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Venerdì 15 Ottobre 2010
«Faccio la cavia umana per 600 euro»

Dopo una laurea in Lettere e filosofia non ha avuto le opportunità di lavoro che sperava. Per sbarcare il lunario e sentirsi meno precario un 34enne di Potenza si è scelto un'occupazione decisamente originale: fa la cavia umana. La storia è raccontata dalla Gazzetta del Mezzogiorno. Per non sprofondare nella depressione del disoccupato («che - dice - non ha santi in paradiso») ha deciso di "affittare il suo corpo". Niente a che vedere con il sesso: si mette a disposizione delle case farmaceutiche per testare nuove molecole e nuovi farmaci.

FINO A 600 EURO AL GIORNO - Dal 2006 il 34enne trascorre quindici o venti giorni l'anno in una clinica svizzera a ingurgitare pillole e sciroppi o provare unguenti. Tra un test e l'altro trova anche il tempo di godersi massaggi, beauty farm, piatti prelibati e una piscina hollywoodiana dentro la stessa clinica «Mi trattano con i guanti bianchi. E poi mi pagano bene» racconta il potentino. Quanto? Da 250 a 600 euro al giorno, dipende dall'importanza della sperimentazione. Il giovane non teme effetti collaterali per la sua salute. «Ho dei parenti in Svizzera e quando sono andato a trovarli ho letto un annuncio della facoltà di Medicina che cercava persone disposte a entrare nello staff di un'importante casa farmaceutica. Mi sono presentato, consapevole di trovarmi di fronte a una scelta difficile».

MESI PER LA DISINTOSSICAZIONE - La prima volta ha testato un principio attivo usato contro la gastrite: «Non ho avuto particolari reazioni e così sono andato avanti anno dopo anno. Paura? No, perché sono in mano a scienziati, medici, seri professionisti». Per diventare una cavia umana, «bisogna semplicemente essere un soggetto in buona salute e non avere problemi psicologici - spiega il giovane -. L'aspirante volontario, inoltre, deve essere disposto a firmare un contratto in cui si specificano diritti, doveri e rischi. È una prassi. C’è, però, anche un’altra strada. Oltre alle persone sane che, in cambio di soldi, assumono le nuove molecole sviluppate in laboratorio affinché ne sia valutata l’efficacia, ci sono persone già malate che si offrono gratuitamente per alimentare una speranza. E questo, in genere, avviene quando ci si trova di fronte a malattie gravi e ritenute incurabili». Tra un test e l'altro passa del tempo: «Occorrono almeno sei-otto mesi di disintossicazione per presentarsi di nuovo in clinica» conclude.



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