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| Luned 20 Luglio 2026 |
Made in Italy, il fronte scaligero si compatta: anche il Comune di Verona, al fianco di Coldiretti per riformare il codice doganale europeo e salvaguardare il territorio. Ormai, una settantina le Amministrazioni comunali, che hanno deliberato a sostegno d
“Verona, 20 Luglio 2026. La provincia scaligera si schiera in modo compatto a difesa della trasparenza e dell'autenticità agroalimentare nazionale. In Sala Arazzi di Palazzo Barbieri, alla presenza di una nutrita rappresentanza di sindaci veronesi, si è svolta oggi la conferenza stampa che ha illustrato i dettagli della mobilitazione territoriale a sostegno della revisione del Codice Doganale Europeo. Un'iniziativa che vede ormai quasi il 70% delle amministrazioni della provincia di Verona unite in un unico fronte comune: sono infatti una settantina, su novantotto complessive, le amministrazioni comunali che hanno ufficialmente deliberato a favore della proposta avanzata da Coldiretti. A conferire ulteriore forza simbolica e istituzionale a questa mobilitazione è stata l'adesione formale del Comune di Verona che si è preso l'impegno attraverso il voto in Consiglio comunale della mozione 609 presentata dal consigliere Pietro Trincanato. Il capoluogo scaligero, storicamente riconosciuto come una delle città italiane con la maggiore Superficie Agricola Utilizzata e territorio di eccellenze vitivinicole, frutticole e orticole, ha detto "sì" alla mozione, unendosi alla battaglia di Coldiretti contro la concorrenza sleale e a favore della trasparenza per i cittadini. Al centro del dibattito c’è la necessità urgente di riformare l'attuale impianto legislativo dell'e Europea, a partire dal Regolamento UE 9522013, e in particolare dall'articolo 60. Questa norma stabilisce che, qualora alla produzione di un bene contribuiscano più paesi, il prodotto debba essere considerato originario dello Stato in cui è avvenuta l'ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata. Questo meccanismo genera quello che Coldiretti definisce come un vero e proprio "paradosso etico della trasformazione magica". La normativa doganale vigente finisce per creare una profonda discrepanza etica a danno dei cittadini. Essa consente infatti a materie prime interamente estere, coltivate, munte o raccolte al di fuori dei confini nazionali, di acquisire in modo del tutto legale l'origine italiana e la dicitura "Made in Italy", semplicemente grazie al compimento di un'ultima fase di lavorazione industriale o di confezionamento sul suolo italiano. Alex Vantini, Presidente di Coldiretti Verona ha spiegato i motivi della mobilitazione: "Non possiamo più tollerare che una semplice operazione di confezionamento o una minima manipolazione industriale basti a trasformare magicamente un prodotto straniero in un'eccellenza italiana. Questa ambiguità normativa svilisce il lavoro straordinario dei nostri agricoltori e inganna i cittadini, privandoli del diritto di sapere davvero cosa portano in tavola. Il voto favorevole di Palazzo Barbieri, insieme a quello di decine di altri Comuni veronesi, dimostra che il nostro territorio ha una sensibilità istituzionale fortissima e non è disposto a subire passivamente la minaccia dei falsi Made in Italy. Per questo ringrazio il sindaco Damiano Tommasi e tutti gli amministratori che in queste settimane si sono spesi per darci un sostegno concreto nella nostra battaglia". Per arginare questo paradosso, riconoscendo che l'origine della materia prima rappresenta un valore aggiunto cruciale sia per la sicurezza dei cittadini sia per il sostegno diretto all'economia del territorio, l'Italia ha adottato in passato misure specifiche. Attraverso i cosiddetti "Decreti Origine", applicati a filiere chiave come latte, pasta, riso e pomodoro, il nostro Paese ha imposto l'obbligo di indicare separatamente sulle etichette sia il luogo in cui è avvenuta la coltivazione o la mungitura della materia prima, sia quello in cui è avvenuta la successiva trasformazione, evitando così che l'ultima manipolazione potesse nascondere la reale provenienza. Tuttavia, tali decreti nazionali non sono sufficienti e Coldiretti sta portando avanti una battaglia per chiedere una riforma immediata delle