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| Marted 20 Gennaio 2026 |
Museo Romano di Teurnia - St. Peter in Holz, Carinzia, Austria. Un grande mosaico romano, risalente al V secolo d. C. …
In un ormai lontano passato, assieme a mio fratello Paolo, trovavo soddisfazione a compiere viaggi culturali, che, ovviamente, oltre a favorirci la visita a straordinarie terre, avvolte nel verde, ci donavano l’importante occasione di scoprire cittadine e paesetti straordinari, ognuno, ovviamente, con le sue caratteristiche storiche, artistiche e di bellezze naturali, nonché interessanti musei. Non sempre, nel procedere del viaggio, erano previste visite mirate, per cui, facevamo sosta, or quindi, or quinci, ossia, laddove capitava… Fu, appunto, in occasione di una di tali soste – si era in Austria – che, alla vista di giovani, al lavoro, su scavi archeologici, scoprimmo, con soddisfazione, i resti, allora non del tutto resi visibili, di una chiesa paleocristiana… e.., fra questi, un grande mosaico, per fortuna, completo, di origine romana… Ciò, avendo bene presenti i magnifici mosaici, lasciatici, nel Veronese, da famiglie romane… Non essendovi, allora, oltre al mosaico, molto altro da vedere, acquistammo una cartolina, riproducente tale mosaico, a scopo di semplice ricordo… Qualche mese fa, la cartolina citata, ci tornò, felicemente, fra le mani, creando in noi profonda volontà di sapere qualcosa di più, sulla località, in cui facemmo sosta e nella quale riammirammo la bellissima opera a mosaico, peraltro molto bene, nel tempo, conservatasi… Ma, ci chiedemmo: Perché non condividere, con Chi potrebbe leggerci, la bellezza di tale opera, che, per trovarsi, in un modestissimo paesetto d’Austria, pur meritando massima attenzione, dovrebbe essere più nota…? La cartolina, in verità, era sì di aiuto, a rilevare i particolari del mosaico, ma, non nella maniera più completa e atta a rilevarne tutti i dettagli… Ci è stato di sollecito, amichevole aiuto, nella stesura di quanto segue, il prof. Franz Glaser, docente universitario in architettura e in numismatica antica, che, dal 1975 al 1998, fu direttore e operatore diretto, pure, di propria mano, nelle ricerche e negli scavi, in St. Peter in Holz, costituendo, quindi, l’attuale Museo Romano di Teurnia. Fu, quindi, direttore, dal 1978 al 2009, nel Comparto ricerca e scavo, in altre località, divenendo, poi, direttore del Settore provinciale del Museo Regionale di Carinzia. Ora, il prof Glaser è presidente della Federazione dei Musei di Carinzia, Klagenfurt, Austria. Ringraziamo, dunque, il prof. Glaser, il quale ci ha fatto avere la bella foto del mosaico, in tema, foto, che, qui accanto, abbiamo il piacere di presentare, e dalla quale ogni dettaglio, peraltro, pure, di seguito, descritto, nel testo originale, steso dal prof. Glaser stesso. Il quale ha voluto, fra l’altro, segnalarci che, “se la collina di St. Peter in Holz – a 4 km ad ovest di SpittalDrau - Spittal sulla Drava – fu abitata a già a partire dal XII secolo a.C., fu, intorno al 50 d.C., che un insediamento celtico venne inglobato, nella ben più vasta città romana di Teurnia, sede amministrativa di una regione, corrispondente all'odierna Alta Carinzia. Nel V e nel VI secolo d. C., l'insediamento si era ormai ridotto alla sola cima fortificata della collina, sulla quale, si trova la Chiesa episcopale, oggi, protetta da una moderna struttura. Accanto a tale tempio, è attivo il Museo romano di Teurnia, recentemente ristrutturato, nel quale, sono esposti bassorilievi, iscrizioni, monete e altri reperti archeologici, che testimoniano l'attività artistica e la vita sociale della città romana. Fuori dalle mura, si possono ammirare i resti di una chiesa paleocristiana – quella, di cui stiamo trattando – con un preziosissimo pavimento a mosaico, realizzato intorno al 500 d.C.. Nel suo complesso, il Museo romano presenta, sinteticamente, una panoramica storica dei 1800 anni di esistenza del citato insediamento (1200 a.C. - 600 d.C.), in forma