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| Sabato 21 Marzo 2026 |
Un brindisi tra Dante e Leonardo, nel cuore di Verona
C’è un modo curioso di far dialogare epoche lontane. Non è nei libri, né nei musei. A volte succede attorno a un tavolo, davanti a un bicchiere.
Succede anche a Verona, in una mattina di marzo, dentro al Caffè Dante Bistrot, in piazza dei Signori. Dove Dante è di casa per davvero, almeno nel nome, e dove si è scelto di farlo incontrare con Leonardo da Vinci in una forma che non resta solo simbolica.
Il progetto si chiama DAN.LIO. Tiene insieme due identità: Dante e Lionardo, la firma con cui Leonardo era solito presentarsi.
Al centro c’è un Amarone della Valpolicella Classico DOCG 2019, prodotto dall’azienda agricola Paolo Cottini di Fumane. Mille bottiglie numerate, edizione limitata.
L’annata non è casuale: il 2019 richiama i 500 anni dalla morte di Leonardo.
Corvina, Corvinone e Rondinella, appassite per mesi, poi il tempo lungo dell’affinamento. Nel bicchiere è un Amarone pieno, con note scure e profonde, ma con una freschezza che lo tiene in equilibrio.
Uno di quei vini che stanno a tavola senza fatica, ma che reggono anche da soli, quando non c’è fretta.
Accanto al vino prendono forma anche due lampade, dedicate a Dante e Leonardo.
Oggetti artigianali nati attorno alla “Festa del Paradiso”, pensati dentro lo stesso racconto.
Durante la presentazione è stato proposto in anteprima l’Inno a Dante, con testo di Alberto Vincenzo Vaccari e musica e voce di Bruno Di Stasi.
I versi parlano di viaggio e di ritorno: “Fuggendo da patria fiorentina… oltre la selva oscura, ritrovarsi ancora.”
Il brano arriverà in formato video sulle piattaforme digitali, con il coinvolgimento della Provincia di Verona per riprese, montaggio e diffusione. L’idea è semplice: non fermarsi qui.
Alla presentazione erano presenti, tra gli altri, Vanna Maria Annichini, Alberto Vincenzo Vaccari, Bruno Di Stasi e il presidente della Provincia Flavio Pasini.
Resta il tentativo, raro, di mettere insieme linguaggi diversi senza forzarli.
Un vino, una musica, un oggetto.
E l’impressione che, almeno per un momento, la cosa stia in piedi.

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