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Domenica 28 Dicembre 2025
A Betlemme, l'ospedale che unisce cristiani e musulmani. Vi opera il Sovrano Ospitaliero Ordine di Malta, non guardando a confini…

A dire il vero, abbiamo, spesso, riferito dell’attività filatelica e, talvolta, numismatica delle Poste Magistrali del Sovrano Ordine di Malta, cosa che tale straordinario Ordine merita, per la qualità dei suoi francobolli e delle sue monete, la cui vendita – importante saperlo – serve a creare liquidità per opere di solidarietà. Poco o nulla, abbiamo avuto occasione di dire, invece, del fatto che il Sovrano Ordine di Malta si onora anche dell’aggettivo ’Ospitaliero’, in quanto si occupa soprattutto, appunto, di alta solidarietà e di interventi in casi calamitosi e di molto altro, con i suoi Volontari, in Italia e nel globo. Ci è gradito quindi, proporre, in toto, un articolo di Giordano Contu, Betlemme, estratto da “Vatican News” del 25.12.25, che descrive la disponibilità e l’operosità del Sovrano Ordine e dei suoi preziosi collaboratori nel suo ospedale della Sacra Famiglia, in Betlemme… “Cristiani e musulmani, fianco a fianco, nell’Ospedale “Sacra Famiglia” dell’Ordine di Malta, al servizio delle mamme e dei bambini palestinesi. ‘Qui accompagniamo le donne e insegniamo a riconoscere i segnali di pericolo’, racconta Vera Banoura, infermiera cristiana. "Quando lavoriamo uniti, la vita vince", evidenzia Nada Oweinah, ostetrica musulmana. Un messaggio per il mondo, lacerato dalle guerre. La cura diventa ponte fra popoli e religioni. È una meraviglia che si ripete ogni giorno. Accade all’ospedale “Sacra Famiglia” di Betlemme, gestito dal Sovrano Militare Ordine di Malta. Qui, cristiani e musulmani lavorano uniti, con la medesima speranza: aiutare le mamme partorienti e i loro bambini palestinesi. Qui il dialogo interreligioso diventa una sala parto, una corsa contro il tempo, una mano che stringe un’altra mano. Fede e rispetto reciproco. Questa è la stella-guida di coloro, che si prendono cura della vita, in una Terra Santa, che vive finalmente una pur fragile tregua. “Questo ospedale è, a mio avviso, il vero ‘gioiello della corona’. È l’unico che l’Ordine di Malta gestisce in Terra Santa, la terra in cui l’Ordine è nato quasi 900 anni fa, a Gerusalemme, grazie al beato Gerardo, a poche centinaia di metri dalla chiesa del Santo Sepolcro”, dichiara ai media vaticani Gilles Normand, amministratore delegato dell’ospedale. “Siamo qui per aiutare il popolo palestinese, ad avere le migliori cure possibili. Il nostro carisma è offrire le migliori cure ai più poveri e a chi ne ha davvero bisogno: è quello che facciamo ogni giorno”. Il paziente che arriva in ospedale, in genere, non paga il costo reale delle cure che riceve e dopo il 7 ottobre 2023, grazie ai donatori internazionali, sono aumentate le agevolazioni. “Applichiamo circa il 40% di sconto, sulle visite e sui parti. È fondamentale, perché oggi il 90% della popolazione di Betlemme è senza lavor, a causa della guerra a Gaza”. Il dialogo, invece, non manca nelle corsie e nelle sale dell’ospedale. “Diamo consigli alle donne in gravidanza, perché spesso non sanno riconoscere alcuni segnali importanti”, racconta Vera Banoura, infermiera cristiana che lavora nell’ospedale francese dal 1997. “Molte donne non sanno che un forte mal di testa può essere legato alla pressione alta. Poi pensano che la pressione alta sia una cosa normale, ma dobbiamo stare molto attenti: può esserci il rischio di preeclampsia (complicazione della gravidanza caratterizzata da pressione alta e segni di danni ad altri organi, nda)”. La consulenza è una delle principali e più importanti attività dell’ospedale, perché accompagna le mamme ed educa le famiglie. Vera ricorda una storia