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Sabato 15 Febbraio 2025
Gli imprenditori non vanno più in banca: ora, rompono il salvadanaio e si autofinanziano. CGIA Mestre, 15.2.25

“Forse, ci siamo sbagliati. Pensavamo che, in questi ultimi 15 anni, fossero state le banche ad aver chiuso i rubinetti del credito, anche alle aziende venete, invece, pare sia avvenuto l’esatto contrario. Sono gli imprenditori che avrebbero deciso di non rivolgersi più agli istituti di credito, risolvendo lo storico problema della mancanza di liquidità attraverso il ricorso all’autofinanziamento. Come? Apportando capitali propri (di imprenditori e soci) o di terzi (attraverso il mercato dei capitali e l’azionariato diffuso) . A sostegno di questa chiave di lettura segnaliamo anche la decisa diminuzione della domanda di credito avvenuta in questi anni da parte delle imprese, poiché, a seguito anche dei buoni risultati economici ottenuti, molte attività rimaste sul mercato hanno aumentato i risparmi e conseguentemente il loro utilizzo per far fronte alle spese correnti e agli investimenti. La tendenza macroeconomica appena delineata non ha coinvolto indistintamente tutte le realtà produttive e commerciali del Veneto. È verosimile che, per molte micro imprese , alla contrazione dei prestiti non sia seguita alcuna forma di autofinanziamento, bensì un progressivo deterioramento economico/finanziario, che le avrebbe fatte scivolare nell’area grigia dell’insolvenza o, peggio ancora, a rivolgersi al mercato del credito illegale. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA. Imprese venete: in quasi 15 anni -44,6 miliardi di prestiti, ma +36,2 miliardi di risparmi. A fine dicembre del 2011 (inizio della crisi dei debiti sovrani), i prestiti bancari alle imprese venete ammontavano a 108,9 miliardi di euro, verso la fine del 2024, invece, la quota è scesa a 64,3 (-44,6 miliardi di euro pari a una contrazione del 40,9 per cento). Per contro, nello stesso arco temporale i depositi bancari delle aziende sono passati da 19,6 miliardi a 55,8 (+36,3 miliardi pari a un incremento del 185,2 per cento). La contrazione del credito alle attività economiche è riconducibile alla combinazione di più fattori e in aggiunta a quelli richiamati più sopra vanno aggiunte le importanti trasformazioni registrate dal sistema bancario e imposte dalla Banca Centrale Europea (BCE) che, a seguito delle crisi finanziarie avvenute in questi ultimi decenni , ha introdotto dei parametri molto stringenti nella valutazione del merito e del rischio di credito. Dopodiché, è utile ricordare che tutti gli istituti bancari sono stati costretti ad aumentare notevolmente il livello di patrimonializzazione, con misure che hanno indotto il sistema creditizio a razionalizzare i prestiti alle imprese meno insolventi, riducendo così il rischio di veder aumentare la platea dei crediti deteriorati che sono stati ridotti grazie alla vendita delle sofferenze (mercato delle cartolarizzazioni). I rubinetti si sono riaperti con il Covid. Va evidenziato che anche in Veneto la fase di crescita dei prestiti bancari erogati alle imprese tra la metà del 2020 fino al 2022 è stata ottenuta a seguito delle misure introdotte per fronteggiare la crisi pandemica. Ricordiamo che il governo Conte 2 e quello Draghi hanno approvato alcuni provvedimenti a sostegno del credito (compresa la garanzia statale al 100 per cento sui prestiti) che hanno consentito di incrementare i prestiti alle società non finanziarie corretti per le cartolarizzazioni e le altre cessioni. In Ue, invece, i prestiti sono aumentati, con punte record in Francia e in Germania. Secondo i dati della BCE , tra il 2011 e il 2023 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili per un confronto europeo), non tutti i paesi monitorati hanno subito una contrazione dei prestiti bancari alle imprese. Anzi. Il dato medio dell’Area dell’Euro, ad esempio, è stato pari al +4,3 per cento (+188,6 miliardi di euro), con picchi positivi, per i big, del +61,4 per cento in Francia e del +46 per cento in Germania che, in valore assoluto, possono contare su un’esposizione degli istituti di credito verso le attività economiche che, rispetto al nostro importo, a Parigi è più del doppio e a Berlino, invece, è leggermente inferiore al doppio. Segnaliamo che tra le nazioni economicamente più importanti solo la Spagna ha registrato una flessione superiore alla nostra. Se in Italia la riduzione è stata del 30,9 per cento, Madrid ha visto scendere i prestiti del 46,7 per cento. In difficoltà anche le aziende dei Paesi Bassi che hanno subito una riduzione dell’8,1 per cento. Prestiti: in forte calo soprattutto nel Centro-Sud. In Veneto contrazione record a Rovigo. Tra il novembre 2011 (periodo di picco