di documentazione figurativa. Per offrire ai possibili Interessati, una visione completa del meraviglioso tutto, riproduciamo, di seguito, il testo originale dell’opera: “Museo romano di Teurnia, Franz Glaser, traduzione in italiano di Marion Valente, edizione, curata da Raffaella Plos: “Mosaico paleocristiano - 100 anni di patrimonio culturale mondiale”. Il testo del prof. Glaser: ” ‘Teurnia’. Dopo che i romani, nell’anno 15 a.C., ebbero occupato il regno celtico del Norico, verso il 50 d.C., ampliarono l’insediamento di Teurnia e lo fecero diventare una città, dotata di un grande distretto amministrativo. Quando i visigoti minacciarono l’Italia, l’imperatore Onorio trasferì, nel 402 d.C., la sua residenza da Milano a Ravenna, città munita di un grande porto militare. All’incirca nello stesso periodo, il governatore del Norico spostò la sua sede dalla città, non fortificata di Virunum, nell’area dello Zollfeld, alla nuova capitale della provincia, Teurnia, dotata di fortificazioni. Pochi anni dopo (409 d.C.), Alarico, re dei visigoti, di fatto reclamò la provincia del Norico all’imperatore Onorio. L’assedio della capitale della provincia, da parte degli ostrogoti della Pannonia nell’anno 468 d.C. venne respinto. Nella biografia di San Severino (Vita Sancti Severini), Teurnia viene definita “metropolis Norici”, metropoli del Norico. A partire dall’anno 493 d.C., il re degli ostrogoti Teodorico divenne sovrano dell’Impero romano d’Occidente. Di conseguenza Teurnia fu anche sede del comandante militare della provincia del Norico, fino a quando nel 536 d.C., ebbe inizio la guerra tra bizantini e ostrogoti. Con l’immigrazione degli slavi, verso il 600 d.C., ebbe fine anche la città romana di Teurnia. Cento anni fa Rudolf Egger riportò alla luce il mosaico pavimentale nella cappella laterale sud della chiesa paleocristiana extra muros (la cosiddetta chiesa cimiteriale, fuori mura), a Teurnia, della quale, appunto, stiamo parlando. Intento della nuova concezione di restauro di Franz Glaser era di ritornare allo stato originario e di offrire al visitatore una migliore visione del mosaico. Un’ opera muraria realizzata, all’incirca nell’anno 1910, su una delle estremità dei banchi, per i presbiteri, fu rimossa e furono aggiunti una parte mancante sull’altra estremità e le paraste della cappella laterale nord. Nel 1959 furono murate due porte originarie, nella cappella laterale sud, che, successivamente, sono state riaperte. Dopo aver eliminato uno strato di calcestruzzo contemporaneo sulla parete sud della cappella è di nuovo possibile vedere il coronamento del muro in pietra a spacco. Il muro di separazione dal transetto che fu eretto nel 1959 è stato rimosso e sostituito da una parete in vetro, in modo che lo sguardo del visitatore come dell’altare. Ora è il legno utilizzato per la tribuna rialzata dei visitatori che si pone in contrasto con la struttura costruttiva originaria. Rispetto a prima, adesso il visitatore si trova a un livello più alto e perciò gode di una vista migliore del pavimento musivo. Attualmente, sono chiuse le finestre a sud, creando così un accesso privo di barriere architettoniche. Nel transetto, si trova una vetrina che contiene il modello di una ricostruzione della chiesa paleocristiana, affinché il visitatore si possa subito fare un’idea tridimensionale che potrebbero generare delle ombre fastidiose. L’illuminazione dà rilievo al pavimento musivo. Il visitatore viene informato, grazie a tabelloni, dotati di illuminazione retrostante. Dopo la sua scoperta, nel 1910, il mosaico fu levigato. Polvere di pietra grigia copriva le tesserine di mattone rosse, facendo sì che il materiale non fosse più chiaramente individuabile. Nel 1931 il pavimento musivo fu rimosso e posato, su un letto di calcestruzzo. Durante questa operazione, malta liquida di cemento si riversò su alcune tessere del mosaico. Poco tempo fa, i restauratori del Landesmuseum – Museo di Carinzia, Klagenfurt, provvidero ad eliminare i resti di cemento