regole doganali e l'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza originaria delle materie prime per ogni prodotto alimentare, includendo sia quelli confezionati sia quelli serviti all'interno dei canali della ristorazione. Il Sindaco del Comune di Verona, Damiano Tommasi, ha aperto la conferenza stampa spiegando il ruolo dell’amministrazione da lui presieduta: “una delle prerogative che il Comune di Verona ha è quella di farsi capofila o comunque di creare la rete di connessione tra i comuni della provincia e farsi portavoce anche del territorio. Al di là del made in Italy, credo che la battaglia importante sia quella di dare il giusto merito all’origine dei prodotti, in generale e quindi anche italiani. Quindi credo che l'Europa debba dare la garanzia di provenienza dei prodotti che arrivano da questo o quel Paese, che siano effettivamente materia prima di quel territorio. Perché da consumatori non consumiamo solo made in Italy, consumiamo anche tanti altri prodotti. Come Comune di Verona abbiamo approvato la mozione praticamente all’unanimità in Consiglio comunale perché è doveroso farsi portavoce di queste istanze, data la qualità e la rilevanza delle produzioni agroalimentari e di chi le lavora”. Il Presidente della Provincia di Verona, Massimo Flavio Pasini, ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento delle amministrazioni locali: "il nostro è un territorio con una profonda e riconosciuta vocazione agroalimentare e un’efficace valorizzazione delle nostre filiere locali passa anche da una modifica del criterio doganale dell'«ultima trasformazione sostanziale». È corretto coinvolgere i Comuni, in quanto rappresentano enti territoriali a cui la legge attribuisce la cura degli interessi delle proprie comunità. Ritengo perciò questa iniziativa e quest’istanza in linea con i nostri doveri di pubbliche amministrazioni su temi quali la difesa delle filiere locali, che generano economia e occupazione, la tutela del nostro paesaggio rurale e la promozione di una maggiore trasparenza nei confronti dei nostri concittadini in quanto consumatori".
Massimo Albano, Direttore di Coldiretti Verona, ha rimarcato la portata economica della mobilitazione: "la nostra battaglia punta a un obiettivo duplice e non più rimandabile: da un lato vogliamo garantire ai cittadini la possibilità di effettuare scelte d'acquisto che siano realmente consapevoli e basate su dati di fatto trasparenti, dall'altro dobbiamo contrastare con ogni mezzo la concorrenza sleale. Il fenomeno dell'Italiano Sounding e la commercializzazione di falsi Made in Italy sottraggono ogni anno decine di miliardi di euro all'economia agroalimentare del nostro Paese. Con il supporto della quasi totalità dei Comuni scaligeri stiamo costruendo un argine per difendere l'economia reale delle nostre imprese agricole e la salute dei cittadini".
In chiusura è intervenuto il Consigliere del Comune di Verona, Pietro Giovanni Trincanato: "Verona conosce meglio di molti altri territori italiani cosa significa essere crocevia dei flussi agroalimentari europei: lo vediamo ogni giorno nella logistica del Quadrante Europa, nel lavoro di Veronamercato, nelle imprese di trasformazione che animano la nostra economia. È proprio questa centralità nella catena del valore del settore a darci voce e credibilità in questa battaglia. Chi, come la nostra città, rappresenta una parte così integrante del sistema ha il dovere, prima ancora che il titolo, di chiedere che le regole doganali dicano davvero da dove viene ciò che mangiamo e di pretendere che il sistema delle regole doganali funzioni con trasparenza, tutelando chi produce davvero la materia prima e tutti i consumatori". Un’iniziativa importante, estesa, dunque a tutta la provincia di Verona, che permetterà di fare conoscere a Bruxelles la volontà dei Comuni veronesi, nei quali, sempre di alta qualità è il prodotto della nostrana agricoltura, la loro urgente richiesta di proteggere tale straordinario prodotto, non permettendo che prodotti agricoli esteri, importati, vengano posti in vendita, in Italia, come di origine italiana, ricorrendo ad etichette, che mettano "chiaramente in chiaro" la relativa provenienza.
Pierantonio Braggio

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