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| Marted 16 Agosto 2022 |
Veneto: i piccoli comuni sono il motore economico della regione.
CGIA Mestre: “Sono i piccoli comuni il motore dell’economia produttiva, soprattutto in Veneto. Nelle amministrazioni con meno di 20mila abitanti, infatti, è ubicato il 56 per cento delle imprese presenti nella nostra regione e il 57 per cento del totale dei lavoratori dipendenti che, in questo caso, non includono gli occupati nel pubblico impiego. Anche in termini di valore aggiunto, gli enti locali veneti con meno di 20mila abitanti “producono” il 58 per cento del Pil regionale . Si segnala che in Veneto sono comunque solo una quarantina le Amministrazioni comunali che presentano un numero di residenti superiore alle 20 mila unità. Tuttavia, siamo la prima regione d’Italia tra le più popolate, a registrare una vitalità così importante in termini economico-occupazionali delle piccole realtà comunali. Anche nel resto del paese, tranne che in Lazio e in Liguria, la maggior parte del Pil viene “generata” in questa classe di Comuni. Sono questi i numeri più significativi che emergono dall’elaborazione redatta dall’Ufficio studi della CGIA, per conto di ASMEL, l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali. In altre parole, fabbriche, uffici, negozi e botteghe sono concentrate nei comuni a minor dimensione demografica. Assieme alle realtà comunali di media dimensione, sono i principali soggetti economico/ istituzionali cui la politica, anche ai fini della “messa a terra” del PNRR, dovrebbe guardare con maggiore attenzione. «Invece - sostiene Francesco Pinto, segretario generale ASMEL - il metodo PNRR privilegia i grandi apparati comunali e concede ai piccoli e medi Comuni di sperare nella lotteria per l’accesso ai finanziamenti». A differenza delle grandi città, infatti, i piccoli e medi comuni continuano ad avere poche risorse e tante difficoltà nell’accesso ai tanti Avvisi pubblici loro destinati e nella gestione dei fondi. Inoltre, la forte concentrazione delle attività produttive nelle realtà territoriali minori impone ai loro Sindaci risposte importanti su temi come la tutela dell’ambiente, la sicurezza stradale, la mobilità, l’adeguatezza delle infrastrutture viarie e la necessità di avere un trasporto pubblico locale efficiente. Sono criticità che richiedono un approccio pianificatorio su larga scala che, spesso, non si può attivare a causa delle poche risorse umane e finanziarie a disposizione. Se analizziamo la distribuzione delle unità locali delle imprese di industria e dei servizi a livello regionale, solo in Emilia Romagna, Liguria e Lazio l’incidenza percentuale sul totale di quelle ubicate nei comuni con più di 100mila abitanti è superiore a quella relativa alle imprese insediate nelle amministrazioni con meno di 20mila abitanti. Per Liguria e Lazio, in particolar modo, questo risultato è ascrivibile al “peso” demografico che i comuni di Genova e Roma hanno nei confronti delle regioni di appartenenza”.
In questo studio non sono inclusi i settori dell’agricoltura, dell’intermediazione finanziaria, delle assicurazioni e della Pubblica Amministrazione.
La minore dimensione demografica, dunque, rende animati e vivi i centri cittadini, almeno nel Veneto, producendo addirittura il 58 per cento del Pil regionale, sebbene, in vero, lo studio di CGIA evidenzi come tale realtà si verifichi, anche in atri piccoli Comuni italiani. Realtà, che, se producono, per essere modeste in popolazione, impegnano molto le relative Amministrazioni, che devono combattere con una certa scarsità di entrate.
Pierantonio Braggio

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