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Gioved 15 Gennaio 2026
Coldiretti Verona. L’agricoltura veronese non si ferma: resilienza, innovazione e richieste di garanzie. L’incontro del14 gennaio, con i vertici della Federazione. Lanciato lo stato di mobilitazione

“Mai come oggi l’agricoltura è stata al centro del dibattito internazionale, a dimostrazione del ruolo centrale e strategico che il comparto ricopre nelle dinamiche socio-economiche globali. Le imprese veronesi continuano a dimostrare una straordinaria capacità di adattamento, riuscendo a performare bene nonostante il contesto socio economico sia reso particolarmente instabile da crisi energetiche, turbolenze geopolitiche e costi di produzione sempre più onerosi. “Coldiretti Verona ha inteso fare chiarezza sui numeri del settore agricolo scaligero per fornire un quadro il più possibile corrispondente alla realtà. Ne è emerso che le aziende del nostro territorio si dimostrano solide nonostante le innumerevoli sfide che devono affrontare ogni giorno”. Così ha esordito il Direttore dell’Organizzazione agricola veronese, Massimo Albano, durante la presentazione dell’annata agraria 2025 che si è tenuta questa mattina nella sede di Viale del Lavoro. “Purtroppo Verona – ha aggiunto Albano – si colloca al sesto posto a livello nazionale per il consumo di suolo a discapito di terreni che un tempo erano destinati per lo più all’agricoltura, pensiamo per esempio alla coltura del pero per la quale la nostra provincia era leader ma che sta scomparendo”. Albano era affiancato dal presidente Alex Vantini e dai responsabili dell’area economica della Federazione Giuseppe De Paoli e Giorgio Girardi che hanno delineato il profilo di un territorio che non solo resiste, ma continua a mantenersi ai vertici della produzione nazionale e regionale. Nonostante il 66 percento della superficie dedicata alle produzioni (che in totale è di 170mila ettari) sia dedicato prevalentemente alla coltivazione di estensive (cereali, colture industriali e foraggere), Verona si riafferma come capitale indiscussa dell’ortofrutta il cui valore produttivo nel 2025 è stato pari a 322 milioni di euro, se si considerano le principali colture cui la nostra provincia si colloca sul gradino più alto del podio in Veneto: mela, pesca, nettarina, actinidia, ciliegia, patata, radicchio, melone e asparago. Il dato pressoché positivo non deve però indurre a facili entusiasmi dato che il settore si trova a fronteggiare sfide sempre più complicate, come la presenza ormai costante di specie aliene, sempre più aggressive in grado di azzerare interi raccolti, e il cambiamento climatico, che non è più un’emergenza passeggera bensì un dato di fatto strutturale e irreversibile. Si pensi per esempio ai danni provocati dalla tromba d’aria del primo settembre. “L’instabilità meteorologica e le nuove insidie portate dagli insetti nocivi – ha spiegato Giorgio Girardi, responsabile del Settore ortofrutta - richiedono un cambio di passo da parte dei coltivatori. La difesa delle colture e del reddito oggi passa necessariamente attraverso metodi di coltivazione innovativi e una gestione del rischio che tenga conto delle reali esigenze delle aziende”. Al momento è in corso la richiesta di riconoscimento dell’Igp da parte del Ministero per le “Ciliegie delle Colline Veronesi”, mentre la Mela di Verona è già in commercio con il marchio territoriale riconosciuto due anni fa e che si è rivelato fondamentale per una promozione più efficace di un prodotto già molto apprezzato dal mercato anche estero. Accanto alle produzioni in campo, in territorio veronese resta centrale la zootecnia con il settore lattiero caseario ancora troppo in balia dei mercati nonostante il 2025 abbia visto quotazioni abbastanza soddisfacenti per il latte spot. “La vigilanza sanitaria negli allevamenti in cui le nostre aziende sono diventate un esempio virtuoso a livello nazionale - è intervenuto Giuseppe De Paoli, referente per il settore – si è rivelata indispensabile per salvaguardare la loro