dal mosaico. Grazie a questa pulizia ora si rileva che per la realizzazione del motivo arboreo, al centro del mosaico, non sono state utilizzate tessere di mattone rosso, bensì di arenaria della Val Gardena, color porpora, che si trova nella ghiaia della Drava. Per le diverse tonalità del nero e del bianco, sono state utilizzate pietre che si trovano sul posto. Durante i lavori per la costruzione di un acquedotto, nel 1908, furono scoperte le rovine di una chiesa paleocristiana (“chiesa cimiteriale”), sita fuori le mura di fortificazione tardo antiche della città romana di Teurnia. Questa chiesa rappresenta perciò il punto di partenza, in Austria, per la ricerca archeologica del periodo tardo antico, paleocristiano e del periodo della migrazione dei popoli. Per merito della sua struttura architettonica la chiesa extra muros di Teurnia fa parte degli edifici sacri paleocristiani più grandiosi delle Alpi. Essa fu costruita mentre gli ostrogoti regnavano sull’Impero romano d’Occidente (493 - 536 d.C.). A provare che la sua origine si possa collocare, in questo periodo, sono i bassorilievi sulle lastre delle recinzioni presbiterali e una moneta d’oro dell’imperatore Anastasio (491 - 518 d.C.), rinvenuta nelle radure a ovest della chiesa. Gli ostrogoti erano cristiani ariani, che si differenziavano dai cristiani cattolici, per la diversa concezione della Trinità. Essi consideravano Cristo, simile al Dio Padre nella divinità, ma non della sua stessa sostanza, e lo Spirito Santo era concepito come spirito di Cristo. Per questa ragione gli ostrogoti edificarono le proprie chiese, per le loro funzioni liturgiche. Nelle antiche città, risiedevano contemporaneamente due vescovi, uno cattolico e uno ariano. Anche nel caso di Teurnia, possiamo ipotizzare che gli ostrogoti usassero la chiesa paleocristiana extra muros per la liturgia ariana. Ciò viene confermato dal fatto che il comandante militare della provincia Ursus donò il pavimento musivo all’interno della cappella laterale. La chiesa era composta da un’aula a pianta rettangolare con due cappelle laterali, da aule esterne sui lati lunghi e da un nartece (portico) sul lato ovest. La zona dell’altare nella navata centrale era circondata da lastre di recinzione e da colonnine poste su dei pilastri di media altezza. La fila di colonnine continuava sul semicerchio dei banchi per i presbiteri (subselliae) e reggeva una traversa sulla quale erano fissate delle tende che, a messa finita, venivano chiuse. Nel presbiterio il vescovo, i presbiteri, i diaconi ecc. potevano sedersi sui banchi. Sotto l’altare principale, come anche nelle due cappelle laterali, erano collocate le reliquie di un martire oppure di un santo. La disposizione simmetrica delle cappelle fa ipotizzare una coppia di martiri, qauali, per esempio Protasio e Gervasio. La venerazione delle reliquie era all’origine di tanti pellegrinaggi. Dato che le anime dei martiri ancor prima del Giudizio Universale riposano vicino all’altare celeste, i martiri venivano considerati come potenti intercessori per il giorno della Resurrezione. Perciò i credenti cercavano di essere sepolti il più vicino possibile al Santo martire. Questo spiega la presenza di tombe all’interno della chiesa di persone appartenenti a ceti privilegiati, a cui appartenevano anche i donatori del mosaico pavimentale. L’iscrizione musiva nella cappella laterale, che in origine era ornata da dipinti, spiega che il vir spectabilis Ursus e sua moglie Ursina (o Sarsina) fecero fare il mosaico per adempiere a un loro voto. Probabilmente il sarcofago, sul lato ovest della cappella, era destinato ad Ursus e le due tombe annesse, rivestite e coperte di lastre di pietra, erano previste per sua moglie e per i due figli maschi, morti in giovane età. Il nesso tra la sepoltura, la donazione e la tomba del Santo, sotto l’altare, rispecchia le idee cristiane, fin qui illustrate. Come si apprende, dalle scritture di Paolino di Nola, oppure di Nilo di Ancira (Ankara), del IV e V secolo, chierici