Carenza di manodopera, di personale specializzato e molto altro… Intervista a Mario Albini, Albini Group, Verona – esperto e studioso, nel mondo del lavoro e, da decenni, attivo nel campo delle spedizioni, dei trasporti e della logistica
D.: Come Lei bene sa, sig. Albini, il mondo del lavoro, si trova, oggi, nel mezzo di una costante evoluzione di idee, di usi e di costumi, di esigenze della persona e dell’impresa…
R.: Basilare è riconoscere che l’ignoranza è una cattiva maestra. Andare a scuola non è sufficiente, per considerarsi colti. Questo implica un processo continuo, per tutta la vita. Nello studio, come nel lavoro, serve applicarsi ed essere perseveranti. Occorre avere un atteggiamento attivo, coltivare la curiosità, porsi domande, non prendere tutto per assodato, domandarsi il perché di determinate cose ed ipotizzare soluzioni diverse, per migliorare: il miglioramento deve esse continuo, altrimenti si verrà superati, da chi lo fa meglio. Questo “abito mentale” è bene averlo, sempre in movimento. Ci aiuterà a gestire, con minore stress i cambiamenti, cui siamo soggetti. Avremo sicuramente bisogno di tecnici, di specialisti, ma ricordiamo che non resteranno a vita, in azienda, e spetta a noi attuare i “cambiamenti”, per fare e lavorare, in modo diverso. Oltre il 90 % dell’imprenditoria italiana è composta da piccole aziende, abituate a fare come si è sempre fatto. Il cambiamento non è facile. Ma è necessario, irrinunciabile. In bicicletta, se si sta fermi, si cade e, in azienda, avviene lo stesso. Il cambiamento è fatto da tecnologie: non resta che governarlo, evolverlo, migliorarlo, per distinguersi, dalla concorrenza. La buona volontà e la tenacia sono alla base di tale impegno.
D.: Concentrandoci, sulla voce impresa, quell’impresa, per troppo lungo tempo, male considerata, ma essenziale, per la vita della società, deve procedere a pari passo, con l’evolversi dei tempi, non trascurando ogni minima innovazione, sebbene, sempre, alle prese con ostacoli…
R.: Impresa, per la politica, grande sconosciuta. Basti pensare che una srl, con due soci lavoratori e con fatturato di € 250.000, ha le stesse incombenze di un’altra, con molti dipendenti, che fattura € 500.000.000: cambia solo il numero di righe di operazioni da registrare, ma le cose, che per lo Stato bisogna adempiere, sono le stesse, identiche. Vi sono società semplici, agricole, che, magari, fatturano molto e che pagano in base al reddito catastale. È mai possibile? Servirebbe una nuova legge, per liberare tempo, costi ed obblighi alle aziende “familiari”, anche se costituite, con ragione sociale, in forma giuridica: fino ad un tot fatturato, semplificazioni reali. Con la tecnologia ed i controlli telematici incrociati, scovi i furbetti, senza dover martirizzare l’intero mondo…. Poi, c’è lo stigma sociale… Solo per il fatto di essere imprenditore, appari un furbastro, che cerca di raggirare lo Stato, di evadere le tasse… Non dico che non ci siano cattivi esempi, che vanno, giustamente, criticati e perseguiti, ma, ci sono milioni di piccoli imprenditori, che alzano la saracinesca tutti i giorni, che faticano, fino a sera, che, a volte non fanno le vacanze, per tenere a galla la barchetta, con tanto orgoglio ed onore. Se sei piccolo, spesso non hai soldi, tempo e maestranze, per fare innovazione. La fai, se