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Olivicoltura veneta: al via un progetto pilota per studiare l’nanza produttiva e l’impatto del clima. Confindustria Verona, con RIAV - Rete Innovativa Regionale, dedicata all’innovazione del settore agrifood - avvia un nuovo tavolo di lavoro sulle critici
L’olivicoltura veneta attraversa una fase complessa, segnata da un progressivo calo produttivo e da difficoltà strutturali che interessano l’intera filiera. “L’nanza produttiva è un fenomeno naturale dell’olivo, ma il calo produttivo degli ultimi anni non è più spiegabile solo con questa dinamica: incide una combinazione di fattori legati al clima, alla nutrizione e alla gestione fitosanitaria», dichiara Laura Turri, presidente di RIAV. “Serve un approccio più preventivo, basato su raccolta e analisi sistematica dei dati e strumenti previsionali: sensori, modelli e intelligenza artificiale possono supportare le decisioni agronomiche, RIAV vuole fare da ponte tra imprese e ricerca e sostenere la costruzione di progetti, anche intercettando opportunità di finanziamento”. Accanto alle difficoltà produttive, emerge con forza anche il tema della carenza di manodopera, con crescenti difficoltà nel reperire personale specializzato per le attività di potatura e raccolta, una criticità che coinvolge anche i frantoi. Si tratta di un problema strutturale, destinato ad accentuarsi nei prossimi anni e ad avere un impatto diretto sulla redditività delle aziende. A questo si aggiunge la mancanza di figure tecniche di riferimento in grado di affiancare in modo continuativo le imprese e di fare da ponte con il mondo della ricerca. In assenza di un supporto specialistico strutturato, molte decisioni agronomiche vengono prese senza un adeguato sostegno dei dati e senza un confronto sistematico con università e centri di ricerca, ampliando il divario tra conoscenza scientifica e pratica agricola. In questo contesto, investire in conoscenza e innovazione non è più una scelta, ma una necessità. Analisi del suolo e delle foglie, monitoraggio fitosanitario, raccolta sistematica dei dati produttivi e ambientali rappresentano oggi strumenti imprescindibili per comprendere le dinamiche degli oliveti e intervenire in modo mirato. Le nuove tecnologie possono offrire un supporto concreto: sistemi digitali, sensori in campo, trappole intelligenti e modelli previsionali basati su dati climatici e immagini satellitari consentono di rendere l’oliveto più “leggibile” e di anticipare criticità ormai sempre più frequenti. È in questa direzione che si muove anche la ricerca scientifica applicata. "Stiamo costruendo una base conoscitiva indispensabile per passare dall’analisi del problema all’azione. Monitorare in modo puntuale la relazione tra clima, nutrizione minerale e produttività significa dare agli olivicoltori strumenti concreti per mitigare gli effetti degli eventi climatici avversi e sostenere la resa degli oliveti", spiega la prof.ssa Anita Zamboni del Dipartimento di Biotecnologie, dell’Università degli Studi di Verona. Un investimento che guarda non solo alla produttività, ma anche al territorio. "Investire oggi nella ricerca applicata significa non solo sostenere il reddito degli olivicoltori, ma anche preservare un paesaggio unico e un sistema territoriale che rappresenta un valore condiviso", sottolinea il prof. Zeno Varanini, del Dipartimento di Biotecnologie, dell’Università degli Studi di Verona. L’innovazione, tuttavia, non si propone di sostituire l’esperienza maturata in campo, ma di rafforzarla. Allo stesso tempo, robotica e automazione possono contribuire a compensare la crescente carenza di manodopera, migliorando l’efficienza organizzativa delle aziende e la sostenibilità complessiva del comparto. "La sfida dei prossimi anni sarà questa: passare da un settore frammentato a una filiera capace di fare sistema, per tornare a dare all’olivicoltura un futuro produttivo ed economico sostenibile", conclude Laura Turri. In questo quadro si inserisce il contributo della Rete Innovativa Regionale dell’Agrifood (RIAV), partenariato riconosciuto dalla Regione del Veneto nel 2017 e dedicato alla promozione della ricerca e dell’innovazione nel settore agroalimentare. La rete opera come piattaforma di integrazione e networking, favorendo lo sviluppo di progetti innovativi e l’accesso a finanziamenti regionali ed europei, con l’obiettivo di trasformare la frammentazione della filiera in un sistema capace di fare rete e costruire nuove prospettive produttive ed economiche. “Confindustria Verona promuove processi di aggregazione per sostenere l’innovazione del comparto agroalimentare, leva strategica per la competitività del territorio. In questo quadro si inserisce il contributo alla nascita della Rete Innovativa Alimentare Veneto (RIAV), partenariato riconosciuto dalla Regione del Veneto, nel 2017 e dedicato alla promozione della ricerca e dell’innovazione nel settore agroalimentare. RIAV riunisce 65 soggetti, tra cui 54 aziende e 4 organismi di ricerca regionali. La rete coinvolge diverse filiere agroalimentari regionali, tra cui vitivinicolo, oleario, ortofrutticolo, lattiero-caseario, dolciario e trasformazione alimentare, con l’obiettivo di favorire il confronto tra imprese e mondo accademico lungo la catena produttiva. RIAV opera come rete di collaborazione tra soggetti del settore. Attraverso attività di ricerca, trasferimento tecnologico e formazione, supporta lo sviluppo di competenze e l’adozione di soluzioni applicabili alle imprese aderenti. Le attività della rete includono l’introduzione di strumenti digitali e tecnologie per il miglioramento dei processi, della qualità dei prodotti e del packaging, oltre che per la tracciabilità e la sicurezza alimentare e per il supporto a pratiche di sostenibilità. Dalla costituzione, RIAV ha promosso progetti di ricerca e innovazione per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro. La rete organizza anche tavoli di lavoro, eventi, percorsi formativi e partecipazioni a iniziative europee, con attività di confronto con cluster internazionali dell’agrifood”. Ottima iniziativa, perché oggi, in seno al tema della coltivazione, più che numerose sono le esigenze delle piante, in questo caso, degli ulivi, esigenze, legate a molti nuovi fattori, sopra dettagliatamente elencati, che solo con il supporto di un’organizzazione, appunto, a livello regionale, è possibile affrontare. L’innovazione, non aspetta alcuno: procede ed è di aiuto solo a chi sa approfittare sollecitamente della stessa e, nel caso in oggetto, “per studiare l’nanza produttiva e l’impatto del clima” ed altro…
Pierantonio Braggio

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