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Evasione? Per i Comuni, combatterla è un optional - CGIA Mestre, 10 ottobre 2026
Nel 2025, in seguito agli accertamenti eseguiti nel 2024, l'Agenzia delle Entrate ha riconosciuto ai Comuni veneti un contributo complessivo per la lotta all'evasione e all'elusione fiscale di oltre 222mila euro. La normativa vigente prevede che le amministrazioni locali che segnalano al fisco casi di infedeltà fiscale su Irpef, Ires, Iva, imposte di registro, ipotecarie e catastali ricevano il 50 per cento di quanto accertato[1]. Grazie a questo meccanismo, l’anno scorso 26 Comuni veneti hanno incassato 111mila euro. Il Veneto, rispetto al resto del Paese, ha una dimensione molto contenuta di evasione fiscale, lavoro nero e abusivismo edilizio. Eppure questa cifra appare comunque troppo bassa e all'interno della CGIA ha sollevato una riflessione. Se a parole tutti si dichiarano, giustamente, scandalizzati e pronti a contrastare ogni forma di evasione, nei fatti la realtà è diversa. Anche chi avrebbe gli strumenti per intervenire, e potrebbe persino trarne un vantaggio economico, finge di non vedere o, peggio ancora, trattandosi di pubblici ufficiali, si volta dall'altra parte. I dati del 2024 lo confermano: su 560 Comuni veneti solo 26 (il 4,6 per cento) hanno trasmesso all'Agenzia delle Entrate "segnalazioni qualificate", in materia di evasione. Il più attento è stato il Comune di Verona. Nel 2025 il Comune veneto che ha incassato di più dalla lotta all’evasione è stato Verona con 30.126 euro. Seguono Vicenza con 20.871, Venezia con 16.245 e Negrar di Valpolicella, Verona, con 8.007. Rileviamo che i Comuni capoluogo di provincia di Belluno, Treviso e Rovigo non hanno incassato alcunché, lasciando presagire che non abbiano inviato nessuna “segnalazione qualificata” all’Agenzia delle Entrate. E’ anche vero che molti Sindaci non possono fronteggiare l’evasione. Segnalare un presunto evasore al fisco non è affatto semplice per i Comuni. Lo fa notare la CGIA, spiegando che le comunicazioni inviate dalle amministrazioni locali devono essere puntuali e circostanziate, e riportare i dati identificativi del soggetto a cui vengono contestati comportamenti evasivi o elusivi. Motivazioni generiche, insomma, non bastano. C'è poi il nodo delle competenze. Per costruire l'istruttoria da girare all'Agenzia delle Entrate serve personale preparato, in grado di svolgere una vera e propria attività "investigativa". Un'abilità che un dipendente comunale può acquisire solo attraverso una formazione mirata e continuativa, che dovrebbe essere garantita dalla stessa Amministrazione finanziaria. Il risultato? Con organici ridotti all'osso e uffici spesso del tutto impreparati ad affrontare la materia, per molti sindaci diventa un'impresa ricorrere a questo strumento. Altri “preferiscono” non segnalare. E’ vero, come dicevamo più sopra, molti Comuni dispongono di poco personale e spesso impreparato a espletare queste funzioni. Se, invece, le competenze sono disponibili, in massima parte vengono utilizzate per “recuperare” l’evasione dei tributi locali in capo ai Comuni come l’Imu, la Tari, la Tosap, l’imposta sulla pubblicità e quella di soggiorno che non rientrano nella fattispecie analizzata in questo approfondimento. C'è poi un'ipotesi che sarebbe ingenuo scartare: per moltissimi sindaci, dichiarare guerra a evasori e abusivi è un suicidio elettorale. In larga parte del Paese il consenso locale si costruisce e si conserva proprio girando lo sguardo dall'altra parte. Si chiude un occhio sulla casa tirata su senza permessi da chi non poteva permettersene una si tollera il lavoro in nero di chi non ha un impiego regolare. Non è distrazione, è un patto: l’amministratore non vede, il cittadino infedele “ringrazia” e lo vota. Come è possibile non “vedere” gli edifici abusivi? Gli ultimi dati del Cresme riportati dall’Istat ne “Il benessere equo e sostenibile in Italia” fotografano una situazione allarmante. Sebbene negli ultimi in anni sia in leggero calo, nel 2022 l’abusivismo edilizio[2] ha registrato il suo picco massimo in Basilicata e in Calabria, entrambe con una percentuale del 54,1 per cento. Seguono la Campania con il 50,4 per cento, la Sicilia con il 48,2 per cento e la Puglia con il 34,8 per cento. Sia chiaro. Non si tratta solo di seconde o terze case date in affitto ai turisti. Spesso si tratta di interi quartieri o parti di città edificati in spregio alle norme urbanistiche, anche per dare una risposta alle tensioni abitative che, purtroppo, interessano soprattutto le periferie delle grandi città. Le regioni, invece, meno interessate dalla “piaga” dell’abusivismo edilizio sono state il Piemonte, la Valle d’Aosta e l’Emilia Romagna, tutte e due