sei obbligato, come subfornitore di una media grande impresa, che, altrimenti, non acquista da te. Quindi, invece, vi sono specialisti, atti a fare un determinata lavorazione (anche piccola), ma, che sono il non plus ultra mondiali ed hanno clienti, in 70 Paesi. Questi specialisti sono talmente bravi, che altre aziende non ritengono conveniente, per la propria limitata necessità, attrezzarsi in proprio e che, pertanto, si servono i di queste aziende super dotate, che dispongono di tutti gli ultimi ritrovati tecnologici… Siamo ancora intrisi di impresa, intesa come “parón”, padrone,… In fatto di stipendio e di netto, in busta paga…, non mi allontano dal vero, se dico che 1500.-€ netti, costano all’azienda 11 mesi 200 gg. di lavoro, quasi il doppio, tenendo conto di tutti gli ammennicoli. Negli anni ’90 del 1900, con i radicali e (forse, con i leghisti), si agiva per l’eliminazione del sostituto d’imposta. Provate a chiedere, ad AI, cos’è il sostituto d’imposta, in Italia, poi chiedete al V. Sindacato e capirete molte cose… Aziende “pubbliche”: mi sono sempre domandato, perché sia così difficile poter averle, in termini, da produrre reddito o, quanto meno, da ridurre i costi, a carico della collettività. Poi, ci sono aziende, che lavorano, ai limiti della legalità o fuori da essa, che scacciano le aziende sane, non potendo sopportare la concorrenza leale. Ma, ci sono tante aziende illuminate, che prosperano, per il bene della società tutta.
D.: Un tutto, che deve venire rapidamente studiato e messo in atto, pena la perdita di competitività…
R.: Ricordo un titolare di un emergente supermercato, poi diventato un multipaesano e socio di un grosso discount, con sede in Verona, che, a fronte di proposte innovative, nel settore ortofrutticolo, mi rispose:” Pròpòneghélo a XY, ché, se védo che’l fùnsióna, dòpo, ‘ncómìncio ‘nca mi”… Un altro, a fronte di una cosa innovativa, che funzionava bene, sospese le vendite dicendomi: “G’ho i frìghi piéni dei me pómi e nó pòsso pì cónpràr i tói”! Oggi, le cose sono cambiate del tutto. Bisogna avere certificazioni, dimostranti che sei in regola… È molto complesso restare competitivi: in fatto di energia, paghiamo il doppio, che le aziende europee mercati sempre più dominati da grossi gruppi… carenza di manodopera… mercato instabile, concorrenza sleale degli oligarchi della rete, che non pagano tasse, non solo in Italia od in Europa e l’Irlanda, che si accontenta di briciole, per allocare le loro sedi e se le chiedi di eliminare questi privilegi, si parla di crollo dello Stato, dipendente, com’è da tali briciole, che, tuttavia, fanno cifra. Comunque, la competitività sta nel pagare bene le persone, farle sentire importanti, utili, tenere i conti in ordine, essere in regola, con il fisco e con enti vari e fare, meglio di altri, la stessa cosa. Non basta essere rapidi, bisogna essere i migliori. Come diceva Velasco, impareggiabile allenatore, laureato in filosofia: “non basta giocare bene… Alla fine della partita, devi avere un punto in più, dell’altra squadra, indicato sul tabellone”… Grande verità….
D.: Alla base, tuttavia, delle nostre considerazioni, essenziale è la presenza dell’uomo, senza del quale, nulla progredisce… Che ci può dire in materia e, particolarmente, con riferimento al mondo del lavoro, oggi, anche in presenza di AI?
