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| Mercoled 20 Ottobre 2021 |
VINO DEALCOLATO; ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA, ENOLOGI E CONSORZI VENETI A VINITALY CON IL CONSIGLIERE REGIONALE BOZZA: “IL VENETO FACCIA SISTEMA PER DIFENDERSI DALLA RIFORMA UE”
La tavola rotonda oggi in Fiera: “Giù le mani dal vino italiano! Difendiamo il patrimonio culturale, storico e identitario del nostro straordinario comparto vitivinicolo! È ora di fare sistema assieme”
Stamattina al Palaexpo di Veronafiere, a Verona, all'interno di Vinitaly Special Edition, si è tenuta la tavola rotonda organizzata dal Consigliere regionale Alberto Bozza: “Pericoli e ambiguità della riforma europea della Pac sul vino Igp e Dop dealcolato. Azioni di tutela: obiettivo fare sistema”.
Un evento che fa seguito alla mozione presentata da Bozza, con la collega Elisa Venturini e il gruppo di Forza Italia in Regione, per prendere posizione contro gli scenari, sia culturali che economici, che può sviluppare la liberalizzazione del vino dealcolato: “Il vino senza alcol non può essere considerato e definito vino – ha esordito Bozza – sia denominato in altro modo, altrimenti il rischio è che l'Ue vada a colpire un nostro pilastro identitario e culturale, danneggiandolo anche sul piano economico e commerciale. Il Veneto è la regione trainante della filiera vitivinicola italiana, rappresenta il 36% dell'export totale, il 25% della produzione nazionale e il 30% della produzione italiana di Igp e Dop. Per questo siamo qua oggi: vogliamo creare sinergia e, appunto, fare sistema per tutelare le eccellenze venete dai pericoli di una riforma del genere”.
La tavola rotonda infatti ha coinvolto Confagricoltura, Coldiretti, Cia, Assoenologi e i Consorzi di tutela veneti e veronesi e si è concluso con un documento condiviso sulle azioni da intraprendere per difendere la filiera veneta e italiana. Documento che sarà sottoposto a Governo e Istituzioni europee.
Dopo saluti iniziali il Presidente di Veronafiere Maurizio Danese, Bozza ha dato la parola al prof. Riccardo Cotarella, Presidente di Assoenologi, che ha detto: “Abbiamo l'impressione che certi interessi europei vadano oltre alla tutela di questo enorme patrimonio italiano che è il vino, la bandiera più rappresentativa del nostro agroalimentare sul piano internazionale. Dico: giù le mani dal vino italiano! Ma ci si rende conto cosa significa scomporre un puzzle perfetto come il vino con la dealcolazione? L'alcool è il collante di ogni componente del vino per la sua dolcezza, morbidezza, calore. Volete dealcolare totalmente il prodotto per venire incontro a esigenze di consumo o religiose? Benissimo, ma allora non si chiami vino quel prodotto”. “Ma il sacrilegio – ha continuato Cotarella – sta nella dealcolazione parziale: così si crea un mostro andando a sconvolgere chimicamente il vino, sul piano dell'acidità, dei tannini eccetera. Vogliamo un vino tannico, aggressivo, non piacevole? Magari poi ci aggiungiamo poi lo zucchero e creiamo un bel “minestrone”. Ma stiamo scherzando? Il vino è un insieme di microelementi che danno la perfezione e che non bisogna modificare o sconvolgere. La dealcolazione poi danneggia soprattutto i piccoli e medi produttori, coloro che costituiscono l'identità del vino italiano e l'anima dei territori”.
Poi è intervento Domenico Bosco, responsabile nazionale vitivinicolo di Coldiretti: “Questo tema della dealcolazione è stato presentato in modo subdolo all'interno del negoziato della Pac. La dealcolazione era già regolamentata a livello europeo, solo che in quei casi non si parlava di vino. Non siamo contrari di per sé alla dealcolazione di una bevanda a base di vino, capiamo che così si va incontro a nuovi mercati, il punto è che questi prodotti si potevano già realizzare prima di questa riforma, solo che giustamente non si potevano chiamare vino. La normativa insomma c'era già, ma all'ultimo momento qualcuno ha inserito nella Pac una nuova disciplina che va a considerare vino (e non bevanda a base di vino) il prodotto delalcolato. Cosa fare oggi? La strada è una, quella di difendere la nostra identità del vino, non possiamo permettere che ci sia un vino italiano parzialmente o totalmente dealcolato. L'Italia deve mantenere la propria riconoscibilità. S'intervenga con una norma nazionale per impedire il vino italiano dealcolato”.
Alberto De Togni, Presidente di Confagricoltura Verona, ha detto: “Noi siamo assolutamente contrari alla dealcolazione parziale, che genera confusione. Non siamo avversi invece a immettere sul mercato, accanto al vino normale, una bevanda totalmente dealcolata a base di vino. L'importante è la chiarezza: così uno sceglie poi liberamente di bere un vino vero, oppure un'altra bevanda non alcolica a base di vino. Invece con la disciplina inserita dalla nuova Pac, che apre al vino parzialmente dealcolato, si rischia di creare confusione commerciale, di confondere il consumatore. L'obiettivo vero deve essere fare chiarezza”
Luca Brunelli, responsabile nazionale vitivinicolo di Cia, ha detto: “La riforma Pac sul vino delcolato non ci piace, ma se l'Italia fa sistema per difendere il suo vino italiano - e intendo aziende, associazioni di categoria, consorzi e istituzioni - senza personalismi, se ognuno fa la sua parte in sinergia credo che la direttiva europea poco possa scalfire. Ci sono i nostri disciplinari che hanno una storia, non vanno stravolti per rincorrere uno specchietto per le allodole. Vogliamo allargare il mercato con un prodotto dealcolato? Ok, si può fare, ma non non chiamiamolo vino. L'Italia, se fa l'Italia, non avrà problemi con nessuno: ci prendiamo la responsabilità di restare uniti?”.
Franco Cristoforetti, Presidente di A.Vi.Ve, che riunisce i Consorzi di tutela veronesi, ha detto: “Nei nostri disciplinari consentiamo solo le pratiche tradizionali, la dealcolazione non lo è. E la battaglia sarà che questa pratica non venga riconosciuta all'interno del nostro mondo. Ci sono altre nazioni che sono più interessate a questa pratica, quindi dico: se vino dealcolato deve essere, lo sia solo con dicitura comunitaria e sia definito bevanda, non sia mai invece vino italiano. La dealcolazione non ci serve”.
Pierclaudio De Martin, Presidente di U.Vi.Ve, che riunisce i Consorzi di tutela veneti, ha concluso ricordando l'altra criticità che si sta manifestando in sede Ue, sul riconoscimento Igp al Prosek croato: “Un'iniziativa che mette a repentaglio tutto l'agroalimentare italiano e non solo il mondo del vino. A livello Ue auspico ci sia un appoggio francese su questo tema”.

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