attività e la loro stessa sopravvivenza come nei casi di aviaria, ma anche contro le minacce di Afta epizootica e di Dermatite nodulare che hanno allertato non poco i nostri allevatori che però stanno investendo moltissimo in biosicurezza e benessere animale, trasformando le stalle in veri e propri laboratori di innovazione”. Dopo diversi anni di trend positivi, il 2025 ha visto anche una flessione nel mercato del vino dovuto alle incertezze legate ai dazi Usa e ai cambiamenti nei consumi: uno stallo che fa impensierire i viticoltori ma che allo stesso tempo spinge verso nuove frontiere sia geografiche che produttive, con la ricerca di vini più vicini alle richieste del mercato.–“Gli imprenditori – spiega il presidente Alex Vantini – sono impegnati su ogni fronte per garantire la salvaguardia del territorio e la massima salubrità del cibo, ma ancora oggi devono fare i conti con un’infinità di problemi come i costi di produzione sempre più alti, o la presenza importante di selvatici che spesso rendono il nostro lavoro vano, oltre che pericoloso come nel caso di nutrie e cinghiali”. “Il mondo agricolo – continua Vantini – necessita di un piano d’azione di lungo respiro, capace di dare stabilità a un settore che resta il pilastro della sovranità alimentare nazionale. Per questo siamo estremamente soddisfatti del rinforzo della Pac annunciato la settimana scorsa e che riconosce il ruolo strategico del nostro settore”. “Ciò nonostante – conclude Vantini – per sostenere questo sforzo, Coldiretti chiede garanzie concrete sul fronte politico ed economico: servono regole commerciali internazionali basate sulla reciprocità affinché i prodotti esteri rispettino gli stessi standard di qualità e sicurezza imposti a noi agricoltori italiani ed europei che possono contare su un numero sempre più risicato di molecole. Pensiamo alla concorrenza sleale subita da colture come il riso e i cereali in genere. Per questo Coldiretti prosegue nelle sue azioni di mobilitazione nazionale per esprimere la totale contrarietà verso accordi di scambio commerciale internazionale come il Mercosur che non garantiscono nessuna equità tra i produttori europei e quelli di altri paesi dove vigono regole ben diverse in termini di sicurezza alimentare e giustizia sociale”. A partire dal 2021 è iniziata una risalita significativa dei prezzi dell’energia che ha portato al picco estremo del 2022, anno in cui il prezzo medio è schizzato a 303,95 euroMWh a causa delle tensioni internazionali causate dalla guerra in Ucraina. Negli anni successivi si è assistito a una correzione verso il basso anche se il dato del 2025 mostra una leggera risalita a 115,32 euroMWh. Le previsioni attuali indicano che nei prossimi anni il prezzo dell'energia dovrebbe tendere a stabilizzarsi su valori compresi tra gli 80 e i 90 euro per megawattora. In questo contesto, Coldiretti Verona segnala il proprio impegno nel promuovere insieme a ForGreen il progetto denominato “Energia agricola a km0” che permette alle imprese associate di acquistare energia pulita a un prezzo convenzionato e di ricevere supporto tecnico per le attività di produzione energetica tramite l'installazione di impianti fotovoltaici. Nel quinquennio compreso tra il 2021 e il 2025 si nota una forte volatilità del mercato: successivamente al picco del 2022, la curva dei prezzi ha intrapreso una traiettoria discendente seppur con diverse oscillazioni, arrivando alla rilevazione finale di dicembre 2025 stabilizzata sul valore di 64,22 dollari al barile. Complessivamente, i dati mostrano come, dopo lo shock energetico del 2022, il mercato stia attraversando una fase di normalizzazione dei prezzi. Osservando la media annuale del prezzo al litro, si nota un incremento significativo nel 2022, quando ha raggiunto il suo picco massimo a 1,342 euro al litro. Tuttavia, a partire dal 2023 si è innescata una fase di calo progressivo fino al 2025 durante il quale il costo del gasolio si è attestato a 1,015 euro al litro. Il mercato del gasolio agricolo sta vivendo una fase