R.: Non avevo ancora letto la domanda, ma, credo, d’avere già risposto qualcosa, in precedenza… Tutti parlano di AI e dei rischi, che produrrà, e se ne cominciano a sentire i primi effetti. Bisogna tornare all’umano, bisogna aiutare a porsi domande, abituarsi a chiedere il perché di una determinata cosa, avere curiosità, aver voglia di provare, avere sempre fame di nuove sfide, anche piccole, ma, che aiutano a crescere, a sperimentare in piccolo e a “rischiare”, sempre un po’ di più, onde crescere, in competenze e sapere. Importante, imparare a comprendere, cosa posso fare di meglio, con l’AI, mentre è probabile che debba lavorare di giorno, per non perdere il lavoro, e studiare, la sera, per continuare a crescere, per non essere sbattuto fuori dalla tecnologia. I migliori risultati ottengono soggetti, che hanno basi umanistico filosofiche e, successivamente, economiche, o di allenatorecoach, o innovatore di AI…
D.: In tema di collaborazione, in azienda, i rapporti fra collaboratori e impresa, sono, oggi, non solo migliorati, rispetto anche ad un recente passato, valendo, oggi, maggiormente il principio del rispetto della persona, di riconoscenza, per la sua collaborazione, nonché la naturale tendenza di fare in modo, che collaboratori, resisi esperti, quali tesoro dell’azienda, non la lascino, trasferendosi ad altro ambiente…
R.: È esattamente quello che dicevo prima. Se l’ambiente è collaborativo, nel rispetto dei ruoli e delle gerarchie, esiste la possibilità che la mia piccola idea, od esperienza, possa essa presa in considerazione, e sarà per me un orgoglio, incommensurabilmente, superiore ad un extra, in più, che potrei guadagnare, in altra azienda. Tale, secondo me, è la formula semplice, che funziona sempre, in ogni ambiente. Ci sono aziende, che fanno i tagli lineari e, per ragioni di mera remunerazione del capitale investito, rimansionano ruoli e persone, che, alla fine, si trovano a avere un netto inferiore o a dover anche finanziare le spese di trasferte e trovarsele rimborsate il mese successivo: sono aziende che hanno cambiato proprietà e acquistate da fondi pensionistici, che devono portare a profitto il capitale, nel quadrimestre, giocando sulle persone. Che economia è mai questa? Per me non vale questo… Il mercato è bellezza... Credo nel mercato regolato, non in anarchia e del potere del più forte, che non portano miglioramenti. Pier Paolo Pasolini, già negli anni ’70, del 1900, aveva scolpito, in modo chiaro, la differenza nitida, fra “sviluppo”, quale potenziamento, strumentazione tecnica, e “progresso”: miglioramento della condizione umana…
D..: Sappiamo – e non da oggi – che è difficile trovare collaboratori, anche a causa della pesante situazione demografica…
R.: Se, osserviamo telefilm statunitensi, troviamo l’esatta percentuale di ogni etnia rappresentata nel Paese. Avete guardato le nazionali di calcio di Francia, di Inghilterra e d’Olanda? In Italia è scoppiato un caos, per mesi, perché, nella Nazionale italiana femminile c’erano delle non bianche… Lo ricordiamo? Solo perché nere, ma italianissime… Ricordate, come Balotelli veniva trattato? Al Bentegodi, Verona, se non ricordo male, il 28 aprile 1996, i tifosi dell’Hellas si scagliarono contro l’ingaggio dell’olandese Ferrier (olandese, non biondo bianco, ma, nero), assistito da Mino Raiola – fonte https:www.gazzetta.itCalcioSerie-A24-03-2022serie-a-noir-verona-razzismo-manichino-impiccato-bentegodi-ferrier-4301994363190_preview.shtml?reason=unauthenticated&origin=http%3A%2F%2Fwww.gazzetta.it%2FCalcio%2FSerie-A%2F24-03-2022%2Fserie-a-noir-verona-razzismo-manichino-impiccato-bentegodi-ferrier-4301994363190.shtml.... L’Italia è, con il Giappone, il Paese più vecchio al mondo. Avevamo il Partito Comunista, più forte al mondo, dopo quello dell’ex URSS, la chiesa Cattolica potente…: cosa è successo in 40 anni? È cambiato lo scenario, ma, chi abbiamo mandato al governo, per ridurci in questo stato? Nel 2080, in