattaforma continuerà comunque a essere monitorata nei prossimi giorni. L'incidente ha riportato in primo piano i rischi degli impianti off-shore, già al centro di un aceso dibattito negli Usa.
SALVATE 13 PERSONE - I tredici lavoratori coinvolti nell'incidente sono stati soccorsi dopo che si erano buttati in acqua con i giubbotti salvagente in attesa di aiuto. La Guardia costiera statunitense ha reso noto che sono stati tratti tutti in salvo a bordo di un'imbarcazione privata, senza precisare le condizioni di un uomo che secondo le prime notizie sarebbe rimasto ferito dalle fiamme.
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POLEMICHE SULLA SICUREZZA - Dopo che si è sfiorata un'altra marea nera nel Golfo del Messico gli ambientalisti sostengono che dal disastro della Bp non sono state tratte lezioni. «L'incidente dell'aprile scorso doveva essere un campanello d'allarme e invece non è stato così. Oggi l'allarme è suonato nuovamente», ha detto in un comunicato Michael Brune, direttore esecutivo del gruppo ambientalista Sierra Club. «L'industria petrolifera continua a inveire contro le regolamentazioni, ma è chiaro a tutti che l'approccio attuale alle trivellazioni offshore è semplicemente troppo pericoloso», si legge ancora nel comunicato. La piattaforma della Mariner è situata in acque basse, a 105 metri dal suolo del Golfo e i responsabili sostengono che nel caso di una perdita, l'intervento sarebbe stato molto più facile rispetto a quanto accaduto con la Deepwater Horizon. Intanto, secondo quanto riporta il New York Times, la Bp sostiene che il bando sulle trivellazioni renderà più difficile andare avanti con i risarcimenti dovuti dopo i danni ambientali provocati dall'esplosione dell'impianto nell'aprile scorso. Il colosso petrolifero britannico ha inoltre informato che, a oggi, la perdita nel Golfo del Messico seguita quella esplosione è costata al gruppo circa 8 miliardi di dollari, e che la Deepwater Horizon verrà definitivamente chiusa fra due settimane.

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