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| Mercoled 17 Luglio 2024 |
Museo Luigi Bailo di Treviso: aperte sette nuove sale
Treviso, 17 luglio 2024
Inaugura oggi “Donazioni e Donatori”, il percorso espositivo permanente che si sviluppa in sette nuove sale al Museo Luigi Bailo. Ad accogliere il pubblico saranno più di 100 nuove opere, frutto di notevoli lasciti ai musei civici.
Partendo dalla Galleria dell’Ottocento, allargata a un ulteriore grande salone, il visitatore incontrerà la preziosa raccolta di opere donate da Sante Giacomelli nel 1874. Qui, assieme a celebri esempi di romanticismo storico, spiccano i lavori di Vincenzo Abbati, Giuseppe Bernardino Bison, Ippolito Caffi, Natale e Felice Schiavoni, Rosa Bortolan, Pietro Paoletti ed Eugenio Moretti Larese. A fare da prezioso contesto, una serie di ceramiche artistiche realizzate nell’‘800 dalla manifattura trevigiana Fontebasso.
La seconda sala è dedicata ai ritratti dei donatori. L’omaggio a chi ha accresciuto generosamente il patrimonio civico raccoglie le raffigurazioni eseguite da Lino Selvatico e Guiscardo Sbrojavacca, quelle di Luigi Serena ai componenti delle famiglie Provera e Lorenzon, senza tralasciare quelle di Dario Gobbi.
Una saletta è poi riservata agli autoritratti di alcuni artisti protagonisti al Bailo. Tra questi, Luigi Serena, Guglielmo Ciardi, Antonio Carlini, Giovanni Apollonio, Guido Cadorin, Giovanni Barbisan, Renato Nesi, Sante Cancian, Aldo Voltolin, Toni Benetton, Renato de Giorgis e Juti Ravenna.
Tra gli ultimi ingressi, a cui sono rispettivamente destinate apposite sale, la selezione di ceramiche trevigiane di primo Novecento “Ceramiche E. Lazzar” di ascendenza Liberty e un nucleo di sculture giovanili di Arturo Martini.
Si prosegue quindi con la rappresentanza di una generazione di scultori del Novecento: Umberto Feltrin, Alfiero Nena, Toni Benetton, Augusto Murer, Gino Cortelazzo, Carlo Conte, Ugo Arvedi, Sergio Storel. E ancora, Giovanni Raffaelli, Ettore Calvelli, Marcello Mascherini e Gianni Aricò. Il percorso arricchisce le sezioni di artisti già testimoniati nelle permanenti, come Nino Springolo e Giovanni Barbisan, permettendo di conoscere le opere di Giovan Battista Canal e di altri artisti degli anni Trenta, inseriti nel contesto del “gigantismo dell’arte” (quello di Martini, Carrà, Campigli), ora testimoniato anche con le opere di Achille Funi, fino ai grandi bozzetti per il Monumento ai Caduti di Treviso.
Chiudono il percorso dipinti e opere (di Carmelo Zotti e Renato de Giorgis) giunti da recentissime donazioni alle collezioni cittadine.
«Sono la testimonianza concreta» sottolinea il Sindaco di Treviso, Mario Conte, «dell’amore che i trevigiani, ma non solo, hanno per i loro Musei e per la loro Città. Con queste sale diamo così conto alla comunità di una parte di questi tesori che fino ad oggi si trovavano nei depositi e mostriamo altresì alcuni pezzi delle recenti acquisizioni. Ultime in ordine di tempo quelle di Arturo Martini e Gino Rossi, o Carmelo Zotti e Gino Cortelazzo a cui futuri approfondimenti potranno meglio indagarne le figure».
«Dedicare queste nuove sale idealmente a “Donazioni e Donatori”» evidenzia Maria Teresa De Gregorio, assessore alla Cultura della Città di Treviso, «significa anche omaggiare la generosità dei collezionisti. Dietro ogni donazione sta la scelta, la volontà, la generosità di uno o più donatori con le loro famiglie che, con il loro gesto, hanno voluto consegnare alla memoria collettiva opere che hanno amato e a lungo conservato in famiglia e in casa. Opere, lo ricordiamo, che hanno anche un valore patrimoniale davvero significativo, e anche per questo il gesto di tanti donatori deve essere ancor più riconosciuto».
«La tradizione di destinare alle raccolte civiche i tesori artistici di famiglia» ricorda il direttore dei musei civici, Fabrizio Malachin, «è antica quanto il nostro Museo la cui data di nascita coincide proprio con la donazione della raccolta di Margherita Grimaldi Prati nel 1851. Sul suo esempio molti altri donatori hanno consentito che le collezioni pubbliche incrementassero fino alla consistenza attuale: una tradizione che non si è mai interrotta».

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