che ancora le trema dentro: “Un giorno abbiamo sentito una donna urlare nel corridoio dell’ospedale. Siamo usciti a vedere cosa stesse succedendo e abbiamo visto una giovane in preda alle convulsioni. Era quasi al nono mese di gravidanza. Abbiamo misurato subito la pressione: era in condizioni critiche, già in eclampsia (grave progressione della preeclampsia, nda). L’abbiamo adagiata su una barella, le ho messo una cannula endovenosa e l’abbiamo trasferita d’urgenza in sala operatoria. Hanno fatto un taglio cesareo d’emergenza e sono riusciti a salvare sia la madre che il bambino. Non dimenticherò mai questo episodio. Quando è guarita, l’ho visitata molte volte”. Anni dopo quella giovane mamma musulmana, tornata in ospedale, ha riconosciuto Vera e le ha detto grazie. Gilles Normand“Diamo consigli alle donne in gravidanza, perché spesso non sanno riconoscere alcuni segnali importanti”, racconta Vera Banoura, infermiera cristiana che lavora nell’ospedale francese dal 1997. “Molte donne non sanno che un forte mal di testa può essere legato alla pressione alta. Poi pensano che la pressione alta sia una cosa normale, ma dobbiamo stare molto attenti: può esserci il rischio di preeclampsia (complicazione della gravidanza caratterizzata da pressione alta e segni di danni ad altri organi, nda)”. La consulenza è una delle principali e più importanti attività dell’ospedale, perché accompagna le mamme ed educa le famiglie. Vera ricorda una storia che ancora le trema dentro: “Un giorno abbiamo sentito una donna urlare nel corridoio dell’ospedale. Siamo usciti a vedere cosa stesse succedendo e abbiamo visto una giovane in preda alle convulsioni. Era quasi al nono mese di gravidanza. Abbiamo misurato subito la pressione: era in condizioni critiche, già in eclampsia (grave progressione della preeclampsia, nda). L’abbiamo adagiata su una barella, le ho messo una cannula endovenosa e l’abbiamo trasferita d’urgenza in sala operatoria. Hanno fatto un taglio cesareo d’emergenza e sono riusciti a salvare sia la madre che il bambino. Non dimenticherò mai questo episodio. Quando è guarita, l’ho visitata molte volte”. Anni dopo quella giovane mamma musulmana, tornata in ospedale, ha riconosciuto Vera e le ha detto grazie. Nada Oweinah, invece, è un’ostetrica musulmana. Dal 2005 coordina la sala parto dell’ospedale dell’Ordine. “Offriamo supporto fisiologico e psicologico alla donna durante il travaglio, nelle fasi del parto e nel periodo post-partum”, spiega Nada. “Un altro compito importante è l’accoglienza del neonato: ci occupiamo della rianimazione, quando necessaria, e della valutazione delle condizioni del neonato alla nascita, controllando il punteggio di Apgar (colore, respiro e tono muscolare, nda)”. I casi più difficili riguardano le emorragie post partum, i cordoni ombelicali prolassati, le ipertensioni gravi. Alcuni sono finiti nel modo peggiore e Nada non dimentica il peso di quelle lotte. Nel suo reparto però c’è tanto spazio per la speranza. “Uno dei casi più rischiosi è la distocia di spalla (il neonato rimane bloccato dopo l'uscita della testa, nda). È un’emergenza gravissima: bisogna riconoscerla subito e intervenire entro un minuto per far nascere il bambino. L’ultimo caso è capitato pochi giorni fa. Il team ha reagito prontamente in modo compatto. Il bambino è nato sano e anche la madre stava bene. Una grande soddisfazione per tutta l’équipe”. È la testimonianza concreta di come la collaborazione tra persone di origini e di visioni diverse, anche religiose, diventi forza benefica. Bèi racconti, grandi testimonianze, che felicemente evidenziano concreta collaborazione, in fatto di sanità e di amore per l’umano, bisognoso di aiuto. Pierantonio Braggio



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