Italia, stante il gelo demografico, saremo 45 milioni di abitanti. Chi pagherà le pensioni? Chi farà funzionare le fabbriche? Chi lavorerà, negli ospedali? Nelle ammirazioni pubbliche? Già vent’anni fa, dicevo ad alcuni: … “Dovrete fare i voli ter, per andarli a prendere. L‘Italia, piattaforma nel Mediterraneo, crogiolo di differenti civiltà, da sempre… A Verona, perdipiù, abbiamo anche “ ‘l Véscovo mòro e santo”, che veniva, se non erro, dalla Mauritania… L’Africa ha una popolazione, con età media di 1920 anni: quale atteggiamento collaborativo abbiamo, con tale popolazione? Dalla Bossi (pace all’anima sua!) - Fini, non abbiamo fatto altro che criminalizzare chi aveva come obiettivo di fuggire, per andare a vivere, in democrazia e stare meglio. Lo Stato, quali politiche di integrazione ha messo in campo? E si badi bene… Non parlo di pietismo, parlo di uno Stato forte, che detta regole precise, ma, fa integrazione. Non possiamo continuare a pensare di impedire alle persone di cercare di stare meglio, anche se abbiamo chi, addirittura, parla di remigrazione… Non notiamo che lasciano l’Italia anche gli immigrati e che continuiamo ad accanirsi contro, invece di lavorare per…? Domandiamoci a che giova?
D.: Cosa potremmo prevedere, in merito, cosa potremmo mettere in atto, onde l’impresa non venga a mancare della base della sua vita, il fattore umano?
R.: Avendone, ampliamente, parlato in precedenza, aggiungo che credo profondamente, comunque, nella formazione e non, solamente, in quella frontale, in aula, con esami e voti, che altri deve attribuirti, ma, anche in quella basata sul fare. Dati aggiornati, in NEET, Not in Education, Employment or Training, ossia, in Italiano: Giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione… In Italia, 2026, la percentuale nazionale di tali giovani, dai 15 ai 29 anni, ammonta al 15,2%, ossia, a circa 1.300.000, fra ragazzi e ragazze. Sono fermamente convinto, come cita il progetto NC Nurser Company® "Vivaio di comunità", che utilizzare due imprese, che si compenetrano, da utilizzarle, come palestra lavorativa,”dove, consentire di mettere le mani in pasta, per imparare, lavorando per imparare, dai propri errori, ed imparare, sbagliando, ad imparare a sbagliare sempre meno”, potrebbe rappresentare l’uovo di Colombo. È talmente lapalissiano, che non mi capacito, che tale suggerimento non abbia ancora preso corpo. Eppure siamo in un ambiente, ricco di imprese, con forti radici cattoliche… E si tratterebbe di una nuova produzione di valore, che amplierebbe e civilizzerebbe il mercato, con il capitale più grande. cha abbiamo: LE PERSONE. Altro che AI…!
D.: Purtroppo, un altro tema, in fatto di lavoro, è la preparazione al lavoro stesso, la nota formazione, in buona parte assolutamente mancante, in chi al lavoro s’avvicina, mentre, all’impresa serve non solo un minimo di esperienza, da parte di chi chiede lavoro, ma anche specializzazione…, ovviamente, accompagnata da cultura…
R.: Sapere e agire: due facce della stessa medaglia: c’è chi sa cosa fare, ma non sa come farlo. C’è chi sa come agire, ma non cosa fare. Alcuni vedono i problemi, ma non riescono a risolverli altri agiscono senza consapevolezza, alimentando gli stessi problemi. Il dialogo è infrastruttura del progresso: spazi di confronto tra cittadini, imprese e istituzioni possono sciogliere conflitti e generare soluzioni comuni. La libera impresa è fondamentale, per favorire lo sviluppo umano e personale. Ma, per un vero riassetto economico e sociale, è necessario che ogni processo, nella formazione, consenta il possesso dell’informazione, in modo che lo stesso sia trasparente e certificato, reso noto alla Comunità, in modo chiaro e responsabile, così che, divenga la base per un’economia, che vuole essere sia competitiva, che giusta. Inoltre: L’imprenditore, umano, diviso, tra profitto e responsabilità, custode del futuro. La libera impresa è fondamentale, per favorire lo sviluppo umano e personale. Ma, per