e donatori stendevano veri e propri programmi iconografici, per la pittura e per il mosaico, per spiegare certe idee del Cristianesimo, soprattutto agli analfabeti. I fedeli venivano a conoscenza di alcuni passi della Bibbia, delle parabole e dei simboli durante la preparazione al battesimo e attraverso le prediche. Possiamo quindi avanzare l’ipotesi che il comandante militare Ursus abbia discusso il programma iconografico del suo mosaico, con i teologi della capitale della provincia, Teurnia. Le immagini si dovevano leggere nel seguente ordine: partendo dall’entrata e terminando all’altare con la tomba del santo. Possiamo supporre che, in origine, l’ubicazione dell’iscrizione della tomba del donatore fosse previs, vicino all’entrata. Durante l’inverno il mosaicista incollò le tessere musive, in singoli riquadr, su tessuto di lino. A primavera. quando ormai non gelava più, riprese anche l’attività edilizia e i singoli riquadri vennero posati su un letto di malta. Il donatore, Ursus, volle però esprimere la simbologia del battesimo, in modo molto personale, facendo sì che al posto del cervo, a sinistra, fosse inserita l’indicazione di sé stesso. Di conseguenza, il mosaicista dovette riempire il riquadro vicino all’entrata. Utilizzò – presumibilmente, dopo essersi consultato con Ursus – un motivo a scacchiera, visto che la raffigurazione di un cervo messa in questa posizione sarebbe stata priva di significato. Quando i primi scrittori cristiani dissertavano sull’argomento arte, non si occupavano di stile o di qualità, ma sempre del contenuto simbolico. Le parabole tratte dal mondo animale corrispondono alle parabole, già contenute nella Bibbia e a quelle appartenenti alla cultura contadina e bucolica, che fu dominante nell’antichità. Si è conservato un numero sufficiente di fonti scritte cristiane dei primi cinque secoli da permetterci di cogliere il mondo spirituale e di interpretare anche i simboli. Facendo però tali interpretazioni, bisogna tenere conto dell’attribuzione religiosa, poiché in un tempio, per esempio, le fronde della vite possono fare riferimento al dio Dionisio, mentre in una chiesa cristiana, si riferiscono alla parola di Cristo (“io sono il vitigno e voi le viti”). Le figure dei riquadri sono rese in monocromia uniforme e non presentano quasi nessun disegno al loro interno: ciò fa sì che, nel loro limitato cromatismo, siano fortemente espressive. Non venne data importanza, né al dettaglio naturalistico. né alla pseudoplasticità (nella quale ci imbattiamo, sul monte Hemmaberg), bensì alle parabole del mondo animale. Per la raffigurazione di alcuni animali (cicogna, cervo, cerva, anatre), l’artista, molto probabilmente, ricorse ad una guida iconografica, mentre si presume che, per raffigurare l’albero, il bue e il kantharos, utilizzò le proprie bozze. Nei laboratori dei mosaicisti, si utilizzavano sagome, per gli ornamenti continui, onde ottenere un disegno geometrico uniforme. A Teurnia, il mosaicista suddivise le fasce ornamentali, in elementi staccati, creando così svastiche, rombi e cerchi isolati che utilizzò per formare una bordatura tradizionale. In questo senso, utilizzò anche il meandro “a cane corrente”, nel quale inserì, inaspettatamente, spirali a orientamento contrario. Il pavimento musivo o mosaico, ci colpisce per il suo alto grado di astrazione e per l’uso libero e incurante degli ornamenti geometrici. Oggi, al centro dell’ultima fascia ornamentale, anteposta alla zona dell’altare, si trova raffigurato un rettangolo inserito, tra due svastiche. Questa parte del mosaico originale era andata distrutta, durante gli scavi, e fu ripristinata nel 1931, con l’inserimento del rettangolo. Su alcune vecchie foto degli scavi, però, si vede raffigurato, al centro, il frammento di un arco di cerchio, che apparteneva ad un monogramma di Cristo. I motivi e i simboli del mosaico. I riquadri del mosaico si leggono, iniziando dall’entrata, in basso, e terminano all’altare, con la tomba di reliquie. 