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Luned 22 Giugno 2026
Pressione fiscale al top e destinata a crescere, ma a pagare di più sono i grandi. Con il governo Meloni le famiglie, gli autonomi e le micro imprese venete hanno beneficiato di 3 miliardi di tasse in meno. CGIA Mestre 20.6.26

Negli ultimi quattro anni, le famiglie, gli autonomi, gli artigiani, gli esercenti e i piccoli commercianti veneti hanno beneficiato di un taglio delle tasse stimato in circa 3 miliardi di euro. Un alleggerimento che ha interessato l’intero Paese. Nonostante questo, la pressione fiscale complessiva in Italia è prevista al 42,9 per cento nel 2026: uno dei livelli più elevati d’Europa. Il dato risulta leggermente inferiore a quello del 2025, ma supera di 1,2 punti percentuali quello del 2022, l’ultimo anno prima dell’insediamento del Governo Meloni. Come si spiega questo apparente paradosso? Secondo l’Ufficio studi della CGIA, l’aumento della pressione fiscale è legato soprattutto alla forte crescita dell’occupazione registrata negli ultimi anni, che ha determinato un incremento del gettito tributario e contributivo. A incidere è stato anche il maggior prelievo fiscale richiesto alle grandi imprese, al settore bancario e a quello assicurativo. Insomma, grazie all’aumento degli occupati e allo sforzo fiscale richiesto ai grandi contribuenti, il carico fiscale complessivo è aumentato, ma non ha interessato famiglie e piccolissime imprese, anche in Veneto. Chi ha versato di più? Nuovi occupati, banche, assicurazioni e grandi imprese. Tra il 2022 e il 2026 il gettito è cresciuto grazie all’espansione dell’occupazione e ai numerosi rinnovi contrattuali sottoscritti dalle parti sociali che hanno determinato un aumento delle retribuzioni e, di conseguenza, delle entrate tributarie e contributive[1]. Sul piano statistico, l’inasprimento del carico fiscale è stato alimentato anche da alcune scelte normative, come la sospensione della deducibilità di specifiche voci di costo — dalle svalutazioni dei crediti alle quote di avviamento — e l’abrogazione dell’ACE (Aiuto alla Crescita Economica), uno sconto fiscale che garantiva circa 4 miliardi di euro all’anno. Nel complesso, si è trattato di interventi che hanno gravato esclusivamente sulle società di capitali (Srl e Spa), che complessivamente sono circa 1,5 milioni di imprese, pari al 35 per cento del totale nazionale. Segnaliamo, inoltre, che a partire da quest’anno banche e assicurazioni, tra la revisione della disciplina sugli extraprofitti e l’inasprimento dell’Irap, verseranno all’erario complessivamente 5,6 miliardi di euro in più. A completare il quadro delle maggiori entrate c’è stato, paradossalmente, anche il taglio del cuneo fiscale sul reddito da lavoro dipendente che non è avvenuto solo per mezzo della riduzione dell’Irpef (con l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e dall’introduzione di un’ulteriore detrazione per i redditi da 20mila a 40mila euro), ma anche con l’erogazione di un “bonus” a favore dei lavoratori dipendenti con un reddito sino a 20mila euro. Pertanto, a fronte di un taglio complessivo di quasi 18 miliardi di euro, quasi 4,5 miliardi vengono imputati contabilmente come un incremento della spesa pubblica ("bonus"). Di conseguenza, se per i lavoratori dipendenti con retribuzioni basse la busta paga è diventata più pesante, per il bilancio dello Stato una parte di questa contrazione delle tasse viene ora contabilizzata come una uscita e non più come una riduzione di imposta. A famiglie, autonomi e micro imprese venete 3 miliardi di tasse in meno. Le ultime quattro Leggi di Bilancio varate dal governo Meloni hanno previsto diversi interventi che hanno alleggerito il peso fiscale su buona parte delle famiglie, degli autonomi e delle piccolissime imprese: dall’innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, al taglio del cuneo fiscale per mezzo dell’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito con la riduzione dell’aliquota al 23 per cento e della riduzione al 33 per cento dell’aliquota del secondo scaglione[2]. Nel complesso, questi provvedimenti hanno ridotto il peso delle imposte sulle famiglie italiane di 45,7 miliardi di euro. Tuttavia, considerando le risorse già stanziate dai governi precedenti e le misure di natura temporanea, il beneficio per i nuclei familiari si attesta a 33,3 miliardi (vedi Tab. 1), di cui 3 miliardi hanno interessato i veneti. I maggiori tagli introdotti dalle singole Leggi di Bilancio. In estrema sintesi, ricordiamo che con la Legge di Bilancio 2023 i lavoratori dipendenti hanno potuto beneficiare per quell’anno di un esonero parziale sui contributi previdenziali di 4,3 miliardi di euro. Con la Legge di Bilancio 2024, l’accorpamento del primo scaglione