massimo dei prestiti erogati alle imprese) e lo stesso mese del 2024 (ultimo dato disponibile), il Veneto ha subito una riduzione dei prestiti bancari alle imprese pari al -40,9 per cento. A livello nazionale la nostra regione si colloca all’ottavo posto. In valore assoluto, invece, la contrazione è stata di 44,6 miliardi di euro (vedi Tab. 2). A livello provinciale Rovigo è la realtà veneta più penalizzata, visto che ha subito una contrazione del 52,4 per cento (-1,9 miliardi di euro). Seguono Vicenza con il -44,8 per cento (-9,9 miliardi di euro) e Belluno con il -44,7 per cento (-1,2 miliardi euro). I risparmi sono cresciuti, soprattutto, a Nordest. Le più “formiche” sono state Vicenza e Belluno. Sempre, tra novembre 2011 e novembre 2024, sul fronte dei depositi il Nordest è la macro area che ha subito l’incremento più importante pari al 178 per cento. Il Veneto si posiziona al quinto posto a livello nazionale con un aumento del 185,2 per cento (+36,3 miliardi di euro). Nella nostra regione, la provincia, dove le imprese hanno accumulato i maggiori risparmi è stata Vicenza con il +235,6 per cento (+8,1 miliardi di euro). Seguono Belluno con il +225,5 per cento (+1 miliardo di euro) e Padova con il +189,3 per cento (+7,4 miliardi di euro). Nota: a) Si fa presente che la caduta dei prestiti alle imprese è stata determinata, in parte, anche dalla riduzione delle sofferenze bancarie che nel 2015-2016 avevano raggiunto nel nostro Paese la cifra record di 160 miliardi (in capo alle imprese). Successivamente al 2016 si è aperto in Italia un ampio mercato di cartolarizzazioni/cessione dei prestiti in stato di sofferenza; secondo la pubblicazione Note di stabilità finanziaria e di vigilanza (n. 43 dicembre 2024, Banca d’Italia), le sofferenze chiuse (eliminate dai bilanci bancari) sono state pari a 229 miliardi di euro nel periodo 2017-2023; un ingente ammontare che è così “sparito” dai bilanci bancari in appena 7 anni, di cui 184 miliardi ha riguardato delle cessioni; b) Il fatto che le imprese si finanzino sempre di più attraverso canali alternativi al credito è anche evidente dai dati sulla ricchezza delle società non finanziarie (imprese con più di 5 addetti). In effetti da questi dati di fonte Istat/Banca d’Italia si evince che, dal 2011 al 2023 (12 anni), il canale di finanziamento delle imprese italiane tramite l’azionariato (shares and other equity), è salito di 930 miliardi di euro (da 1.395 miliardi di euro a 2.592 miliardi di euro, +86%). Fatto 100 le passività finanziarie delle società non finanziarie (imprese con più di 5 addetti), se nel 2011 l’azionariato pesava per il 40% del totale, nel 2023 ha superato la metà (54%); al contrario i prestiti, che valevano il 35%, nel 2011, sono scesi al 23% del totale”. __________________ [1]Il fatto che le imprese si finanzino sempre di più attraverso canali alternativi al credito è anche evidente dai dati sulla ricchezza delle società non finanziarie (imprese con più di 5 addetti). In effetti da questi dati di fonte Istat/Banca d’Italia si evince che, dal 2011 al 2023 (12 anni), il canale di finanziamento delle imprese italiane tramite l’azionariato (shares and other equity), è salito di 930 miliardi di euro (da 1.395 miliardi di euro a 2.592 miliardi di euro, +86%). Fatto 100 le passività finanziarie delle società non finanziarie (imprese con più di 5 addetti), se nel 2011 l’azionariato pesava per il 40% del totale, nel 2023 ha superato la metà (54%); al contrario i prestiti che valevano il 35% nel 2011 sono scesi al 23% del totale. [2] Quelle con meno di 9 addetti che, comunque, rappresentano il 95 per cento circa dell’intera platea imprenditoriale veneta e italiana. 3) Nel 2008/2009 crisi subprime. Nel 2011/2012 crisi del debito sovrano e 2020/2021 crisi pandemica. 4Esposizione complessiva delle banche verso le società non finanziarie. Riguardano prestiti complessivi incluse le sofferenze e i pronti contro termine.
Quanto sopra è conferma del non nuovo principio, per cui, il reddito da impresa – troppo spesso, considerato ricchezza accumulata e, per questo, sempre erroneamente combattuto, da visioni contrarie alla stesso e, a causa delle stesse, peraltro, fallite – alla luce, anche, di quanto, sopra, chiaramente esposto da CGIA Mestre, è liquidità, che, oggi, direttamente e positivamente reimpiegata dall’impresa, nell’impresa, ritorna, fecondamente, nel ciclo economico, certamente, nell’interesse dell’attività operante, che la utilizza, ma, pure, indirettamente, a vantaggio della società. La differenza, comunque, sta nel fatto che, innovativamente, l’impresa tende, oggi, ad avvalersi del proprio patrimonio, anziché ricorrere al credito. Pierantonio Braggio











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