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| Luned 10 Giugno 2024 |
GIUSTIZIA RIPARATIVA, QUANDO LA ‘COLPA’ DIVENTA OCCASIONE DI REINSERIMENTO NELLA COMUNITÀ. CONCLUSO IL PERCORSO PER 6 MINORI DELLA BABY GANG QBR
Sono 6 i giovani veronesi seguiti con il progetto che vede insieme Comune e Fondazione don Calabria per il Sociale. Un percorso che offre ai minori l’opportunità di diventare una risorsa per la comunità. L’amministrazione è al lavoro per istituire a Verona un Centro di Giustizia Riparativa in attuazione alla Riforma Cartabia.
La maggior parte di loro al tempo dei reati non aveva compiuto 18 anni. Bulli, rapinatori da strada, vessavano i coetanei per un cappellino piuttosto che per l’abbonamento dell’autobus. Facevano parte della baby gang QBR, che tra il 2020 e il 2021 terrorizzò il quartiere di Borgo Roma, dove vivevano tutti.
A 6 di loro, il Tribunale dei Minori di Venezia ha concesso la possibilità di partecipare al progetto tra Zenit e Nadir, partito nel 2021 e finanziato dalla Fondazione Fare con i Bambini e di cui il Comune di Verona è partner insieme a Fondazione Don Calabria per il Sociale E.T.S, che costruisce percorsi di recupero individuali o di gruppo attraverso lo strumento della giustizia ripartiva, anche detta ‘giustizia amica dei minori.
Oggi sono ragazzi ‘nuovi’, quasi tutti lavorano, ma soprattutto hanno trasformato il loro errore in un’occasione di rinascita, non solo a vantaggio proprio ma anche della comunità che ha subito i loro reati.
In linea con gli obiettivi della Giustizia Riparativa, una giustizia che affianca la giustizia ordinaria e non la sostituisce; rimette al centro i protagonisti, autore, vittima e comunità, ovvero tutti i soggetti che dal fatto reato sentono e vivono una frattura. Il fatto reato di per sé provoca una rottura sia tra le parti direttamente interessate ma anche con la comunità sociale nella quale loro stessi vivono. Se tale frattura non viene "curata", anche attraverso un percorso, appunto, riparativo, resta dentro e fuori la vita di tutti quei soggetti che di tale dolore hanno risentito. La Giustizia ripartiva ridona ai protagonisti la possibilità di ricucire quel pezzo di dolore attraverso un incontro che viene accompagnato e valutato dai mediatori esperti che si fanno promotori di mettere tutte le parti le une di fronte alle altre, in modo che attraverso un ascolto di senso, empatico e circolare, possano tutte comprendere le diverse sofferenze e i differenti dolori.
Un processo che i giovani effettuano per fasi, partendo dalla consapevolezza di quanto commesso e costruendo le condizioni perché i risultati del percorso ripartivo siano duraturi. L’ottica di partenza è che i giovani rappresentano la speranza per il futuro e a loro va restituita tutta la fiducia possibile.
Spesso infatti i minori che commettono reati tendono ad essere esclusi dalla società e questo perché vengono inquadrati come soggetti da cui è meglio stare lontani. Troppo facilmente si dimentica però che sono ragazzi molto giovani, anzi sempre più giovani, che nella maggior parte dei casi pagano una situazione di forte disagio familiare e di mancanza di punti di riferimento.
Il percorso di recupero, che è durato una media di 9 mesi per ciascun ragazzo, ha coinvolto anche le famiglie con incontri sulla responsabilità genitoriale e sul dialogo con i propri figli.
Due gli ambiti in cui i ragazzi si sono messi alla prova: uno più manuale che li ha visti protagonisti in lavori di pulizia e manutenzione delle aree verdi del quartiere, e uno più relazionale, a contatto con gli anziani e i loro bisogni.
In tutto questo c’è poi il fattore Comunità, ovvero la parte lesa dai comportamenti dei ragazzi, che nel percorso ripartivo assume un ruolo fondamentale accettando non solo di conoscere gli autori di reato ma aprendo alla possibilità di accogliere positivamente le ricadute dei gesti riparatori, che dimostrano come i giovani non siano solo l’errore che hanno commesso e di come siano capaci di trasformare il reato in opportunità di cambiamento.
E sono proprio i ragazzi i primi ad essere consapevoli del proprio cambiamento. Lo hanno dimostrato nell’incontro dei giorni scorsi in Municipio con gli organizzatori del progetto, alla presenza del sindaco Damiano Tommasi, a cui hanno consegnato una lettera che oltre a riassumere il disagio e il dispiacere per i reati compiuti, hanno restituito il percorso effettuato e gli impegni che si sono presi nei confronti della Comunità, impegni che saranno monitorati dalle strutture competenti.
“Quello della Giustizia Riparativa è un percorso a cui l’Amministrazione crede molto – ha affermato l’assessora alla Sicurezza e alla Legalità Stefania Zivelonghi-. Il percorso effettuato in questi mesi è la conferma della bontà di un’impostazione che mette al cento la comunità che viene offesa dall’atto criminale ma che è anche una comunità che dà un’opportunità, che diventa accogliente e contribuisce a fare acquisire consapevolezza della gravità del fatto compiuto, avvicinando di conseguenza l’autore del reato e la vittima. Questa è la linea su cui poggia tutto il percorso di Giustizia ripartiva e come Amministrazione stiamo lavorando per aprire a Verona un Centro di Giustizia ripartiva secondo i dettami della Riforma Cartabia con l’obiettivo di farci trovare pronti quando saranno emessi i decreti attuativi.
Nei giorni scorsi- prosegue l’assessora-, abbiamo incontrato i rappresentanti della comunità offesa, chi ha accompagnato i ragazzi nel percorso di consapevolezza del male e fatto e i 6 ragazzi protagonisti del percorso. E’ stato soprattutto l’esito di un percorso di recupero che ha al centro il bene della comunità e che contribuisce in modo importante a diminuire il rischio di recidiva”.
“Un percorso arricchente per tutte le persone che sono state coinvolte ma soprattutto per i ragazzi perché quando escono dai percorsi di giustizia riparativa portando con sé un valore aggiunto, ovvero si sentono parte integrante della comunità in quanto protagonisti del loro cambiamento - ha spiegato il responsabile Fondazione don Calabria per il Sociale ETS di Verona Silvio Masin-. Prendersi cura di questi ragazzi vuol dire essere in grado di accompagnarli con senso e significato a come si può riparare; il faccia a faccia con le vittime è per loro un momento difficile, ma superare la paura e l’ansia è per loro motivo di maturità e cambiamento. Noi mediatori penali formati li aiutiamo a superare questi sentimenti e questi vissuti, serve coraggio sia da parte degli autori di reato sia delle vittime, un percorso che si può fare sono insieme”.
“Oggi viene restituito questo importante progetto di accompagnamento dei ragazzi che negli anni scorsi si sono macchiati di reati in particolare nel quartiere di Borgo Roma- ha detto il parroco della Parrocchia di Gesù Divino Lavoratore, don Andrea-. I ragazzi ora stanno bene, hanno compreso gli errori commessi e si sono messi in gioco a favore della società. Le persone che hanno lavorato con loro ha creduto nelle loro possibilità di rinascita”.

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