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OLIVE, NEL VERONESE LA RACCOLTA 2026 PARTE IN ANTICIPO
Buone prospettive sulle colline veronesi: Salvagno stima di molire un milione di chili di olive e arriva alla nuova campagna senza giacenze, mentre in Italia restano oltre 233 mila tonnellate di olio nei depositi

VERONA, 21 settembre 2026 – La raccolta delle olive nel Veronese quest’anno partirà in anticipo e le prospettive per la nuova campagna olearia sono positive. Nell’area collinare a est di Verona la presenza di olive sulle piante è al momento buona e il Frantoio Salvagno prevede di lavorare circa un milione di chilogrammi di olive, pari a 10.000 quintali, iniziando la raccolta il 12 ottobre, con circa 10 giorni di anticipo rispetto al solito.
La scelta di anticipare la raccolta nasce soprattutto dalla volontà di limitare gli effetti della cascola e preservare al meglio quantità e qualità del prodotto, dopo un’estate caratterizzata da temperature elevate e situazioni di stress idrico.
«Quest’anno abbiamo deciso di anticipare l’avvio della raccolta perché aspettare troppo potrebbe significare perdere una parte delle olive direttamente sulla pianta – spiega Cristina Salvagno del Frantoio Salvagno –. La cascola è diventata un fenomeno con cui dobbiamo confrontarci sempre più spesso. Il nostro obiettivo è raccogliere le olive quando sono nel momento migliore, preservandone sia la quantità sia la qualità ».
Il quadro veronese si inserisce in un comparto regionale in crescita. Secondo il Rapporto statistico della Regione Veneto, nel 2024 l’olivo occupava 4.990 ettari, in aumento dell’1,6%, e la produzione aveva raggiunto 16.050 tonnellate di olive, il 37,4% in più rispetto all’anno precedente, a differenza di altre regioni come l’Abruzzo e il Lazio dove si parla di una produzione a un -30%.
Un segnale particolarmente positivo per Salvagno arriva anche dal mercato. Il frantoio si presenta infatti all’avvio della nuova raccolta senza giacenze della campagna precedente, avendo esaurito come di consueto il proprio olio durante l’estate. Una situazione che spicca nel quadro nazionale: secondo l’ultimo rapporto “Frantoio Italia” dell’ICQRF, al 31 luglio nei depositi italiani erano ancora presenti 233.377 tonnellate di olio di oliva, il 43,9% in più rispetto a un anno prima. Di queste, 185.373 tonnellate erano olio extravergine, comprese 108.299 tonnellate di EVO di origine italiana. Il motivo? La concorrenza di produzioni extra UE come Tunisia e Marocco che incide negativamente sulle vendite.
Anche il confronto territoriale è significativo. Alla stessa data il Veneto deteneva complessivamente 1.338 tonnellate di olio, di cui 1.287 di extravergine, mentre in Puglia le giacenze raggiungevano 73.559 tonnellate. Complessivamente, Puglia, Toscana e Calabria concentravano il 62,8% delle scorte italiane. Per Salvagno, quindi, partire senza prodotto della vecchia campagna significa poter concentrare fin da subito l’attenzione sul nuovo olio e sulla valorizzazione del raccolto 2026.
«Una volta si ragionava soprattutto sulla data ideale per iniziare la raccolta in funzione della maturazione – argomenta Francesca Salvagno, che oltre ad occuparsi dell’azienda di famiglia è consigliere per il Veneto di AIFO, Associazione Italiana Frantoiani Oleari –. Oggi dobbiamo considerare anche quello che sta succedendo alla pianta e al frutto. Se le olive iniziano a cadere prima di essere raccolte, il rischio è perdere sia prodotto sia valore. Anticipare, quando le condizioni lo richiedono, significa difendere il lavoro degli olivicoltori e portare in frantoio olive sane e di qualità ».
La campagna 2026 si apre dunque con buone aspettative per l’area collinare veronese. La sfida sarà trasformare la buona quantità presente sulle piante in una resa soddisfacente e in un olio di elevata qualità . Per il Frantoio Salvagno, che si presenta all’appuntamento con la nuova raccolta dopo avere esaurito la produzione precedente, l’obiettivo è ripartire subito con olio nuovo e valorizzare al massimo il patrimonio olivicolo del territorio.

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