un vero riassetto economico e sociale, è necessario che ogni processo, nella formazione, consenta il possesso dell’informazione, in modo trasparente e certificato, reso noto alla Comunità, chiaro e responsabile, così che, divenga la base per un’economia, che voglia essere sia competitiva, che giusta. Non eroi solitari, ma membri di una Comunità: l’imprenditore moderno riconosce che il successo durevole si costruisce, con condizioni di lavoro dignitose, ascolto e formazione condivisa. Pertanto, non si chiede all’imprenditore di diventare un santo, ma di mostrare umanità e rispetto verso il prossimo, chiunque esso sia. L’imprenditore dovrebbe vedersi come parte di un tutto, riscoprendo il valore dell’umiltà: quella porta, che permette di accogliere gli altri, ascoltare idee diverse, imparare e insegnare e trasmettere saperi economici, ad utilità sociale. Il mondo economico, ancora dominato solo (esclusivamente) dal profitto individuale e dalla competizione personale, deve aprirsi a condizioni lavorative, partecipative migliori - anche dal punto di vista retributivo. Aspetti, che significano favorire la crescita di tutti: lavoratori, imprese, comunità.
D.: Come possiamo, dunque, fare fronte ai problemi, sopra citati, per non restare solo alle parole? In vero, passi avanti, in materia, se ne sono fatti, ma mancano, ancora, nelle famiglie – che, comunque apprezziamo moltissimo, per voler dare il meglio alla prole – la mentalità di un po’ di rinuncia al grande, al talvolta inutile, guardando al modesto, volgendosi alla sapiente scelta, di una formazione a livello professionale-artigianale…, che, alla fine e nei fatti, è alla base dell’autocreazione anche di colossi industriali o d’altro… Tutto, peraltro, tenendo presente che un giovane inserito nel mondo del lavoro, dotato delle conoscenze necessarie, acquisite, attraverso corsi ad hoc e possibilmente legati alla sua inclinazione, vivrà, accompagnata nel suo ambiente di lavoro, sia come dipendente, che come autonomo, con maggiore serenità…
R.: Bisogna che famiglie e giovani vengano concretamente informati, anche a livello pubblico, sul fatto che non sono sempre gli alti studi, a creare di che vivere bene, ossia, con una certa agiatezza, cui giustamente, ciascuno mira ed alla quale ha diritto. Occorre fare sapere che anche studi, a carattere tecnico, purtroppo, spesso, non ritenuti di alto rango, introducono ad attività lavorative artigianali o nell’industria – oggi, alla ricerca di tale preparazione – , che garantiscono un certo benessere. Vista la scarsità di tale essenziale personale, una maggiore, dettagliata informazione, atta a convincere, per essere chiari, alla scelta di scuole a contenuto tecnico o tecnologico, pur nel giusto rispetto delle inclinazioni dei giovani, appare opportuna e, al tempo, favorevole ai giovani stessi… Del resto: se non funziona un rubinetto o un televisore, ci si rivolge ad un laureato o ad un grandemente “benvenuto” tecnico del settore”…?
D.: Passi avanti ne abbiamo fatti, dicemmo, dianzi…, ma la lacuna, e forte, c’è e s’allarga. E’ noto che se la Germania ha goduto di forti boom economici, sino a poco tempo fa – la sua, oggi, ridotta vitalità economica è dovuta al venire meno dell’export, che, tuttavia, sembra ridare segni di ripresa – la stessa deve la sua buona storia economica, al fatto di disporre di un tradizionale, grande numero di scuole e di università a contenuto tecnico…, che non rilasciano lauree, ma dotano di “pratica”. Settori, che dobbiamo sviluppare ulteriormente e rapidamente… In merito, un buon ricordo serbo di quando, decenni orsono, visitando qualche grande impresa tedesca, ebbi a dovere prendere atto che le grandi aziende visitate avevano creato loro proprie scuole di formazione duale, ossia di formazione pratica scuola-azienda, anzitutto destinate ai figli dei dipendenti…, per, successivamente, assumerli, come propri collaboratori… Non potremmo fare qualcosa di simile anche da noi?