di graduale deflazione, pur rimanendo su livelli superiori rispetto a quelli pre-crisi del 2020 quando era arrivato a quotazioni vicine a 0,60 euro al litro. La categoria generale delle imprese agricole veronesi, che include diverse forme giuridiche come società di capitali, società di persone, imprese individuali e altre forme, mostra un costante trend di flessione nel corso degli anni considerati. Nel 2021 il totale delle imprese era pari a 15.263 unità, scendendo progressivamente a 15.031 nel 2022, a 14.853 nel 2023 e a 14.651 nel 2024, fino a raggiungere le 14.371 unità nella rilevazione aggiornata al 30 settembre 2025. La diminuzione complessiva è trainata principalmente dal calo delle imprese individuali, che rappresentano la componente numericamente più significativa del comparto. Queste sono passate dalle 11.432 unità del 2021 alle 10.456 del 2025, evidenziando una contrazione continua. Tenendo presenti le diverse tipologie contrattuali l’analisi storica mostra che nel 2020 si era registrato un picco di 37.328 assunzioni, seguito da una flessione significativa nel biennio successivo. A partire dal 2023 è iniziata una fase di ripresa che nel 2024 ha fatto un balzo a 36.451 unità. Le stime per l’anno 2025 indicano un ritorno ai livelli pre-crisi con una previsione di 37.286 assunzioni, confermando un trend di crescita costante per il mercato del lavoro agricolo veronese. Nell'annata agraria 20242025 le macro colture hanno interessato una superficie totale in produzione pari a 169.261 ettari. La categoria prevalente è rappresentata dai cereali, che occupano la quota maggiore del territorio con il 27,31% della superficie totale, corrispondente a 46.224 ettari. Segue a breve distanza il settore delle coltivazioni foraggere, sia temporanee che permanenti (25,75% con 43.583 ettari) e la vite per la produzione di uva (16,57% con 28.052 ettari). Anche per l'annata 20242025 i dati sulle principali colture frutticole della provincia evidenziando il ruolo di assoluto primato che il territorio veronese ricopre nel contesto regionale del Veneto. L'intero comparto frutticolo veronese analizzato si estende su 8.460 ettari per una produzione totale di 268.301 tonnellate, generando una Produzione Lorda Vendibile stimata in oltre 237 milioni di euro. Il settore è dominato dalla produzione di mele, che rappresenta la voce più significativa sia in termini di estensione, con 4.060 ettari coltivati, sia per volume produttivo, superando le 193.000 tonnellate tale primato si riflette anche nel valore economico, che sfiora i 133,6 milioni di euro di Produzione Lorda Vendibile, garantendo a Verona oltre il 70% della superficie coltivata a livello regionale. Seguono per importanza l'actinidia e la coltivazione di pesche e nettarine che pur avendo una superficie inferiore pari a 1.101 ettari e una produzione di circa 23.900 tonnellate, rappresentano una coltivazione di punta per cui Verona detiene una leadership schiacciante con oltre lྌ% della superficie regionale dedicata. Anche le ciliegie rimangono una delle principali colture veronesi con 1.272 ettari e una produzione di 4.860 tonnellate, contribuendo per 13,3 milioni di euro al valore complessivo e incidendo per circa il 75% sul totale della superficie coltivata in Veneto. Le quattro colture principali del territorio veronese (patata, radicchio, melone e asparago) interessano una superficie di 4.240 ettari, con una produzione totale che raggiunge le 120.712 tonnellate e un valore della produzione lorda vendibile, indicato come P.L.V., pari a oltre 84,8 milioni di euro. In tutti i casi Verona ha un ruolo trainante nella regione essendo prima provincia per quanto riguarda la produzione di patate e di melone, mentre è seconda per gli asparagi dopo Padova. Le principali colture (mais, riso e tabacco) occupano una superficie totale di 40.191 ettari, generando una produzione di 188.093 tonnellate e un valore complessivo della Produzione Lorda Vendibile (P.L.V.) pari a 114.766.591 euro. Per riso e tabacco Verona rimane la leader