Irpef (applicazione dell’aliquota del 23 per cento sino a 28mila euro), l’elevazione a 1.955 euro della detrazione da lavoro dipendente e le riduzioni delle detrazioni in caso di redditi oltre i 50mila euro hanno permesso uno sconto fiscale che complessivamente ammonta a quasi 4,3 miliardi l’anno. Ma la misura più significativa pari a 11 miliardi di euro presa sempre con la Finanziaria del 2024 ha premiato per lo stesso anno i dipendenti, grazie ad un esonero parziale sui contributi previdenziali a loro carico. Con la Legge di Bilancio 2025, il taglio più importante introdotto in questi quattro anni di governo è avvenuto con la riduzione strutturale delle aliquote Irpef da 4 a 3 per i dipendenti, pensionati e autonomi e da una serie di altre detrazioni sul reddito che hanno consentito uno sgravio fiscale di ben 17,1 miliardi. Infine, con la Legge di Bilancio 2026 la riduzione dell’aliquota relativa al secondo scaglione dal 35 al 33 per cento ha consentito a tutti i contribuenti Irpef una riduzione della tassazione pari a 2,9 miliardi. La giustizia fiscale si persegue anche tagliando le detrazionideduzioni e crediti di imposta “inutili”. La giustizia fiscale è uno dei principi cardine di una democrazia liberale: tutti devono pagare le tasse e chi dispone di maggiori risorse economiche deve contribuire in misura proporzionalmente più elevata. Molti esperti e alcune forze politiche ritengono che questo obiettivo debba essere perseguito intervenendo soprattutto sul fronte delle entrate, attraverso il contrasto all’evasione fiscale – misura sacrosanta – e, per qualcuno, anche mediante l’introduzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze, proposta che continua a suscitare forti perplessità. La giustizia fiscale, tuttavia, non si realizza soltanto recuperando gettito, ma, anche, attraverso un uso attento e responsabile del denaro pubblico, che proviene dai sacrifici di cittadini e imprese. In altre parole, significa razionalizzare la spesa pubblica, senza per questo mettere mano ai capitoli fondamentali del welfare, come la sanità, la previdenza, l’istruzione e l’assistenza sociale. Per questa ragione, accanto alla lotta all’evasione che va perseguita ovunque essa si annidi, la CGIA ritiene altrettanto importante avviare una revisione del sistema delle spese fiscali[3]. Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2025 le cosiddette tax expenditures statali hanno sfiorato i 119 miliardi di euro all’anno. Se si aggiungono anche le agevolazioni fiscali concesse da Regioni ed enti locali, il valore complessivo dei benefici fiscali riconosciuti a famiglie e imprese dovrebbe avvicinarsi ai 150 miliardi di euro annui. Di fronte a una cifra di tale portata, è legittimo chiedersi se non sia possibile intervenire almeno sul 10 per cento di queste agevolazioni, ottenendo un risparmio vicino ai 15 miliardi di euro all’anno. Non va dimenticato, infatti, che l’Italia continua a convivere con un debito pubblico molto elevato e che Diversamente, chi promette meno tasse per tutti rischia di limitarsi a lanciare uno slogan suggestivo, ma difficilmente realizzabile.
____________________ [1] Tra il 2023 e il 2025 i principali Ccnl rinnovati hanno riguardato i settori del commercio, dei pubblici esercizi, del credito, del tessileabbigliamento, delle calzature, degli studi professionali, dell’edilizia, degli autoferrotranvieri, dei graficieditoriali, della logisticatrasporti,etc. [2] A cui si aggiungono una serie di provvedimenti “minori”, come bonus, sgravi, deduzioni, esenzioni, benefit,etc. [3] Detrazioni, deduzioni, aliquote agevolate, crediti di imposta, esenzioni e regimi di favore.
___________________________
Perfette, sante considerazioni, quelle sopra esposte, non certo, per la prima volta, da CGIA Mestre. Cosiderazioni, che si riassumono nella frase:”… una riduzione importante della pressione fiscale può essere realizzata, soltanto attraverso una razionalizzazione della spesa pubblica”, ossia, solo con meno spesa – e meno burocrazia, senza sacrificare la sanità, la previdenza, l’istruzione e l’assistenza sociale”. Quanto ad una, fin troppo spesso, ventilata patrimoniale, non dimentichiamo che la stessa rappresenterebbe un’aggiunta alle patrimoniali, già in essere: IMU, sulla casa 12,50%, sugli interessi da BTP 26%, su interessi, da obbligazioni private 26%, su guadagni di borsa o su dividendi da zioni 26%, su interessi da depositi in contanti, e 0,20% sul valore di titoli o di contanti in deposito… Non è abbastanza? Come dice CGIA, non è con una nuova imposizione fiscale, che si rafforza la finanza e l’economia nostrane, ma, ove possibile, riducendo la fiscalità, l’evasione fiscale e la burocrazia.
Pierantonio Braggio



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