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| Domenica 7 Agosto 2022 |
Si confermano positivi, anche nel secondo trimestre dell’anno, gli indicatori economici della provincia veronese con la produzione che segna +3,4%.
L’industria veronese resiste alle criticità attuali, anche se la guerra in Ucraina, l’inflazione e i prezzi energetici iniziano a farsi sentire, soprattutto sulle prospettive.
Verona 6 agosto 2022. Confindustria Verona, informa che “Nel secondo trimestre del 2022 la produzione veronese cresce del 3,4%, meno delle prospettive che la davano a 5,7%. Il perdurare del conflitto russo-ucraino e le criticità legate al rialzo dei prezzi energetici e all’inflazione ne affievoliscono lo slancio rispetto alla scorsa rilevazione, ma il risultato resta buono, alla luce del contesto attuale. Di riflesso diminuisce anche il numero di imprese che dichiara una produzione in aumento (50% vs. 56% della scorsa rilevazione) e rallentano le prospettive per il terzo trimestre, pur se positive (+2,5%). Positivo l’andamento delle vendite interne (+5,8%) e dell’export Ue (+9,6%), anche se in rallentamento rispetto ai risultati rilevati a inizio anno (rispettivamente +7,5% e +13,9%). Subisce invece una brusca frenata l’export extra-Ue, che si ferma all’1,83% contro l’11,4% registrato nella scorsa rilevazione. A pesare è la debolezza del commercio mondiale, condizionato da dinamiche al ribasso in diversi mercati di sbocco: dimezzate le vendite in Russia, in ampio calo quelle in Cina e Giappone. Positivi gli ordini, che aumentano del 6,9% in linea con le previsioni (ordini IT +4,6%; ordini ES +6,8%). Stabile la situazione per i pagamenti, normali per l’82% delle aziende. Liquidità buona o normale per l’80% delle aziende (87% nel primo trimestre 2022). Si raffreddano i prezzi di materie prime e prodotti finiti rispetto a quanto rilevato nel primo trimestre del 2022. Per le materie prime la variazione, se pur più contenuta, resta comunque significativa (+15,8%) ed erode i margini aziendali dal momento che le imprese ritoccano solo in parte i listini. L’aumento dei prezzi dei prodotti finiti è infatti dell’8,5%. In calo la fiducia delle imprese. Nonostante questo, è comunque pari all’86% il numero di imprenditori che prevede nei prossimi 12 mesi di aumentare gli investimenti o mantenerli stazionari rispetto all’anno scorso. Fatturato in aumento per il 67% delle imprese di servizi, in miglioramento rispetto alla precedente rilevazione (60%) complice probabilmente l’allentamento delle restrizioni anti-covid e l’avvio della stagione estiva che incide maggiormente sulle aziende di servizi”. In merito, chiarisce Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Verona: “In un contesto difficile la nostra economia continua a crescere. Sono convinto che si tratti di una sorta di effetto Draghi. Solo lo standing di Mario Draghi, infatti, ha potuto dare al nostro Paese fiducia e soprattutto credibilità. Una credibilità data dai fatti. Il raggiungimento di tutti i 45 obiettivi fissati dal PNRR per giugno e le riforme avviate sono stati la garanzia che ha permesso al nostro Paese di arrivare a risultati importanti. Il PIL italiano è cresciuto nel secondo trimestre del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2021; e l’occupazione sempre a giugno ha superato il 60%, record che non si vedeva dal 1977.A fronte di queste credenziali il Governo Draghi non ha superato l’estate e per l’ennesima volta ci troviamo ad affrontare una campagna elettorale estiva, e pur non volendo scendere nel merito delle scelte dei singoli partiti, un invito vorrei farlo a tutte le forze politiche in campo e anche ai nostri candidati locali: il confronto è utile e può essere anche duro e deciso, ma mi auguro che i confini della sana competizione non vengano superati perché, passati questi due mesi, sarà necessario formare il prima possibile un nuovo Governo, sarà necessario dare stabilità al Paese e dare seguito al percorso intrapreso. Servirà coesione, serietà e credibilità e una campagna elettorale violenta credo sia la peggiore premessa per tutto questo. Quello che i numeri ci stanno trasmettendo, infatti, è una sorta di situazione sospesa che pur se positiva sta lentamente peggiorando ed è una rotta che deve essere invertita. Dobbiamo essere pronti in autunno per definire la nuova legge di bilancio, per portare avanti a passi svelti e costanti gli obietti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono tante le situazioni critiche, l’inflazione, i costi dell’energia, le aziende riducono i propri margini e le famiglie si stanno impoverendo. Occorrono risposte. Bene il raddoppio dei benefit aziendali esentasse, il welfare è la via per dare una risposta concreta ai nostri dipendenti. Ma oltre a risposte contingenti occorrono anche scelte di medio e lungo termine, l’occupazione va sostenuta. Confindustria ha fatto diverse proposte in merito, ad esempio, al ruolo dei Fondi Interprofessionali, sui giovani e la formazione. L’agenda è fitta e non può permettersi stop prolungati o annacquamenti per interessi puramente elettorali. Il passato ci ha insegnato che le imprese alla fine un modo per crescere e creare valore e sviluppo lo trovano sempre, vorrei solo che non fosse sempre una strada così tanto in salita e poter avere al più presto un sistema Paese con cui lavorare fianco a fianco”. Un quadro completo, con più luci, che ombre, ma accompagnato, purtroppo, da giusti timori, circa un futuro prossimo, che data la situazione attuale, con i diversi elementi negativi, che non sembrano allontanarsi, non permette di programmare e di procedere, con quella tranquillità, della quale ha assoluto bisogno l’economia. Ricordiamo: se non ci fosse l’impresa…
Pierantonio Braggio

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