indiscussa in Veneto, che a sua volta è la seconda regione italiana, per quanto riguarda la produzione tabacchicola. Il settore del florovivaismo nella provincia di Verona mostra un quadro in evoluzione: nel periodo compreso tra il 2021 e le stime per il 20242025, si osserva una progressiva diminuzione del numero di aziende attive sul territorio, che passano dalle 217 unità del 2021 alle 197 stimate per l'ultimo periodo. Nonostante questa contrazione del numero di operatori, l'estensione rimane sostanzialmente stabile nel tempo, oscillando dai 556 ettari del 2021 ai 546 ettari previsti per il 20242025. Un andamento differente si riscontra invece nella produzione che evidenzia una flessione sensibile nelle proiezioni per il 2025. Nel 2025 il prezzo medio mensile del latte crudo spot nazionale ha avuto una crescita significativa nei mesi estivi quando ha raggiunto i 66,25 euro per 100 kg. Da quel momento inizia una parabola discendente costante che porta la quotazione a chiudere il mese di dicembre al valore minimo dell'anno pari a 34,08 euro per 100 kg. Ad oggi il latte spot è quotato tra 0,28 e 0,31 euro al litro. In dieci anni gli allevamenti di bovini in Italia hanno subito una profonda trasformazione strutturale: tutte le aziende con meno di 500 capi hanno registrato una flessione negativa, mentre i grandi allevamenti con oltre 500 capi sono gli unici a segnare un incremento di 350 unità, confermando la tendenza alla scomparsa delle realtà più piccole a favore di complessi produttivi di grandi dimensioni. Uno degli indicatori principali del settore è il numero di consegne di latte effettuate tra Verona e l'Italia. Nel quinquennio 2021-2025 si è verificata una crescita costante dalle 310.990 tonnellate del 2021 alla stima di 321.387 tonnellate per il 2025. Parallelamente, a livello nazionale, la produzione mostra una dinamica simile con un totale stimato nel periodo di oltre 65,5 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda il latte trasformato, il Monte Veronese Dop tra il 2020 e il 2025 ha avuto un trend complessivamente crescente fino a raggiungere il picco l’anno scorso quando è stato quotato mediamente 7,75 euro al kg con una variazione rispetto al 2020 del +51,4%. Tra il 2021 e il 2025 si osserva un calo molto marcato nel settore dei suini, che sono passati dalle 1034 unità del 2021 alle 732 del 2025. Un trend decrescente costante interessa anche gli ovicaprini, che hanno visto quasi dimezzarsi il numero di strutture, scendendo da 495 a 245. Più stabile appare invece il comparto delle vacche da latte che nel 2025 sono arrivate a 529, numero molto vicino alle 535 del 2023, anno di massima espansione del settore. I bovini da carne mostrano invece una crescita complessiva rispetto all'inizio del periodo, consolidandosi sopra le 550 unità. Nel settore avicolo, tralasciando l’annus horribilis del 2021, si nota una tendenza generalmente positiva o di tenuta. Gli allevamenti di polli da carne mostrano una crescita costante, raggiungendo le 452 unità nel 2025, così come il comparto delle ovaiole, che è passato dalle 131 strutture del 2022 alle 170 attuali. La superficie complessiva destinata alle denominazioni ammonta a 26.415 ettari, con una produzione totale di uva che supera i 4.100.000 quintali e una Produzione Lorda Vendibile (P.L.V.) stimata in circa 250 milioni di euro. Il Valpolicella si conferma la denominazione principale con una superficie di 8.621,29 ettari e una produzione totale di 900.347 quintali di uva. Altre denominazioni di rilievo includono il Soave, che con 4.714,24 ettari produce 595.650 quintali di uva. Seguono il Pinot Grigio delle Venezie, nella provincia di Verona, con 2.695, il Bardolino occupa invece 2.327, il Garda, con 1.790,26 ettari, il Custoza con 1.276,42 ettari e la Valdadige che, pur avendo 1.082,49 ettari, vanta un prezzo dell'uva più alto pari a 0,8 euro al chilo. Nell’ultimo quinquennio il settore ha dimostrato una sostanziale stabilità: nonostante le piccole oscillazioni annuali, l'estensione dei terreni dedicati