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Nel ponte del 1° maggio, lavorano quasi 280 mila veneti. CGIA Mestre, 2 maggio 2026
Il ponte del Primo maggio si conferma, per gli operatori turistici, uno degli appuntamenti più attesi della primavera: secondo le stime, infatti, quest’anno saranno oltre 500.000 i veneti pronti a ritagliarsi qualche giorno di svago tra mare, montagna e città d’arte. Ma non per tutti sarà tempo di vacanza. Se c’è una parte del Paese che si sposta e si rilassa, ce n’è un’altra che continua a lavorare per garantire servizi essenziali e attività che non possono fermarsi. Secondo un’elaborazione dell’Ufficio studi CGIA su dati Istat, in questo primo fine settimana di maggio si stima che saranno quasi 280.000 gli addetti veneti che dovranno comunque presentarsi sul posto di lavoro. Si tratta di una platea ampia e trasversale, che comprende chi è impiegato nei settori del turismo e dell’accoglienza, dell’informazione, dell’intrattenimento, dell’agricoltura e dell’allevamento, ma anche nel commercio, nei pubblici esercizi, nei trasporti e nella sanità. Senza dimenticare chi opera nell’industria a ciclo continuo e nei comparti della sicurezza e dell’ordine pubblico. In altre parole, mentre una parte del Paese si ferma, un’altra continua a muoversi, per far sì che tutto il resto possa funzionare. Sardegna, Lazio e Molise, le regioni con più occupati nei giorni di festa. Dei quasi 3,5 milioni di dipendenti che in Italia lavorano anche durante le feste comandate, la regione che in termini assoluti ne conta di più è la Lombardia con 567.700 unità. Seguono il Lazio con 446.400, il Veneto con 278.600 e il PiemonteValle d’Aosta con 272.200. Se, invece, rapportiamo il dato di chi lavora durante le feste sul totale dipendenti, le regioni che presentano l’incidenza più elevata sono la Sardegna con il 25,2 per cento, il Lazio con il 23,2 e il Molise con 22,6. Il Veneto è al terzultimo posto a livello nazionale con un numero di lavoratori, come dicevamo più sopra, pari a 278.600 (15,6 per cento del totale). Secondo la CGIA, questi risultati sono ascrivibili al fatto che rispetto al totale dei dipendenti, quelli del settore alberghiristoranti, commercio e trasporti hanno nelle regioni che guidano la graduatoria nazionale una consistenza percentuale molto elevata, poichè, a differenza di altri territori, anch’essi ad alta vocazione turistica - come il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna – il peso degli occupati nel settore manifatturiero è molto contenuto. In UE siamo tra gli ultimi. Rispetto agli altri paesi europei, l’Italia si posiziona nella parte bassa della classifica, tra chi lavora durante le festività. Se, in riferimento ai lavoratori dipendenti, nel 2025 la media dell’UE a 27 è stata del 20,3 per cento – con picchi del 38,4 nei Paesi Bassi, 36 a Malta e 33,6 in Danimarca - da noi la percentuale si è attestata al 17,8 per cento. La lista delle professioni in servizio in questo weekend. La CGIA, infine, ha stilato l’elenco delle principali professioni che da sempre lavorano anche nei giorni festivi pertanto, molti di loro saranno in servizio in questo fine settimana. Esso è costituito da: addetti ai museicinemateatrimostrestadiconcerti e spettacoli vari, addetti al soccorso stradale, addetti alla gastronomia, addetti alla sicurezza privata, addetti alle imprese funebri, Agenti penitenziari, agricoltori, albergatori, allevatori di bestiame, ambulanti, animatori turistici, ascensoristi[1], atleti professionisti, autisti, autonoleggiatori con conducente, autotrasportatori[2], badanti, banconieri, baristi, barman, benzinai, camerieri, cassieri, Carabinieri, casellanti, chef, colf, commessi, commercianti, cuochi, disc-jockey, edicolanti, farmacisti, ferrovieri, finanzieri, fioristi, fotografi, fotoreporter, gelatai, giornalisti, guide turistiche, infermieri, magazzinieri, manutentori di impianti di riscaldamentoraffreddamento[3], marinai, medici, musicisti, negozianti, operai su impianti industriali a ciclo continuo, operatori ecologici, operatori radio-Tv, panificatori, pasticceri, pescatori, pilotiassistenticontrollori di volo-personale di terra delle compagnie aeree, pizzaioli, poliziotti, portuali, ristoratori, tour operator, tabaccai, taxisti, tramvieri, vigilantes, Vigili del fuoco e Vigili urbani. Il costo invisibile. Mentre per molti le festività rappresentano una pausa, un momento di ritrovo e di recupero delle forze fisiche e mentali, per una parte importante di lavoratori italiani, sono giornate come le altre. Anzi, spesso più pesanti. Il lavoro nei giorni festivi è diventato una componente strutturale di interi settori – dal commercio alla sanità, dalla logistica al turismo – ma il suo impatto sulla vita dei lavoratori – siano essi autonomi o dipendenti - resta un tema troppo spesso sottovalutato. Il primo effetto è quello più evidente: la sottrazione del tempo familiare. Le festività non sono solo giorni segnati i “rosso” sul calendario, ma momenti condivisi, in cui la società si ferma e le relazioni si rafforzano. Lavorare in queste giornate significa rinunciare a pranzi, incontri e tradizioni, con un costo relazionale che si accumula nel tempo. Ma il problema non è solo affettivo. C’è anche una dimensione sociale più ampia. Chi lavora nei festivi vive una sorta di disallineamento rispetto al resto della comunità: i giorni di riposo non coincidono con quelli degli altri, rendendo più difficile coltivare amicizie, partecipare alla vita sociale o semplicemente organizzare il proprio tempo libero. È un isolamento silenzioso, che incide sulla qualità della vita. Certo, ci sono ambiti in cui lavorare nei festivi è inevitabile. Ospedali, servizi di emergenza, sicurezza, informazione, trasporti e attività legate al turismoristorazione non possono fermarsi. Ma proprio per questo, il tema non può essere liquidato come una semplice esigenza organizzativa: richiede una gestione attenta, che tenga conto del sacrificio richiesto ai lavoratori dipendenti e autonomi. Il punto, allora, non è stabilire se si debba lavorare nei festivi, ma come farlo. Turnazioni equilibrate, incentivi adeguati e un riconoscimento reale del disagio possono fare la differenza. Perché lavorare quando gli altri si fermano, non è solo una questione di orario: è una condizione che incide profondamente sulla vita delle persone.
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[1] Reperibilità h 24. [2] L’1 e il 3 maggio sono previsti i consueti divieti di circolazione dei mezzi pesanti dalle 9:00 alle 22:00. Sono comunque consentite le consuete deroghe per trasporti e veicoli specifici. Sabato 2 maggio, invece, non è previsto alcun divieto.
[3] Nella stragrande maggioranza dei casi è richiesta la reperibilità h 24.
Un peccato, che la bella abitudine, sollecitata dalla religione cattolica – bella abitudine, che mai dimenticheremo! – del riposo domenicale, vada sparendo, ma i tempi, le esigenze dell’impresa e dei servizi, esigenze, un tempo, in buona parte inesistenti, richiedono presenza e impegno lavorativo, come sopra, da CGIA, bene evidenziato. Si aggiunga il fatto, che lavorare nei giorni, in tema, significa anche, per chi ad esso si dedica, un piccolo, ma, modesto introito aggiuntivo, talvolta molto utile, se non necessario. Importante è che tale impegno venga ‘correttamente’ ricnsciuto.
Pierantonio Braggio

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