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| Mercoled 24 Settembre 2025 |
LA COPERATIVA SOCIALE SAN GIOVANNI CALABRIA COMPIE 50 ANNI
Cinquant’anni non sono una tappa qualsiasi. Lo sono ancora meno quando si parla di impresa sociale che non nasce da un progetto su carta ma da una comunità viva, da mani che costruiscono, da persone che camminano insieme.Tutto parte alla fine degli anni Sessanta, un piccolo gruppo di giovani coppie, in cerca di senso e accompagnamento spirituale, incontra don Antonio Mazzi in via Roveggia è lì che nasce il primo nucleo della cooperativa. In un seminterrato si organizzano soppalchi, laboratori artigiani, si saldano relazioni. Si lavora con il poco che c’è, ci si affida alla rete di amici e al coraggio. Le risorse iniziali sono minime, ma la volontà non manca. L’arrivo degli obiettori di coscienza, grazie alla legge sul servizio civile, e il sostegno di alcuni imprenditori locali danno una spinta decisiva.Nel 1975 la cooperativa diventa realtà. L’atto formale è anche una dichiarazione pubblica: si può costruire un’impresa che metta al centro le persone, senza escludere nessuno. I fondatori, tra cui Gianni Fontana, Gabriella Conti, Corinna Ionta e Cristina Fantini, sfidano i limiti normativi dell’epoca, in cui perfino l’ammissione di soci con disabilità sollevava dubbi legali e impostano fin dall’inizio regole chiare: trasparenza, correttezza, continuità.La domanda di fondo che li guida è semplice e radicale: “Cosa succede ai ragazzi dopo la scuola?” Don Antonio, con la sua voce ruvida e profetica, non si limita a denunciare. Offre soluzioni. Parla di “isole di possibilità nel mare delle necessità”, di un arcipelago da costruire, una comunità che tenga insieme lavoro, cura, relazione.Negli anni Settanta e Ottanta, in un contesto segnato da barriere fisiche e culturali, la cooperativa si distingue per la sua capacità di innovare. Nasce il centro medico-riabilitativo, si sperimentano nuovi approcci come l’ippoterapia e si apre una presa in carico globale. I laboratori producono portachiavi, lampadari, soldatini, mobili in legno si avviano i primi contatti con AGSM e si costruisce un dialogo stabile con le famiglie e le associazioni, in particolare con ANFFAS Verona.Negli anni Novanta la cooperativa cresce ancora con l’arrivo di Exodus a Verona si allarga lo sguardo sulle marginalità urbane. Si sperimenta anche all’interno del carcere, dove un laboratorio produttivo ha funzionato fino allo stop imposto dalla pandemia. Nasce la cooperativa “La Margherita”, si collabora con la Camera di Commercio, si vincono gare per il data entry, si crea un ponte tra sociale e mondo imprenditoriale un ponte solido, costruito sul lavoro vero. Oggi la San Giovanni Calabria è una realtà matura, diretta da Nicola Padovani, conta 250 lavoratori e un fatturato di oltre 6 milioni di euro vive di lavoro, con il 99 per cento dei ricavi derivanti da attività produttive. Assemblaggi industriali, call center, pulizie, data entry, legatoria sociale, ristorazione, una varietà di servizi che garantisce sostenibilità e inclusione. Ogni inserimento è pensato su misura, perché il metodo resta quello di sempre: una persona alla volta.Nel panorama del nuovo welfare, dove lo Stato dialoga con il privato sociale, la cooperativa è oggi un interlocutore affidabile. Le convenzioni attive in provincia di Verona sono 64, ma il potenziale è enorme: si stima che potrebbero arrivare a 600 l’impatto, anche economico è evidente. Secondo recenti stime, ogni inserimento nella cooperativa sociale fa risparmiare alla collettività oltre 4.700 euro all’anno. Numeri che parlano chiaro.Il cinquantesimo non è solo una festa, è una tappa simbolica. Un’occasione per investire, rilanciare, costruire. L’acquisto della sede storica, l’Academy per giovani, i percorsi di mentorship, la mensa sociale, la riattivazione delle attività in carcere: tutto converge verso un’idea forte di comunità. Una comunità che lavora, si prende cura, non lascia indietro nessuno.Cinquanta anni lo dimostrano. Quando lavoro, cura e comunità si incontrano, nascono imprese capaci di includere, innovare e generare valore condiviso. La sfida ora è scalare questa alleanza. Con le istituzioni, con le imprese, con i cittadini. Per costruire le prossime isole di possibilità. Una persona alla volta.

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