all'olivicoltura nel veronese mantiene una media costante di poco superiore ai 3.600 ettari confermando la solidità e la continuità di questa coltura sul territorio provinciale. Se considerate insieme, le due Dop presenti su territorio veronese, Veneto Valpolicella e Garda Orientale, ricoprono tra il 17 e il 20% della produzione totale della provincia con un valore produttivo stimato che supera i 2 milioni di euro. Verona svolge un ruolo predominante all'interno del contesto regionale anche per ciò che concerne l’attività agrituristica. Complessivamente, in Veneto si contano 1689 agriturismi, i quali offrono una varietà di servizi che spaziano dall'alloggio, presente in 1161 strutture, alla ristorazione, garantita da 914 attività. In questo contesto Verona emerge con 505 agriturismi pari quasi il 30% del totale delle strutture. Le percentuali cambiano se si entra più nello specifico come nel caso dell'agricampeggio, dove rappresenta quasi il 47% dell'offerta regionale, e degli appartamenti, con una quota del 37,2%. L'impatto economico e turistico è tale che gli agriturismi di Verona pesano per quasi la metà del traffico agrituristico regionale, incidendo per il 45,8% sugli arrivi e per il 47,9% sulle presenze totali del settore. Il panorama dei mercati di Campagna Amica nel territorio veronese si presenta ricco e ben strutturato. Complessivamente si contano 21 mercati territoriali che coinvolgono 10 comuni diversi, con una netta prevalenza nel comune di Verona dove se ne trovano ben dodici con la partecipazione di 50 aziende agricole. L’insetto Popilia Japonica è classificato come un organismo nocivo da quarantena di rilevanza europea ed è inserito tra i venti organismi nocivi prioritari per il territorio dell'e Europea a causa del suo impatto potenzialmente devastante, considerato molto più grave rispetto ad altre minacce fitosanitarie. La sua pericolosità deriva in particolare dal fatto di essere un organismo altamente polifago, capace di attaccare e danneggiare oltre trecento diverse specie di piante ospiti. Una prima area critica è stata localizzata nei comuni di Sommacampagna e Villafranca di Verona. Una seconda zona di monitoraggio si trova più a nord, nell'area del Monte Baldo, tra i comuni di Ferrara di Monte Baldo, Brenzone sul Garda e Malcesine. Il 2019 ha rappresentato l'anno critico, registrando il massimo livello assoluto di popolazione dell'insetto, poi c’è stato un calo con popolazioni che si sono mantenute su livelli decisamente inferiori. In particolare, i dati riferiti al 2025 indicano che la presenza del parassita è tornata a livelli simili a quelli già riscontrati nel 2023, confermando una tendenza alla stabilizzazione, dopo il picco iniziale. Il monitoraggio continuo si è rivelato fondamentale per comprendere e gestire l'impatto di questa specie aliena sull'agricoltura locale. Nei giorni 1 e 2 settembre 2025 un evento particolarmente catastrofico ha interessato i comuni di Erbé, Nogara, Salizzole, Isola della Scala, Bovolone, Oppeano, Isola Rizza, Palù, Zevio, Ronco all'Adige, Belfiore, Arcole, San Bonifacio e Soave. Si è trattato di una violenta tromba d’aria accompagnata da intense grandinate, che hanno causato danni significativi. Le segnalazioni fatte dalle aziende agricole ammontano complessivamente a 222 interventi tra danni alle strutture non assicurabili con 85 segnalazioni, danni alle produzioni con 76 casi e infine danni alle strutture assicurabili con 61 segnalazioni.Il danno dichiarato per strutture e produzioni raggiunge i 15,17 milioni di euro. A questa cifra si aggiunge una stima specifica di 5,5 milioni di euro, relativa esclusivamente ai danni subiti dalle strutture che non risultano coperte da assicurazione”. Un gande quadro, riassuntivo e completo dell’agricoltura veronese, che, nonostante problemi ed ostacoli, grazie all’impegno ed alla tenacia degli agricoltori, procede soddisfacentemente, creando prodotti di qualità, per i veronesi e per l’export.
Pierantonio Braggio



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