con il 4,2 per cento, e, in particolar modo, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia, ambedue con un livello del 3,3 per cento. Segnaliamo che nel Veneto il tasso è del 5,3 per cento. Il dato medio nazionale si è attestato al 15,1 per cento. E l’evasione e il lavoro nero? Nel 2023, ultimo anno in cui i dati sono disponibili, tra evasione tributaria e contributiva alle casse dello Stato sono stati sottratti 107 miliardi di euro. In Calabria la percentuale di evasione raggiunge il 20,4 per cento (pari a 3,3 miliardi di euro), in Puglia il 18,5 (7 miliardi), in Sicilia il 18 (7,9 miliardi) e in Campania il 17,9. In Veneto contiamo 8,25 miliardi di mancato gettito (pari al 10,1 per cento del Pil), collocandoci al 17° posto su 21 realtà territoriali monitorate. La media Italia è dell’12,1 per cento. Detto ciò, come è possibile che in molti Comuni capoluogo di provincia non ci sia stato uno straccio di “segnalazione qualificata” sulla presenza di abitazioni abusive eo evasione fiscale? Se solo una parte di queste irregolarità fosse stata comunicata secondo le procedure all’Agenzia delle Entrate, molti Sindaci avrebbero più soldi a disposizione, mentre i cittadini onesti, che sono la maggioranza, avrebbero servizi migliori e, molto probabilmente, tasse locali più leggere. Anche il lavoro sommerso è un grosso problema. Le stime dell’Istat ci dicono che i lavoratori irregolari presenti in Italia sono oltre 2,6 milioni[3], di cui 979.500 sono concentrati nel Mezzogiorno (37,5 per cento del totale). Un esercito di “invisibili” che ogni giorno si reca nei campi, nei cantieri o nelle case degli italiani a lavorare per pochi euro all’ora senza nessuna copertura assicurativa e previdenziale. Dal calcolo del tasso di irregolarità[4] emerge che in Calabria è al 17,9 per cento, in Campania al 14,4, in Sicilia al 14 e in Puglia del 13,1. Il Veneto è al penultimo posto a livello nazionale con 169.100 occupati irregolari (7,2 per cento). Il dato medio nazionale è pari al 10 per cento. Gli ambiti di intervento dei Comuni, per combattere gli evasori. Le “segnalazioni qualificate” che i Comuni devono comunicare all’Agenzia delle Entrate riguardano i seguenti ambiti di intervento: a. commercio e professioni (ad esempio, riguardo ai soggetti che, pur svolgendo un’attività di impresa, siano privi di partita Iva) b. urbanistica e territorio (es. soggetti che abbiano partecipato, anche in qualità di professionisti o imprenditori, ad operazioni di abusivismo edilizio con riferimento a fabbricati e insediamenti non autorizzati di tipo residenziale o industriale) c. proprietà edilizie e patrimonio immobiliare (persone fisiche nei cui confronti risulti la proprietà o diritti reali di godimento di unità immobiliari diverse da abitazioni principali, non indicate nelle dichiarazioni dei redditi, ovvero notifiche di avvisi di accertamento per omessa dichiarazione relativa alla tariffa sui rifiuti in qualità di occupante dell’immobile diverso dal titolare del diritto reale, in assenza di contratti di locazione registrati, ovvero di redditi di fabbricati dichiarati dal titolare del diritto reale ai fini dell’imposizione diretta) d. residenze fittizie all’estero (soggetti che, pur risultando formalmente residenti all’estero, abbiano, di fatto, nel comune il domicilio ovvero la residenza ai sensi dell’art. 43, commi 1 e 2, del codice civile) e. disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva (persone fisiche che risultino avere la disponibilità, anche di fatto, di beni e servizi, ovvero altri beni e servizi di rilavante valore economico, in assenza di redditi dichiarati con riferimento a tutti i componenti del nucleo familiare del soggetto). Pertanto, le informazioni che il Comune dovrà trasmettere al fisco saranno riconducibili prevalentemente alle fonti di reddito immobiliari, già oggetto di accertamento definitivo ai fini dei tributi locali.
––––––––––––––––––––––––––––– [1] In origine la legislazione nazionale riconosceva ai Comuni il 30 per cento dell’accertato. Nel 2011 la quota è salita al 50 e dal 2012 al 2021 ha raggiunto il 100 per cento, per poi essere ridotta di nuovo al 50 dal 2022. Da quest’anno, infine, si tornerà al 100 per cento. [2] Numero di costruzioni abusive per 100 costruzioni autorizzate dai Comuni.[3] Ultimo dato disponibile aggiornato al 2023.[4] Dato dal rapporto tra il numero degli occupati non regolari e il totale degli occupati (regolari e non regolari).
________ Situazione sconfortante, quindi, in fatto di evasione. Per un motivo o per l’altro, numerose ne sono le cause, sopra evidenziate, che solo in un anno, il 2023, hanno creato allo Stato un perdita di 107 miliardi… Pierantonio Braggio

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