R.: Si deve lavorare sulle Persone. Serve formare imprenditori illuminati, non attratti del mero obiettivo di accumulo e di ricchezza, per sé si deve lavorare sul senso civico di tutti. Il civismo degli imprenditori è salutare, come pure la filantropia per il bene delle Comunità locali. Se pochi hanno tutto e tanti non hanno niente non ci potrà essere sviluppo. Le disuguaglianze, come il capitalismo esasperato, non creano società coinvolgenti, proattive ed orientate al benessere.
D.: Abbiamo, sinora, considerato la mancanza di formazione, di una formazione, che è esperienza, che si acquisisce, lavorando, dovutamente guidati… Ma, poniamoci il quesito, chi sarebbero i necessari e, quindi, a “formatori”? Dobbiamo pensare anche a questo…, e, quindi, a crearli…
R.: Come accennavo, sopra, se il ruolo dell’imprenditore è vissuto in forma moderna, l’azienda diventerà una organizzazione condivisa e coinvolgente, che tende al miglioramento continuo di tutte le Persone ed, automaticamente, in questo organismo, si svilupperanno persone, che naturalmente faranno crescere altre persone e via di seguito. È il modello che deve evolversi per il bene di tutti.
D.: Premesso che un’azienda non può dedicare troppo tempo, sul posto di lavoro, all’istruzione di nuovi assunti e che una oculata preparazione serve, indubbiamente, anche ad evitare i purtroppo noti, pesanti incidenti sul lavoro, a mio modesto parere, per poter disporre di personale qualificato, si rende necessario informare i giovani, anche sul fatto che non è, per nulla, riduttivo della dignità personale, frequentare istituzioni scolastiche, il cui insegnamento, accanto alla teoria, miri al pratico, alla conoscenza dei contenuti di determinati compiti, relativi ad un certo indirizzo di lavoro, facendo presente che un buon collaboratore, abbiamo detto, sarà sempre bene riconosciuto e trattenuto il più a lungo possibile. Tale opera di convincimento dovrebbe avvenire attraverso conferenze ad hoc, anche incentivate, e non creatrici di sensazioni di coercizione, durante le quali, è essenziale fare sapere, anzitutto, “cos’è un’impresa” che senza impresa, piccola o grande, non vi è creazione di valore e di occupazione, e che, di conseguenza, senza originare ricchezza, non vi è benessere, nella società… Non ultimo: prezioso sarà il sapere-supporto degli anziani d’azienda, per coloro, che dovranno operare da “formatori”…, in corsi, destinati all’introduzione di nuovo personale… Che pensa e cosa propone Lei, in materia?
R.: Il bene di molti favorisce Comunità migliori. Dobbiamo pensare ad un modello diverso di imprese e della relativa legislazione. Se esse si trasformano, nel centro di un nuovo moderno civismo, verrà naturale tutto quello che lei ha menzionato in premessa. L’azienda deve evolversi come organismo dedito, certo alla produzione di reddito, ma, per il bene di tutti, non solo di uno o dei solo azionisti. Del resto abbiamo, già, importanti esempi: Marzotto, Olivetti, Mattei… Basterebbe riprendere le loro idealità, e riproporle, aggiornate ai tempi attuali. Esistono imprenditori, che incarnano questi propositi. Bisogna cercarli e, se si trovano, sostenerli ed aiutarli.
Grazie, signor Albini, per la Sua disponibilità e le Sue opinioni. Nella foto: Mario Albini
Pierantonio Braggio

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