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Venerd 15 Ottobre 2010
Il riconteggio «premia» la Bresso La Lega: si mette male per la democrazia

Per scaramanzia, ancora non lo dice ufficialmente. Però Mercedes Bresso sa già come finirà il riconteggio delle schede in Piemonte: «Avevo ragione io». Al traguardo manca Torino, tutte le altre sette province hanno portato a termine un calcolo che, in via ufficiosa, per ora conferma quanto lei sosteneva da tempo. Ovvero: Roberto Cota - che il 28 ed il 29 marzo aveva conquistato la poltrona di governatore per 9.372 voti di differenza - starebbe per perdere la sfida delle carte bollate, avendo lasciato sul campo circa 12 mila di quei 15.179 voti delle liste «Consumatori» e «Al centro con Scanderebech» che hanno infiammato la lunga battaglia tra leghisti e democratici per la presidenza della Regione e per i quali il Tar ha disposto la verifica.

E adesso è il Carroccio a temere la perdita di un fortino considerato ormai conquistato. Lo dimostra Umberto Bossi in persona, ricorrendo a una nota ufficiale per difendere «un ragazzo che ha vinto democraticamente le elezioni»: «Se vogliono far perdere Cota - dice il Senatùr - si mette male la democrazia perché chi ha perso, ha perso e basta. C'è qualcuno che vuole annullare dei voti validi». Per il leader dei lumbard «Cota ha vinto e governerà per 5 anni ma se la Bresso dovesse risultare avvantaggiata dal riconteggio allora sì, si metterebbe davvero male». Alle parole del capo di partito fanno seguito quelle del governatore, stanco di una faccenda che si trascina ormai da troppo tempo: «Ma quale riconteggio? - liquida Cota -. Io le elezioni le ho vinte a marzo, di cosa parliamo? Ho vinto e lavorerò per 5 anni».

Non la pensa così l'ex governatrice Bresso: «Se Bossi è tanto convinto, stia calmo e aspetti il percorso della giustizia. Se si mette male per qualcuno è per loro: aver accolto noti taroccatori di liste nella propria coalizione ha comportato dei rischi e ora assistiamo alle conseguenze. Era certo che perdessero, non a caso si erano opposti al riconteggio». Lei, che ha letto più e più volte l'intera documentazione del caso, crede anche di aver bene interpretato le prossime mosse: «La sentenza del Tar sembra parlare di "riproclamazione", cioè io sarei di nuovo presidente. E mi sembra l'esito più giusto, era me che gli elettori avevano votato. Se invece Tar e Consiglio di Stato si pronunciassero su nuove elezioni, per una nuova candidatura mi rimetterei al giudizio del Pd».

A frenare l'entusiasmo degli avversari è Luca Procacci, il legale della Regione e del governatore Cota: «Dal riconteggio ci aspettiamo un risultato scontato, ma sarà subito oggetto di ricorso. Noi aspettiamo il Consiglio di Stato: il 19 ottobre stabilirà se i criteri indicati dal Tar per il riconteggio sono validi. Noi sosteniamo che siano illegittimi: per la legge elettorale, la croce su una lista collegata al presidente vale per il candidato anche se ci sono dubbi sulla lista stessa». L'avvocato smentisce seccamente pure i rumors sulle dimissioni anticipate di Cota, da molti ritenute un'ancora di salvataggio per portare il Piemonte alle urne prima che la sentenza diventi esecutiva. «Ma se fosse vero - dice Enrico Piovano, legale della Bresso - sarebbe un atto unilaterale impugnabile, compiuto non nell'interesse pubblico ma di un partito politico».



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