1. Un motivo a scacchiera, a tre colori, rappresenta l’elemento di riempimento, al posto dell’iscrizione del donatore (riquadro 7), in origine prevista, accanto all’ingresso. 2. Cicogna e lucertola: Cristo (la cicogna) porta l’uomo peccatore dalle tenebre alla luce, come descrive il Fisiologo. È l’unico motivo su sfondo nero. 3. Due lepri: la lepre (l’uomo), che corre in su, riesce a scappare dai cani (il demonio), mentre, la lepre che corre in giù, viene presa dai cani (il demonio). Questa è la spiegazione del Fisiologo, alla base della quale sta l’osservazione fatta, direttamente in natura, secondo la quale una lepre correndo in giù, si capovolge e viene presa dai cani. 4. Anatra con quattro pulcini: “Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figliuoli, come la gallina raccoglie i suoi pulcini, sotto le ali e voi non avete voluto”, disse Cristo agli abitanti della città di Gerusalemme (Matteo 23, 37). Le anatre potrebbero simbolizzare la Madre chiesa, con i suoi fedeli provenienti da popoli diversi. 5. Albero con uccelli: “Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami”, disse Cristo (Matteo 13, 31-32). Questa parabola venne approfondita diffusamente da Girolamo e da Ilario nelle loro prediche. 6. Manzo: il manzo è simbolo per gli Apostoli, i profeti e tutti coloro, che professano la fede, come scrivono Agostino ed Eucherio. 7, 8, 9. Iscrizione del donatore - calice - cervo: Ursus, il comandante militare del Norico, ha donato il mosaico pavimentale, assieme a sua moglie Ursina. La colomba raffigurata, sopra il calice, sta per Cristo e simboleggia il Battesimo. Il cervo (l’uomo), morso dal serpente velenoso (il demonio) avverte una sete smisurata, cerca la fonte (il Battesimo) e sopravvive. Con ciò, Ursus e sua moglie vogliono esprimere ciò che dice il Salmo 42: “Come la cerva anela ai corsi d‘acqua, così l‘anima mia anela a Te, o Dio”. L’iscrizione indica anche il motivo della donazione: Urs(u)s v(ir) s(pectabilis) cum coni(u)g(e) sua Ursina pro (v)oto sus(cepto) fecer(u)nt h(a)ec, ossia, “Ursus, vir spectabilis – ‘vir’ è il latino, per ‘uomo’, ndr – e sua moglie Ursina hanno fatto posare questo (mosaico) per un voto fatto”. L’iscrizione presenta abbreviature evidenziate da segni di abbreviazione. 10. Airone e serpente: Cristo sconfigge il male (il serpente). Salmo 91,13: “Camminerai su aspidi e vipere, schiaccerai leoni e draghi”. 11. Cerva allattante: nell’Antico Testamento: Geremia (14,5) considera la cerva, come un animale dotato di particolare amore materno, perché è l’ultimo tra gli animali, ad abbandonare il suo piccolo, in periodi di aridità e siccità. Il motivo, perciò, si presta molto bene, per una parabola, sull’amore di Dio. 12. Aquila in volo: l’aquila protegge i suoi piccoli come Dio protegge i suoi figli: questo è il significato del disegno, attribuito da Girolamo e da Ambrogio. Questa interpretazione del mosaico si traduce in una tematica crescente, partendo dall’entrata e terminando all’altare. Se la prima sequenza di riquadri tratta il passaggio dalle tenebre alla luce, la seconda esprime la diffusione della fede, ovvero, del Regno di Dio, seguito dal sacramento del Battesimo, che i donatori attribuiscono personalmente a loro stessi. Infine, negli ultimi tre riquadri, viene espressa la vittoria di Cristo sul male e l’amore di Dio. Così come il fedele del primo Cristianesimo, comprese, dall’insegnamento, i simboli religiosi, ai tempi odierni, l’interpretazione dei motivi appena fornita mira ad offrire una guida completa alla completa comprensione del tutto”. Grazie, ancora al prof Glaser, per il suo testo, di cui sopra, a Marion Valente, traduttrice dal tedesco dello stesso, e a Raffaella Plos, curatrice dell’opera, che, oltre a dare dettagliata spiegazione dello straordinario mosaico, ci ha introdotto, in modo particolareggiato, nella grande storia… Nella foto: il mosaico romano di Teurnia…, a St. Peter in Holz, Carinzia, Austria.
Pierantonio Braggio

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